A distanza di anni mi è capitato di passare di nuovo vicino a quel cavalcavia. Anche allora stavo ascoltando della musica, solo che al posto dell'iPod c'era un banale walkman per cassette; l'orario era un po' più tardo e il buoi era molto più denso di oggi.
Le case sono venute fuori ai lati della strada un po' come funghi, ma alcune c'erano anche quel giorno.
I pensieri sono cambiati. Quelli si. Magari non di molto. Magari si sono soltanto trasformati, mantenendo dentro di loro la stessa identica matrice; ma le ultime parole (quelle di forza) per lo meno non ci sono più. Non se ne sono andate, solo non ce n'è più bisogno.
I pensieri non sono gli stessi. Forse per fortuna. Sono diversi da quelli che avevo in testa quando quella sera ascoltavo gli U2 con il mio walkman nero tutto scassato.
Oggi non mi sono fermato a guardare le auto passare veloci sotto di me.
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sabato 3 novembre 2007
venerdì 12 ottobre 2007
Sulla via del ritorno
C'è un punto, quando la sera torno a casa da lavoro, dove la strada si attorciglia su se stessa in una serie di tornanti, e il cellulare perde tutto ad un tratto linea. Da Carmignano scendo verso Seano, e superata l'ultima curva a gomito il paesaggio si apre sulla vallata. Ora che la sera cala così presto, che il buio comincia a farsi più scuro già verso le sette; ora che per tornare a casa accendo i fari, quando fino a qualche tempo fa non li accendevo neppure per uscire dopo cena; le luci di Prato mi attendono tutte sfavillanti dietro quell'ultima curva.
So che non è un gran che, ma è uno di quegli spettacoli che a me piace da impazzire: tutte quelle luci gialle e arancioni, che si accendono tra gli spazi di asfalto, e case, e prati. E io che guido, che scendo giù da Carmignano in folle, passando da destra a sinistra come uno sciatore, guardo tutta questa esplosione di luce, queste piccole stelle artificiale che sembrano salutarmi e sorridermi.
Ed anche se in quel punto il cellulare tutte le volte perde misteriosamente linea, mi sento bene. Sorrido. E mi sento fanciullescamente felice.
So che non è un gran che, ma è uno di quegli spettacoli che a me piace da impazzire: tutte quelle luci gialle e arancioni, che si accendono tra gli spazi di asfalto, e case, e prati. E io che guido, che scendo giù da Carmignano in folle, passando da destra a sinistra come uno sciatore, guardo tutta questa esplosione di luce, queste piccole stelle artificiale che sembrano salutarmi e sorridermi.
Ed anche se in quel punto il cellulare tutte le volte perde misteriosamente linea, mi sento bene. Sorrido. E mi sento fanciullescamente felice.
martedì 25 settembre 2007
Gnam
Da un po' di giorni, per un motivo o per un altro, mi capita di dover prendere l'auto di mio padre: una vecchia Clio primo modello, nera e con pochissimi accessori. Ogni volta che ci risalgo e mi metto al posto dell'autista mi accorgo sempre di più di quanto mio padre sia riuscito a "distruggere" una macchina che fino a qualche tempo fa aveve pure sempre una sua dignità, nonostante la non certa tenera età.
Il pomello del cambio è incollato in modo piuttosto artigianale, con la colla secca che ha lasciato i segni della colata sulla plastica nera; la frizione non è più quella di una volta e per cambiare marcia bisogna premere il pedale fino in fondo e si sente dura, poco rattiva; un grande abete penzola dallo specchietto retrovisore e innonda tutto l'interno di uno schifosissimo odore di Arbre Magique alla vaniglia; il tappetino sul lato sinistro è diverso da quello del lato destro, fatto ritagliando in modo sommario una stoffa plastificata di dubbia provenienza.
Le uniche cose che mi fanno tenerezza sono le audiocassette degli Afterhours e dei La Crus che ho lasciato un po' sparse ovunque nei vari scompartimenti; la vecchia autoradio con il display verde che ogni tanto salta e fa sentire la musica come se si stesse facendo suonare un 45 giri alla velocità di un 65; l'orologio che ancora segna l'ora legale, a causa della pigrizia o l'incapacità di mio padre; le casse posteriori che all'epoca avevo comprato da un mio amico e per le quali avevo fatto i salti mortali per riuscire ad installarle negli appositi alloggi al limite della bauliera.
Mi fa sempre uno strano effetto ogni volta che ci salgo e mi accorgo di questi particolari, sia quelli belli che quelli brutti; perché quella macchina ha rappresentato un sacco di cose per me. Quando presi la patente avevamo due auto in casa e quella era la più nuova, quindi era per me off limit: era il sogno di guidare finalmente un'auto con il servosterzo, le scuse che inventavo per convincere i miei genitori a darmela, le sere e le notti sulle strade del ritorno a casa con la musica a palla che mi avvolgeva e mi teneva sveglio.
Vederla ora così, nelle condizioni in cui si ritrova, vecchia e non più nuova come un tempo, adesso che un'altra Clio modello successivo ha preso il suo posto e l'ha fatta diventare la seconda auto di casa, mi fa capire non quanto tempo sia passato da quei giorni durante i quali la guardavo con occhi pieni di desiderio; ma mi fa capire, più semplicemente, che il tempo è passato. Se lei è cambiata, e me ne rendo conto a guardarla, pure io devo essere cambito, anche se non me ne rendo conto.
Quando giro la chiave, tenendo la frizione premuta, e metto in moto mi domando se mi riconosce, se sa che sono di nuovo io a prendere in mano il suo volante e a tirarla fuori dal garage per uscire la sera, come un tempo, come se non fosse passato neppure un giorno da allora.
Sorrido, e mentre sorrido mi volto indietro e faccio retromarcia.
Il pomello del cambio è incollato in modo piuttosto artigianale, con la colla secca che ha lasciato i segni della colata sulla plastica nera; la frizione non è più quella di una volta e per cambiare marcia bisogna premere il pedale fino in fondo e si sente dura, poco rattiva; un grande abete penzola dallo specchietto retrovisore e innonda tutto l'interno di uno schifosissimo odore di Arbre Magique alla vaniglia; il tappetino sul lato sinistro è diverso da quello del lato destro, fatto ritagliando in modo sommario una stoffa plastificata di dubbia provenienza.
Le uniche cose che mi fanno tenerezza sono le audiocassette degli Afterhours e dei La Crus che ho lasciato un po' sparse ovunque nei vari scompartimenti; la vecchia autoradio con il display verde che ogni tanto salta e fa sentire la musica come se si stesse facendo suonare un 45 giri alla velocità di un 65; l'orologio che ancora segna l'ora legale, a causa della pigrizia o l'incapacità di mio padre; le casse posteriori che all'epoca avevo comprato da un mio amico e per le quali avevo fatto i salti mortali per riuscire ad installarle negli appositi alloggi al limite della bauliera.
Mi fa sempre uno strano effetto ogni volta che ci salgo e mi accorgo di questi particolari, sia quelli belli che quelli brutti; perché quella macchina ha rappresentato un sacco di cose per me. Quando presi la patente avevamo due auto in casa e quella era la più nuova, quindi era per me off limit: era il sogno di guidare finalmente un'auto con il servosterzo, le scuse che inventavo per convincere i miei genitori a darmela, le sere e le notti sulle strade del ritorno a casa con la musica a palla che mi avvolgeva e mi teneva sveglio.
Vederla ora così, nelle condizioni in cui si ritrova, vecchia e non più nuova come un tempo, adesso che un'altra Clio modello successivo ha preso il suo posto e l'ha fatta diventare la seconda auto di casa, mi fa capire non quanto tempo sia passato da quei giorni durante i quali la guardavo con occhi pieni di desiderio; ma mi fa capire, più semplicemente, che il tempo è passato. Se lei è cambiata, e me ne rendo conto a guardarla, pure io devo essere cambito, anche se non me ne rendo conto.
Quando giro la chiave, tenendo la frizione premuta, e metto in moto mi domando se mi riconosce, se sa che sono di nuovo io a prendere in mano il suo volante e a tirarla fuori dal garage per uscire la sera, come un tempo, come se non fosse passato neppure un giorno da allora.
Sorrido, e mentre sorrido mi volto indietro e faccio retromarcia.
giovedì 20 settembre 2007
Pistoia, 20 Settembre 2006
Ho aspettato a scrivere di questo concerto... ho aspettato tanto quasi quanto ho aspettato loro.. ora che lo sto riascoltando quasi ogni giorno in cd posso finalmente dire qualcosa.. fissare qualche parola in un preciso momento, questo, in modo che tutto quello che ho provato quella sera non sparisca via... tutte le mille sensazioni che ho ancora dentro, che si muovevano le une contro le altre, come un vortice e ballano e stanno ancora dentro il cuore e la testa e ogni altro posto che trovano libero o che conquistano a suon di spallate e memorie di note... sono difficili da prendere e organizzarle, tutte queste sensazioni, deciderne un inizio e porne una fine... potrei iniziare dalla telefonata di mia madre, che con il suo solito tempismo riesce a chiamarmi proprio mentre eddie sale sul palco per omaggiarci con una intensa Throw Your Arms Around Me.. oppure quando eddie attacca il concerto.. un solo accordo... solo un accenno... ed io mi volto verso mio fratello qualche metro dietro di me e con un sorriso come solo un bambino che riceve il regalo di compleanno può avere, dico "Corduroy"... poi attaccano Interstellar Overdrive e mi sento quasi un cretino.. ma dopo riprendono... the waiting drove me mad.... oppure potrei partire dalla fine, dopo aver fatto la fila per spendere 50 € al banco delle magliette, aver bevuto una birra (il primo sorso di birra...), sentire mio fratello che mi dice "Cazzo, potevi andare a sarabanda! non iniziavano neppure a suonare e te sapevi già cosa avrebbero fatto!! non hai smesso un minuto di cantare". ma forse è meglio lanciare dei fugaci lampi, così come vengano, senza stare troppo a pensare... e allora mi viene in mente quando eddie ha innondato il pubblico con la luce riflessa sulla chitarra...
quando è salito sul'impalcatura su Keep On Rocking In The Free World...
quando all'inizio di Even Flow tutti ci siamo prese a spingere per non venire schiacciati.. a quanto saltavamo e ballavamo tutti insieme... il primo pezzo di Betterman cantato dal pubblico... mi vengono in mente i sorrisi, di tutti quelli che avevo intorno e con cui mi sono goduto un concerto incredibile... ripenso a quel concerto e mi accorgo di quanto abbia segnato il tempo... non esiste più il 22 settembre 2006 o il 29 settembre 2006, c'è solo due giorni dopo il concerto dei Pearl Jam e nove giorni dopo il concerto dei Pearl Jam.. il venti settembre è diventato uno sparti acque... oggi mi accorgo di essere sempre felice... mi vengono i brividi lungo la schiena.. ho le lacrime agli occhi... in macchina, con lo stereo a palla e i Pearl Jam a suonare, vado a 80 in terza perchè mi dimentico di cambiare, e quando me lo ricordo in altri momenti scalo inspiegabilmente dalla quinta alla quarta, senza alcun motivo... devo ringraziare tutti... tutti... Eddie, Stone, Jeff, Mike, Matt, Boom... tutti quelli che hanno aiutato a montare il palco... ma anche tutto il pubblico di pistoia...
dove ero io ballavamo tutti e cantavamo tutti in coro... grazie a quelli che erano vicini a me e che per una serata mi hanno fatto sentire meno solo, in una città che fino al giorno prima era piena di ragazzetti/e che non facevano altro che ascoltare tiziano ferro, fibra, o grignani, o qualche altra schifezza del genere o pseudo rock/funky/disco... grazie a tutti coloro che mi hanno fatto sentire a casa.. in una piazza... grazie alla ragazza che ad un certo punto "aveva i polpacci come quelli di kikko evani".... grazie.... GRAZIE.. DI CUORE20 Settembre 2006 Pearl Jam Piazza del Duomo Pistoia
Interstellar Overdrive, Corduroy, Rearviewmirror, Life Wasted, World Wide Suicide, Severed Hand, Unemployable, Elderly Woman Behind The Counter In A Small Town, Dissident, 1/2 Full, I Got Id, Even Flow, Come Back, Not For You(Modern Girl), Breath, Given To Fly, Why Go, Comatose, Porch
Last Kiss, Hail Hail, State Of Love And Trust, Black, Crazy Mary, Alive
Last Exit, Do The Evolution, Wasted Reprise, Better Man, Spin The Black Circle, Rockin' In The Free World, Yellow Ledbetter
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