Visualizzazione post con etichetta Tones Of Home. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Tones Of Home. Mostra tutti i post

martedì 8 giugno 2010

Quando non arrivammo da Ikea

Prima di arredare casa abbiamo provato a distruggere la macchina, buttando giù in qualche modo i sedili posteriori dove raramente ci siamo sdraiati per dormire abbracciati. Abbiamo abbassato i poggiatesta alzati dai tuoi due amanti.
Sotto casa tua ho inquinato il mondo, con il motore acceso, la radio a volume alto, e il riscaldamento con la ventola a due. Poi siamo andati ad incrementare il traffico, lungo l'autostrada del mare percorsa al contrario, facendo discorsi semiseri sugli scienziati e i dottorati su scrittori scomparsi; sui libri introvabili e sulle persone antipatiche che alla fine li trovano. Tu seria, ed io a parlare e ad incalzare il tuo sbuffare. Fino a quando non ci siamo innamorati di un letto, ed io ci volevo fare l'amore, leggerci un buon libro, scriverci storie incredbibili su navi spaziali e pirati coraggiosi, portarci la colazione con i fiori, dormirci, sognarci, farci i nostri discorsi semiseri sulla scienza e la disposizione dei pianeti.
Ed invece ora mangiamo piccante su un cielo blu che non ha nuvole. Guardiamo la tv fino a perdere la vista, e mentre l'amore perde significato in immagini a bassa definizione mi addormento con lo stomaco pieno. E mi sveglio la notte, e bevo, e vado in bagno, e mi riaddormento, e mi sveglio, e bevo, e accendo la luce, leggo, e aspetto che il sole filtri dalla finestra.
Tu mi hai preso per mano, e mi hai portato via.

giovedì 13 agosto 2009

Immobilità

Strani rumori nelle sere d'estate, mentre io sono a pulire il bagno. La televisione è accesa, trasmette un qualche notiziario. Si sente la voce del giornalista: impassibile, mono tono con solo qualche picco di vitalità, brevi acuti lanciati a raggiungere livelli di personalità che non si vogliono mostrare. Parola d'ordine: distacco. Con la stessa emozione annuncia il tempo, disastri aerei, incontri politici e scandali televisivi e non. Nel frattempo le bottiglie scoppiano nel frigo, esplodono una dopo l'altra ad intervalli irregolari, impossibili da prevedere. Suoni secchi, decisi, della durata di soli pochi secondi. Poi torna il sereno. Sono brevi acquazzoni estevi, temporali destinati a durare neppure per un ricordo.
"Non sono le bottiglie che esplodono - dici tu. - E' tutto il frigo che si sta assestando. Sono scosse di assestamento."
E' un terremoto, gelido e rinfrescante, dico io; ma non è quello. Non si tratta di quel tipo di scosse di assestamento. Sono bensì le varie placche tettoniche che cercano di incastrarsi nel miglior modo possibile nel nuovo scacchiere di terra e mare. E' questo che provoca il rumore: una lingua di terra che si sovrappone all'altra, che tenta di sovrastrarla; oppure il nascere di una montagna, il corrugarsi verso l'alto di rocce che agognano la neve.
Getto lo strofinaccio sul lavandino ormai splendente. Apro la finestra quel tanto da far entrare l'aria in bagno - aerare il locale prima di soggirnare - e non far sbatterne il metallo nero con il limite bianco delle piastrelle. Vado in cucina e apro il frigorifero. La luce si accende illuminando la vita al suo interno e un alito fresco di aria rifrigerata mi si abbatte sul petto. Carne, verdure, bottiglie di acqua, the, birra, yogurt, uova, maionese, burro; si stanno impercettibilmente muovendo per cercare di trovare il loro posto migliore tra i vari ripiani.
Mi volto per guardarmi alle spalle, tenendo il frigorifero aperto. Dalla finestra si vede uno scorcio di notte che tenta con tanta determinatezza di nascere su un tramonto arancione ormai sbiadito all'orizzonte. Fa caldo, e i palazzi, le case, i lampioni, le macchine parcheggiate ai bordi delle strade, e pure le strade, con i marciapiedi e i bidoni dell'immondizia, le campane blu per la raccolta differenziata di vetro e plastica: tutto sembra così stramaledettamente immobile.
Il frigo comincia a suonare brevi bip dall'immagine rossa, per evitare di rimanere aperto; la luce si accende e si spegne a ritmo cadenzato, in una danza ben eseguita: mano sinistra intrecciata, mano destra sul fianco. Il giornalista conclude la giornata, raggruppa alcuni fogli e li ordina mettendoli in verticale: da la buona sera. Io chiudo il frigo, e l'alito fresco e leggero che mi arrivava al petto cessa immediatamente di accarezzarmi.

martedì 10 marzo 2009

In memoria

Erano in due. Li abbiamo fatti entrare in casa, noi, aprendogli la porta e facendogli pure tutti gli onori del caso. Ci hanno guardato come se stessimo festeggiando qualche festività che loro non conoscevano. Poi ci hanno squartato, conficcando la lama affilata e pulita poco sotto l'ombellico. La forza non è niente quando una punta di un qualsiasi materiale entre facile facile dentro la carne. Hanno alzato il braccio, facendo scorrere il coltello dal basso verso l'alto, colpendo l'estremità bassa dello sterno e fermandosi là. Prima uno lo ha fatto a te, e quasi in contemporanea l'altro si è voltato verso di me facendo la stessa identica cosa. Un lavoro certosino, da danzatrici o da nuoto sincronizzato. Ci hanno squartato e li abbiamo lasciati fare.
Ci hanno spogliato di tutto quello che avevamo addosso. Siamo rimasti nudi, sia dentro che fuori. Con le budella arrotolate di fronte agli occhi, sparse sul pavimento ad imbrattare di sangue tutte le mattonelle chiare che avevamo comprato e montato con tanta pazienza. Ci siamo trasformati in animali imbalsamati, pronti ad essere imbottiti ma non ancora impagliati. Diventeremo come le mummie egiziane, ti volevo dire, senza tutte le cerimonie e le tombe a piramide, o il Nilo che straripa durante la stagione del raccolto, e sparge il limo, e fa mangiare tutto il popolo; diventeremo come Tutankament o Cheope, anche se nessuno ci conoscerà o ci studierà nei libri di scuola elementare, ma saremo pur sempre dei faraoni. Ed invece ci hanno appeso alle pareti, neppure troppo in alto, a grondare sangue come dei maiali al macello.
Aspettiamo a diventare leggeri. La parola peso, per quanto possa sembrare strano, non ha peso. E mentre ci prosciughiamo, io guardo te, tu guardi me, ed insieme guardiamo la nostra casa: teatro degli orrori e di quello che non verrà.

mercoledì 3 dicembre 2008

Look at...

A metà scala, nel piccolo pianerottolo con il quale la scala si annoda su se stessa e dal piano vivibile di casa mia risale verso il disordine, il vecchiume e la sporcizia della soffitta, c'è uno scatolone pieno di libri. Uno scatolone che dalle dimensioni prima poteva contenere benissimo una lavatrice o un qualsiasi altro elettrodomestico gigante; ora invece contiene dei libri. Ce ne sono tantissimimolto, sia gli ultimi che ho comprato che altri acquistati tanto tanto tempo fa; ci sono romanzi e raccolte di fumetti; ci sono libri che ho amato e altri che invece un po' mi vergogno di aver comprato e pure letto.
A vedere questo scatolone dal basso, ovvero dall'anticamera che separa la zona giorno dalla zona notte, proprio dove prima c'erano due scaffali pieni di videocassette, si vede solo e soltanto uno scatolone: del cartone anonimo e niente di più. Se lo stesso scatolone però lo si guarda dalla porta della soffitta tutto cambia: si vedono libri ammassati gli uni su gli altri, pagine su pagine messe dentro.
E' la prospettiva che cambia. E' la posizione da cui si guarda una cosa. Lo stesso oggetto può cambiare drasticamente, a volte può trasformarsi in qualcosa di diverso: uno scatolone, dei libri.

mercoledì 12 novembre 2008

Il paradosso HD

Dopo aver semi delegato la scelta del bagno e della cucina, stanze delle quali ho solo dato delle lienee base (colore per le mattonelle del bagno, e tipo di cucina per appunto la cucina), ora mi trovo a dover affrontare il salotto e tutto quello che esso si porta dentro. Mi vedo quindi sommerso da un mare di possibilità che prevedono centinaia di televisori (al plasma, LCD, HD, FullHD, etc etc), la posizione del decoder di Sky (in soffitta, in salotto, nello studio, in camera, in bagno, sotto il bidé), come far convivere lettore dvd, videoregistratore, dolby sorround integrato al lettore dvd...
Per poter scegliere la configurazione migliore, quella che mettesse d'accordo tutti i pezzi di questo infinito (lo so che sto esagerando) mosaico (si mosaico, come le mattonelle del bagno), mi sono tuffato nella prima fase di ogni buon acquisto: lo studio. Ho iniziato a reperire informazioni, chiedendo a colleghi più esperti di me, o girovagando tra gli scaffali dei vari negozi come un investigatore privato, e ho controllato tutte le caratteristiche tecniche di tv (quante prese scart hanno, la risoluzione, l'angolo di visuale, le altre entrate ad alta definizione); questo perchè il salotto in fondo ruoterà tutto attorno alla televisione e finchè non ho deciso la dimensione di quella (ebbene si, per la prima volta in vita mia devo ammetere che le dimensioni contano) non posso comprare il mobile, in quanto nel mezzo ci dovrà essere la nicchia dove mettere la televisione. In mezzo a tutta questa confusione mi sono trovato però di fronte ad un paradosso non da poco. Durante il periodo di recupero di informazioni, girando tra i vari negozi quali MediaWorld e Marco Polo Express ho notato che è in forte crescita la vendita dei Blue-Ray Disc, formato che ormai ha preso il sopravvendo rispetto all'altra alternativa HD-Dvd, ma negli stessi negozi non sono riuscito a trovare nessun lettore Blue-Ray. Ammetto di non aver chieso nessuna informazione a nessun addetto che circolava nei vari reparti, ma non credo di essere così stupido... o no?

ps. In considerazione al discorso di qualche giorno fa, questo è semplicemente un post di sfogo.

mercoledì 10 settembre 2008

La terra sotto i miei piedi

Passo dopo passo, un po' come accadeva in quei vecchi videogiochi in cui il terreno sulla mappa compariva via via che lo esploravi, il pavimento di casa comincia a prendere forma. Mattonelle leggermente ruvide, un po' smussate ai bordi in modo da non essere troppo precisini (perchè non mi si addice proprio per niente questo aggettivo), e fuga tra l'una e l'altra abbastanza grande per dare quel tocco di rustico che non mi dispiace affatto. L'unico problema, lo so, è che purtroppo la polvere e la sporcizia si insinueranno tra queste fughe con una facilità micidiale e inversamente proporzionale alla facilità con cui si riusciranno a pulire. E' un difetto che sapevo già quando ho detto ai muratori di installarle (si può usare un termine del genere per indicare il piastrellare una casa? Risorse della casa: Pannello di controllo: Installa Piastrelle ?) con così tanta distanza l'una dall'altra; ma in fondo, come si sul dire, chi bello vuole apparire qualche pena deve soffrire. E la mia pena sarà quella di spaccarmi la schiena e smadonnare come un indemoniato ogni volta che mi metterò in testa di pulire il pavimento. Fortuna vuole che le mattonelle sembrano già sporche di loro e quindi penso che passerò un bel po' di tempo prima che mi prenda lo schiribizzo di pulirle.
Per ora il nuovo pavimento si staglia sulla stanza che diventerà lo studio e sulla nuova camera da letto, dopo che qualche giorno fa ho fatto il trasloco dalla ex-camera da letto alla nuova, spostando tutto quanto, comprese librerie e scrivania, letto e comodini vari.
Devo dire che quando mi sono ritrovato in mezzo alla stanza dove per anni e anni ho dormito (e dove da piccolo ho pure rischiato di morire in un incendio maldestro [un giorno magari parlerò anche di questo]), con solo il poster di Revenge of the Sith e Garden State appesi alle pareti, mi sono reso conto tutto d'un tratto di quanto fosse, ed è, piccolo quello spazio privato che ero riuscito a ritagliarmi. Finiva il letto e dopo pochi centimetri c'era subito la libreria attaccata al muro, tanto che dal letto potevi tranquillamente prendere un libro; ora col cavolo che dal letto riuscirei a prendere un libro: tra il materasso e la libreria ora c'è come un grande fossato che difende i libri.

lunedì 21 luglio 2008

Sinistra o destra?

Lo ammetto: non avevo mai pensato a quante cose bisogna tener conto per tirare su una casa. Certo, sapevo di dover comprare una cucina, di dover decidere le mattonelle, e poi il bagno, e la camera da letto; ma essenzialmente una casa nuova per me rappresentava un luogo mio, già fatto, già pronto, dove poter stare per conto mio, senza mia mamma che entra in stanza ogni cinque minuti per raccontarmi un fatto accadutole in giornata, e partendo sempre e comunque dalla sera in cui lei e mio padre si sono conosciuti. Oppure un posto dove le cose potessero stare al loro posto: le lamette da barba in bagno, e non in camera per paura che mio padre usasse le mie; la carta igienica, può sembrare strano, in bagno, e non come ora per imperscrutabili ragioni in soffitta, ad una rampa di scale dal cesso, dove fino a prova contraria si dovrebbe usare.
Ma ora che vivo tra la polvere escono fuori cose del tutto inaspettate. Mi trovo a dover giudicare, utilizzando solo la fantasia, se ci sarà abbastanza luce in cucina. In bagno, dove lo spazio è ottimizzato al millimetro e che mi impedirà di ingrassare di un solo chilo per il resto della mia vita se voglio continuare ad entrarci, spunta fuori il quesito su dove tenere gli accappatoi. E poi, il vero dilemma che in questi ultimi giorni mi sta bloccando: come far aprire il portone? Verso destra, aprendosi sulla cucina e nascondendo un po’ il salotto; o verso sinistra, indirizzando chi entra un po’ più verso la sala e un po’ meno verso la cucina?
Queste si che sono belle domande.