Con colpevole ritardo comunico che quasi una settimana fa è uscito online per L'undici - Informazione pura la prima parte di un racconto dal titolo "Non mi chiamo Ted".
Seguiranno altre tre puntate nel corso di Novembre/Dicembre.
Nell'attesa di vederlo completo potete tranquillamente leggere questa prima parte:
Non mi chiamo Ted - Parte I
giovedì 31 ottobre 2013
lunedì 28 ottobre 2013
Shosha
Quando l’avevo incontrata, Dora mi aveva detto che considerava il matrimonio un rimasuglio di fanatismo religioso. Come si poteva firmare un contratto che doveva durare tutta la vita? Solo i capitalisti e gli ecclesiastici erano votati a perpetuare un’istituzione tanto ipocrita.
Se non si prende sul serio, da sé, non lo farà nessun altro.
L’uomo moderno si può anche vergognare delle emozioni, tuttavia è tutto sentimento e temperamento. Brucia d’amore e diventa freddo come il ghiaccio; un momento si comporta con intimità e un momento dopo con indifferenza.
Dal momento che non credi nel matrimonio, la donna con la quale stai è tua moglie.
Ogni volta che andavo là, Sam si lamentava perché non volevo fare il bagno nel fiumiciattolo. Mi imbarazzava l’idea di spogliarmi davanti a gente estranea. Non mi ero mai liberato di un concetto ereditato da generazioni: il copro è un recipiente di vergogna e ignominia, polvere in vita e anche peggio nella morte.
Nessun nemico può fare a un uomo tanto male quanto può farsene da sé.
La voglia che hanno di uccidere è talmente grande che supera la paura di rimanere uccisi. È una verità che ci si dimentica di affermare, ma nondimeno vera.
La morte è troppo importante per assumerla tutto d’un colpo. È come un vino prezioso che va assaporato lentamente. Coloro che si suicidano vogliono sfuggire alla morte una volta per tutte. Ma coloro che non sono tanti codardi imparano a goderne il gusto.
Isaac Bashevis Singer
venerdì 25 ottobre 2013
Getaway
Everyone's a critic looking back up the river
Every boat is leaking in this town
Everybody's thinking that they'll all be delivered
Sitting in a box like lost and found
But I found my place and it's alright
We all searching for our better way
Got yours off my plate, it's alright
I got my own way to believe
Find a lighthouse in the dark stormy weather
We all could use a sedative right not
Holy rollers sittin with their backs to the middle
All hands on deck, sinking is the bow
And if you wanna have to pray, it's alright
We all be thinking with our different brains
Get yours off my plate, it's alright
I got my own way to believe
It's ok
Sometimes you find yourself
Having to put all your faith
In no faith
Mine is mine, and yours won't take its place
Now make your getaway
Science says we're making love like the lizards
Try and say that fossils ain't profound
Simon says that we are not allowed to consider
Simon says "Stand-up. Sit-down. You're out!"
But I found my place, and it's alright
Bearing witness to some stranger days
Get yours off my plate, it's alright
I got my own ways to believe
It's ok
Sometimes you find yourself being told to change your ways
There's no way
Mine is mine and yours won't take its place
Now make your getaway
It's ok
Sometimes you find yourself
Having to put all your faith
In no faith
Mine is mine, and yours won't take its place
Now make your getaway
It's ok
Sometime you find yourself
Being told to change your ways
For Gods sake
Mine is mine and yours won't take its place
Now make your getaway
Make your getaway
Performed by Pearl Jam
Every boat is leaking in this town
Everybody's thinking that they'll all be delivered
Sitting in a box like lost and found
But I found my place and it's alright
We all searching for our better way
Got yours off my plate, it's alright
I got my own way to believe
Find a lighthouse in the dark stormy weather
We all could use a sedative right not
Holy rollers sittin with their backs to the middle
All hands on deck, sinking is the bow
And if you wanna have to pray, it's alright
We all be thinking with our different brains
Get yours off my plate, it's alright
I got my own way to believe
It's ok
Sometimes you find yourself
Having to put all your faith
In no faith
Mine is mine, and yours won't take its place
Now make your getaway
Science says we're making love like the lizards
Try and say that fossils ain't profound
Simon says that we are not allowed to consider
Simon says "Stand-up. Sit-down. You're out!"
But I found my place, and it's alright
Bearing witness to some stranger days
Get yours off my plate, it's alright
I got my own ways to believe
It's ok
Sometimes you find yourself being told to change your ways
There's no way
Mine is mine and yours won't take its place
Now make your getaway
It's ok
Sometimes you find yourself
Having to put all your faith
In no faith
Mine is mine, and yours won't take its place
Now make your getaway
It's ok
Sometime you find yourself
Being told to change your ways
For Gods sake
Mine is mine and yours won't take its place
Now make your getaway
Make your getaway
Performed by Pearl Jam
giovedì 24 ottobre 2013
Abbraccio
Stanotte mi volevi parlare ma io non c’ero. Quando ti ho risposto era tardi ed eri ormai arrabbiata, chiusa a riccio per difenderti dai miei tentativi di avvicinarti. Sei scappata, chissà dove, senza dire a nessuno quando saresti tornata. Sono venuto a cercarti per gole sconosciute che non erano le nostre. Gridavo il tuo nome e la mia voce si moltiplicava in echi lontane, senza ricevere però una tua risposta. Mi bagnavo, cadevo scivolando sulle rocce muschiose che usavo come strada lastricata per arrivare da te, e finivo culo a terra dentro il torrente gelido che scorreva tra le due pareti verticali. Non sapevo per quanto tempo avrei potuto continuare a gridare e camminare, camminare e cadere, cadere e rialzarmi, fino a quando non mi sono svegliato. Sembrava un’eternità, e altrettanta sembrava poter trascorrere prima di trovarti. Sei brava a nasconderti quando non vuoi farti vedere. Anche nei sogni ti perdi in luoghi dove non riesco a spingermi, neppure volando. Ed è il vagare, così, quasi senza meta, che rende la notte, o il giorno, tanto pesante da sopportare. Ogni minuto, ogni secondo. Un incedere costante che passa attraverso il collo ristretto di una clessidra. E passa, trascorre. Io ti chiamo, e tu non rispondi. Ti chiamo, ti chiamo. Urlo fino a lacerarmi da dentro la gola. Non importa che sia sogno, o realtà. Io ti chiamo e non rispondi. Ti chiamo e continuerò a chiamarti.
lunedì 21 ottobre 2013
In senso inverso
Lei scosse di nuovo la testa, questa volta in cenno di assenso; i suoi grandi occhi scuri brillavano di lacrime represse.
Vede – c’è una situazione di cui potrei approfittare. Ma a spese di qualcun altro. Ora, quale bene dovrebbe venir prima? Se il loro, perché? E perché non il mio?
Lei non ha paura di sbagliare; lei ha paura di fare del male e poi fallire, e che tutti lo sappiano. La ragazza che lei vuole, suo marito; lei ha paura di fallire e di trovare un fronte unito contro di lei, che la escluda.
Vedendo padre Faine che rientrava, Sebastian Hermes notò la sua espressione tetra e preoccupata, e disse: “Devi avere qualche problema.”
“Tutti ne abbiamo” rispose vagamente padre Faine, imperscrutabile.
In realtà ero molto più piccolo di quanto mi sembrasse. O di quanto fossi disposto ad ammettere. Mi piaceva pensare di essere più grande, con grandi ambizioni.
Una donna che ha smanie di potere suggerisce sempre che potrebbe esserci una reazione violenta se non fai quello che dice.
Philip K. Dick
Vede – c’è una situazione di cui potrei approfittare. Ma a spese di qualcun altro. Ora, quale bene dovrebbe venir prima? Se il loro, perché? E perché non il mio?
Lei non ha paura di sbagliare; lei ha paura di fare del male e poi fallire, e che tutti lo sappiano. La ragazza che lei vuole, suo marito; lei ha paura di fallire e di trovare un fronte unito contro di lei, che la escluda.
Vedendo padre Faine che rientrava, Sebastian Hermes notò la sua espressione tetra e preoccupata, e disse: “Devi avere qualche problema.”
“Tutti ne abbiamo” rispose vagamente padre Faine, imperscrutabile.
In realtà ero molto più piccolo di quanto mi sembrasse. O di quanto fossi disposto ad ammettere. Mi piaceva pensare di essere più grande, con grandi ambizioni.
Una donna che ha smanie di potere suggerisce sempre che potrebbe esserci una reazione violenta se non fai quello che dice.
Philip K. Dick
venerdì 18 ottobre 2013
Flowers Blossom
Someday you'll win by far
your evil side
that subtly makes you wild
when grows in thee
and leaves you lonely dear so lonely dear
you wait for a cure that won't come
Before then you thought you are too dark
well decided to go
but your love is there
your only love is there
Where the truth and his fluidity
accept the cruelty
of your bleak and darkened soul
Still my lover days
go on with stupid prayers
"Please make me happier, please make me happy"
But your only fear is to feel lonely dear
so you'd better come home
Cause any flower blossom you know?
towards the light, i mean
so follow my light, my dear
My love against your sorrow will heal all of your scares
i swear.
Performed by Thony
your evil side
that subtly makes you wild
when grows in thee
and leaves you lonely dear so lonely dear
you wait for a cure that won't come
Before then you thought you are too dark
well decided to go
but your love is there
your only love is there
Where the truth and his fluidity
accept the cruelty
of your bleak and darkened soul
Still my lover days
go on with stupid prayers
"Please make me happier, please make me happy"
But your only fear is to feel lonely dear
so you'd better come home
Cause any flower blossom you know?
towards the light, i mean
so follow my light, my dear
My love against your sorrow will heal all of your scares
i swear.
Performed by Thony
giovedì 17 ottobre 2013
Zigomi che parlano
“Secondo te sta parlando sul serio?” Lei si era lasciata cadere all’indietro, in un delicato planare verso di lui, per potergli parlare. Lo aveva usato come un cuscino, sul quale adagiarsi semi sdraiata. Aveva appoggiato la testa sul suo petto, voltandosi un poco di lato, e lo aveva guardato dal basso verso l’alto.
Qual era la domanda?
La prima cosa a venirgli in mente, senza alcun motivo apparente, furono i suoi zigomi. Quella parte di lei anticipò qualsiasi altra cosa. Solo dopo vennero gli occhi, le orecchie, le labbra, i denti. Un ritratto di lei si disegnò da solo dentro la sua testa partendo dagli zigomi. Per quei brevi attimi iniziali gli zigomi furono l’unica parte di lei a sua disposizione, una ciambella di salvataggio alla quale lui si aggrappò immediatamente. Come spiegare: nel breve lasso di tempo, tra quando lui avvertì il peso della nuca di lei sul suo petto a quando realizzò in modo conscio che quel peso era lei e che quella testa era la sua, lei cessò di esistere nella sua mente come figura intera. Non era più un viso, un corpo, dei capelli, bensì solo e soltanto quegli zigomi. O meglio: un piccolo rettangolo regolare posto all’altezza degli zigomi, una specie di censura al contrario. A velocità accelerata rivide ogni giorno passato insieme a lei ritagliato in quella porzione del suo viso, in tutte le sfumature delle sue mille espressioni. La vide allegra, con il sorriso che si poteva intuire anche solo scorgendo appena gli zigomi; la vide triste, con due tenere lacrime a bagnarle le guance nell’unica volta che l’aveva vista piangere; la vide annoiata, arrabbiata, assonnata; mentre dormiva, mentre leggeva, mentre beveva. Era incredibile con quale facilità potesse capire il suo stato d’animo a partire da solo i suoi zigomi. Lui si rese conto, in quel momento, di quanto il corpo di lei parlasse in ogni sua parte. Gli occhi, i suoi occhi, volevano dire qualcosa, così come le sue labbra, la fronte; oppure le mani, quando lo toccava o non lo taccava, faceva gesti e disegnava qualcosa di astratto nell’aria. Non c’erano solo le sue parole, era lei tutta a costruire un discorso.
Qual era la domanda?
La prima cosa a venirgli in mente, senza alcun motivo apparente, furono i suoi zigomi. Quella parte di lei anticipò qualsiasi altra cosa. Solo dopo vennero gli occhi, le orecchie, le labbra, i denti. Un ritratto di lei si disegnò da solo dentro la sua testa partendo dagli zigomi. Per quei brevi attimi iniziali gli zigomi furono l’unica parte di lei a sua disposizione, una ciambella di salvataggio alla quale lui si aggrappò immediatamente. Come spiegare: nel breve lasso di tempo, tra quando lui avvertì il peso della nuca di lei sul suo petto a quando realizzò in modo conscio che quel peso era lei e che quella testa era la sua, lei cessò di esistere nella sua mente come figura intera. Non era più un viso, un corpo, dei capelli, bensì solo e soltanto quegli zigomi. O meglio: un piccolo rettangolo regolare posto all’altezza degli zigomi, una specie di censura al contrario. A velocità accelerata rivide ogni giorno passato insieme a lei ritagliato in quella porzione del suo viso, in tutte le sfumature delle sue mille espressioni. La vide allegra, con il sorriso che si poteva intuire anche solo scorgendo appena gli zigomi; la vide triste, con due tenere lacrime a bagnarle le guance nell’unica volta che l’aveva vista piangere; la vide annoiata, arrabbiata, assonnata; mentre dormiva, mentre leggeva, mentre beveva. Era incredibile con quale facilità potesse capire il suo stato d’animo a partire da solo i suoi zigomi. Lui si rese conto, in quel momento, di quanto il corpo di lei parlasse in ogni sua parte. Gli occhi, i suoi occhi, volevano dire qualcosa, così come le sue labbra, la fronte; oppure le mani, quando lo toccava o non lo taccava, faceva gesti e disegnava qualcosa di astratto nell’aria. Non c’erano solo le sue parole, era lei tutta a costruire un discorso.
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