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lunedì 18 novembre 2013
Un momento
Se ci fosse un momento, uno soltanto, nel quale tutti i momenti di tutti i giorni di tutti gli anni, e mesi e inverni, primavere estati autunni, convergono in uno solo, un solo unico momento preciso, idilliaco, uno di quelli perfetti che non riescono mai una seconda volta e che se ne stanno lì in vetrina quasi fossero uno spettacolo da mostrare e di cui vantarsi, un momento magico capace di risplendere e illuminare con la propria luce tutti gli altri momenti accanto a lui, e insegnargli come essere per essere come lui (o almeno cercare), e spiegare agli altri le parole che loro non conoscono, indicare la via che dovrebbero percorrere per essere (punto, solo essere). Questo momento maestro e di gran luce, un momento del quale dopo averlo assaporato e provato e vissuto non si può più fare senza e si cerca in tutti i modi di ritrovarlo, di riviverlo di nuovo, riviverlo, riviverlo e riviverlo ancora, allungandolo fino all’inverosimile, per quarantatré anni e altri mille di questi giorni, come si suol dire. Se ci fosse questo momento magico e perfetto, questo momento maestro dentro cui tutti gli altri momenti cadono e si perdono confondendosi con esso, sono sicuro che sarebbe da cercare in uno qualsiasi di questi giorni che cadono il diciotto novembre, tra il millenovecentosettanta e questo duemilatredici, perché in uno preciso di questi giorni tra questi due anni, tu l’hai trovato e lo hai fatto tuo, in modo da diventare tu quel momento e splendere come lui essere magico come lui. Buon compleanno momento che insegna e indica la strada.
venerdì 18 novembre 2011
Un viaggio
Ho finito i nomi con i quali ci chiamavamo: tu, io, tutti quanti, perché alla fine avevamo così poco da chiamarci, eravamo sempre insieme, anzi, io ne ho fatta pure una specie di malattia di questo vedere tu solo tu e i tuoi amici, dieci anni di differenza senza sentirli, e non parlavo, mi inventavo le parole. Ti vedevo ridere e questo mi faceva ridere a mia volta, nonostante forse non riuscissi a capire proprio bene cosa stavi dicendo - a volte le parole erano difficili e quei dieci anni di differenza si mettevano tra me e te, con le esperienze e le conoscenze e i vocaboli nuovi ed eruditi - o cosa avesse acceso quello spunto di ilarità, una battuta su aspetti a me ancora sconosciuti, forse per poco, perché poi me li avresti spiegati o mi sarei incaponito io di capirli, per sentirti meno lontano, esserti più vicino, non solo fisicamente ma anche con la testa.
All'inizio, tra i sei e dieci e quindi anni, correvo, correvo e correvo per cercare di riprenderti. Era tutto una corsa, perché per quanto cercassi di andare più forte tu mi precedevi mantenendo sempre la stessa distanza. Mi sembrava strano, all'epoca, pensare che mentre io crescevo pure tu lo facevi. Mi pareva impensabile perché già io ti vedevo grande, in tutti i sensi, e non capivo la necessità di farti ancora più grande, voglio dire: una cosa si cerca di migliorarla quando ha dei difetti, non quando è già perfetta.
A dire la verità, all'inizio stavo fermo, paffuto rimbacuccato dentro delle tutine di lana per tenermi al caldo. Mi tenevi in braccio e ci facevamo scattare foto tremendamente anni '80. Quello era il tempo di quelle foto. I figli, eravamo. Lo siamo tutt'ora, ma in modo diverso. C'è una bella differenza con l'altra foto fatta molto molto dopo: noi due grandi, già vicini, appoggiati al termosifone della nostra stanza, con alle spalle la finestra, tu con la barba, io ancora glabro. Trova le differenze, evidenti, come fossimo riprodotti in un gioco di una scarsa settimana enigmistica. Però siamo sempre noi, gli stessi, io e te. Nella prima foto c'era una strada a dividerci e io, anche se ancora non riuscivo a camminare, se non carponi a quattro zampe come i cani, cercavo di raggiungerti e ho continuato a farlo fino a quasi raggiungerti, nella seconda foto, ti sono vicino, manca poco, forse solo la barba.
Adesso camminiamo a fianco, uno accanto all'altro, anche se può sembrare strano o magari non lo facciamo spesso, o se lo abbiamo fatto anche prima nonostante la distanza, ed è un bel viaggiare, davvero, anche quando ci chiedono di spingere gli autobus rimasti fermi nei parcheggi. E tutto questo, molto confuso ma sincero, è per dire che sì, è vero, è davvero un bel viaggio, questo qua, ma un compagno di viaggio migliore, una specie di guida turistica che è anche un amico, soprattutto, prima di tutto, davvero, sul serio, non potrei averlo.
All'inizio, tra i sei e dieci e quindi anni, correvo, correvo e correvo per cercare di riprenderti. Era tutto una corsa, perché per quanto cercassi di andare più forte tu mi precedevi mantenendo sempre la stessa distanza. Mi sembrava strano, all'epoca, pensare che mentre io crescevo pure tu lo facevi. Mi pareva impensabile perché già io ti vedevo grande, in tutti i sensi, e non capivo la necessità di farti ancora più grande, voglio dire: una cosa si cerca di migliorarla quando ha dei difetti, non quando è già perfetta.
A dire la verità, all'inizio stavo fermo, paffuto rimbacuccato dentro delle tutine di lana per tenermi al caldo. Mi tenevi in braccio e ci facevamo scattare foto tremendamente anni '80. Quello era il tempo di quelle foto. I figli, eravamo. Lo siamo tutt'ora, ma in modo diverso. C'è una bella differenza con l'altra foto fatta molto molto dopo: noi due grandi, già vicini, appoggiati al termosifone della nostra stanza, con alle spalle la finestra, tu con la barba, io ancora glabro. Trova le differenze, evidenti, come fossimo riprodotti in un gioco di una scarsa settimana enigmistica. Però siamo sempre noi, gli stessi, io e te. Nella prima foto c'era una strada a dividerci e io, anche se ancora non riuscivo a camminare, se non carponi a quattro zampe come i cani, cercavo di raggiungerti e ho continuato a farlo fino a quasi raggiungerti, nella seconda foto, ti sono vicino, manca poco, forse solo la barba.
Adesso camminiamo a fianco, uno accanto all'altro, anche se può sembrare strano o magari non lo facciamo spesso, o se lo abbiamo fatto anche prima nonostante la distanza, ed è un bel viaggiare, davvero, anche quando ci chiedono di spingere gli autobus rimasti fermi nei parcheggi. E tutto questo, molto confuso ma sincero, è per dire che sì, è vero, è davvero un bel viaggio, questo qua, ma un compagno di viaggio migliore, una specie di guida turistica che è anche un amico, soprattutto, prima di tutto, davvero, sul serio, non potrei averlo.
mercoledì 9 novembre 2011
Parole
Ci siamo scritti tanto e tanto addosso, a volte neppure quello, soltanto scritti diversi in diversi posti, provincie lontane. Le tue montagne, così come il tuo lago. Ci siamo scritti dentro usando l'inchiostro come il sangue e non soltanto viceversa. Ci siamo scritti per disegnarci, ci siamo riempiti di parole, e con le parole abbiamo tracciato i nostri contorni. Gli aggettivi i nostri valichi, le frontiere sul mondo esterno, mentre i malumori o le voglie strane, pazze idee senza senso, o guerre fantomatiche, trincee infinite, sporchi lezzi e sudici, dentro ospedali pronti a curare ogni possibile malattia inventata - la mia mente è malata - sono i nostri intestini aggrovigliati tutti quanti attorno a loro stessi, sopra sotto di traverso, ammassati convulsi e confusi. Le parole ce le siamo tatuate sulla pelle, così tanto da non lasciare nessuno spazio libero e tutte le volte doversi riscrivere sopra. Ricordo ancora quando entrai piano in quella stanza virtuale, senza fare rumore, con la paura di rompere qualcosa, delicato, dissi: permesso, posso? Quante parole ancora avevamo da passarci, uno all'altra, scambio dare avere, un baratto - anche se tutte le volte penso sempre io sia in eterno debito, come mai potrei avvicinarmi?
Quante parole ancora da scambiarci, da qui e per giorni e giorni e giorni interi. Non mi stanco mai. Sperando sempre di non disturbare. A cominciare da queste, che con un filo di voce, ti dico piano: buon compleanno.
Quante parole ancora da scambiarci, da qui e per giorni e giorni e giorni interi. Non mi stanco mai. Sperando sempre di non disturbare. A cominciare da queste, che con un filo di voce, ti dico piano: buon compleanno.
giovedì 18 novembre 2010
Aktarus
raccontami ancora quelle storie delle buona notte per cui non ti sei mai seduto sul mio letto a leggere un libro. ogni sera non era un rituale, quello di spegnere la luce e sentire la tua voce, perché le luci erano spente ma c'era sempre una voce nuova a riempire la stanza, e non una semplice stanza ma la Stanza. la musica usciva dalle casse abbastanza alta da non farci sentire il rumore con il quale il mondo fuori si affannava in contorsioni complicate a crescere, per tenere il passo dei nostri anni, e allo stesso tempo sempre la musica non suonava troppo alta da non farci sentire le nostre voci mentre parlavamo; ci accompagnava, ecco cosa faceva. mentre tu mi insegnavi a poggiare il vinile sul piatto, ad alzare il braccio del giradischi per farlo appunto girare, pulirne sempre la superficie prima di ascoltarlo. era un suono meraviglioso il fruscio scomposto che faceva la testina quando scivolava tra i primi solchi.
allo stesso modo mi insegnavi a fare altro, a leggere per esempio. perché non è tanto il tecnicismo, il riuscire a distinguere prima le lettere e poi le parole intere, far propri termini difficili o complicati, farmi spiegare da te che tutto sapevi e tutto sai, cosa significavano quei vocaboli strani che non riuscivo neppure a pronunciare - non era un caso, e non lo è tutt'ora, se nell'unico vocabolario che mi sento di consultare, l'unico di cui mi fidi, in cui mi rifugi ogni volta che ho un dubbio, non era un caso e non lo è tutt'ora, che in quel vocabolario siano scritte frasi tue, un discorso che so già non riuscirò mai a raggiungere nonostante mi possa sforzare in tutti i modi tutti i giorni di sfiorarlo anche solo - quanto piuttosto cosa leggere. mi hai insegnato a leggere ciò che era importante leggere, ciò che andava letto, ignorando i libri più banali, quelli inconsistenti, i libri inutili, così come mi hai insegnato a guardare ciò che c'era da guardare, cosa c'era da ascoltare. non mi hai fatto perdere, mi hai tenuto per mano anche quando eravamo lontani, anche quando eravamo distanti e non sentivamo il contatto della pelle sulla pelle, mi hai fatto attraversare un bosco schivando i percorsi dei lupi, facendomi passare per radure non troppo frequentate ma proprio per questo proprio belle, stupende, affascinanti. mi hai detto: non guardare dove vanno tutti, vai dove ti piace andare. e la cosa più straordinaria è che lo hai detto senza parlare, ma con i gesti, con le azioni, senza essere diretto come un treno in faccia ma efficace allo stesso modo.
raccontami ancora quelle storie, e altre storie. chiamami con i nomi dei tuoi cartoni animati, e io ti chiamerò ancora con i miei nomi inventati.
allo stesso modo mi insegnavi a fare altro, a leggere per esempio. perché non è tanto il tecnicismo, il riuscire a distinguere prima le lettere e poi le parole intere, far propri termini difficili o complicati, farmi spiegare da te che tutto sapevi e tutto sai, cosa significavano quei vocaboli strani che non riuscivo neppure a pronunciare - non era un caso, e non lo è tutt'ora, se nell'unico vocabolario che mi sento di consultare, l'unico di cui mi fidi, in cui mi rifugi ogni volta che ho un dubbio, non era un caso e non lo è tutt'ora, che in quel vocabolario siano scritte frasi tue, un discorso che so già non riuscirò mai a raggiungere nonostante mi possa sforzare in tutti i modi tutti i giorni di sfiorarlo anche solo - quanto piuttosto cosa leggere. mi hai insegnato a leggere ciò che era importante leggere, ciò che andava letto, ignorando i libri più banali, quelli inconsistenti, i libri inutili, così come mi hai insegnato a guardare ciò che c'era da guardare, cosa c'era da ascoltare. non mi hai fatto perdere, mi hai tenuto per mano anche quando eravamo lontani, anche quando eravamo distanti e non sentivamo il contatto della pelle sulla pelle, mi hai fatto attraversare un bosco schivando i percorsi dei lupi, facendomi passare per radure non troppo frequentate ma proprio per questo proprio belle, stupende, affascinanti. mi hai detto: non guardare dove vanno tutti, vai dove ti piace andare. e la cosa più straordinaria è che lo hai detto senza parlare, ma con i gesti, con le azioni, senza essere diretto come un treno in faccia ma efficace allo stesso modo.
raccontami ancora quelle storie, e altre storie. chiamami con i nomi dei tuoi cartoni animati, e io ti chiamerò ancora con i miei nomi inventati.
mercoledì 26 maggio 2010
Un Piccolo Salto nel Futuro
lascia perdere la luna, lascia perdere il mare; lascia perdere la spiaggia, il tramonto, e la sera. abbiamo bevuto mangiato e parlato, questo conta: solo e soltanto. non importa della nave attraccata al fiume, quella nave sulla quale per salirci ci siamo puliti le scarpe senza togliercele, ed il cameriere ci ha invitati a seguirlo.
buonasera, buonasera. rispondiamo quasi in silenzio, senza esagerare. siamo pesci fuor d'acqua, siamo stranieri in terra straniera: abbiamo paura di sbagliare qualcosa, di fare un passo falso o di essere scoperti. non apparteniamo a questo mondo; ma mentre ci sediamo, avvicinandoci con la testa, ci diciamo: chi in realtà in fondo ci appartiene davvero, a questo mondo qua di eleganza sfrenata? forse il grassone che ride sputando mollichine di pane inzuppate di saliva, mezze masticate? oppure la bionda che ride svampita senza neppure sapere perché?
tranquillo. rilassati. siamo esploratori vestiti bene, ecco cosa siamo. non abbiamo la frusta, il cappello, il machete con il quale farci strada tra la giungla selvaggia, ma stiamo ugualmente cercando o studiando delle antiche civiltà indigene. mettila così: siamo scienziati che osservano osservano e annotano nei propri taccuini ogni singolo particolare, sia quest'ultimo stupido cretino o di interesse profondissimo. guarda, sbircia, come quando da bambini i nostri genitori ci mettevano a letto durante le loro feste, se feste si potevano chiamare i loro raduni notturni per parlare di cose da grandi, a cui noi non potevamo partecipare; così ci lasciavamo rimboccare le coperte, ricordi?, la mamma ci dava il bacio della buona notte sulla fronte e poi usciva dalla camera spegnendo la luce, per tornare in salotto a parlare con altre persone, magari la zia lo zio, o gli amici di amici o di entrambi: mamma papà e zio e zia; ma noi non dormivamo mica. ci alzavamo facendo attenzione a non fare rumore e con le orecchie tese appena fuori dalla porta accostata semi aperta della nostra stanza cercavamo di capire cosa diavolo si stessero dicendo di così segreto i nostri cari genitori. ricordi? facciamo finta di fare esattamente la stessa cosa con tutte le persone qui, quelle che a vederle, o anche a non vederle, pensiamo siano più a loro agio di noi. se vuoi possiamo chiudere gli occhi, stringerli forte forte ad annodare le ciglia, e far finta di non essere qui, di essere altrove, di trovarci in qualche luogo folle e straordinario dove non abbiamo tutta questa paura di sbagliare, di sporcare, di fare figure provinciali in una grande illuminata a festa metropoli di migliaia di abitanti.
così chiudiamo gli occhi e ci immergiamo nell'oscurità delle nostre palpebre abbassate, dove possiamo anche muoverci svogliati senza grazia od eleganza, far cadere tutto, distruggere preziosi soprammobili di cristallo: tanto che ci frega? ricostruiremo tutto.
ridiamo, e ridiamo così tanto da perdere quasi il fiato, camminiamo mano nella mano in questo luogo che è un non luogo, senza armadi, senza letti, senza alcun tipo di arredamento. neppure il paesaggio, dici te, esiste qua dentro. guarda lo sfondo: è nero. non c'è neppure la linea dell'orizzonte. potremmo camminare così mano nella mano in eterno senza mai arrivare alla fine di questo posto.
un po' come il mondo, dico io. potremmo viaggiare in lungo e in largo, visitare ogni singolo paese sviscerando le strade più piccole e piccolissime di tutte quante le città, frazioni, comuni e borghi; e continuare a camminare fino a quando le nostre suole non siano così consumate da camminare scalzi, ma andare avanti fino all'inverosimile, ogni giorno a cercare un percoso nuovo, sconosciuto; fino alla fine del mondo. e poi ancora oltre: prendere un missile e spararsi insieme nello spazio; abitare nelle stazioni orbitanti, nei satelliti per le telecomunicazioni; usare l'Hubble per cercare nuove destinazione e perderci tra le stelle.
sorridi. mi stringi forte. va bene anche il nero, dici. a riempirlo poi ci pensiamo noi.
buonasera, buonasera. rispondiamo quasi in silenzio, senza esagerare. siamo pesci fuor d'acqua, siamo stranieri in terra straniera: abbiamo paura di sbagliare qualcosa, di fare un passo falso o di essere scoperti. non apparteniamo a questo mondo; ma mentre ci sediamo, avvicinandoci con la testa, ci diciamo: chi in realtà in fondo ci appartiene davvero, a questo mondo qua di eleganza sfrenata? forse il grassone che ride sputando mollichine di pane inzuppate di saliva, mezze masticate? oppure la bionda che ride svampita senza neppure sapere perché?
tranquillo. rilassati. siamo esploratori vestiti bene, ecco cosa siamo. non abbiamo la frusta, il cappello, il machete con il quale farci strada tra la giungla selvaggia, ma stiamo ugualmente cercando o studiando delle antiche civiltà indigene. mettila così: siamo scienziati che osservano osservano e annotano nei propri taccuini ogni singolo particolare, sia quest'ultimo stupido cretino o di interesse profondissimo. guarda, sbircia, come quando da bambini i nostri genitori ci mettevano a letto durante le loro feste, se feste si potevano chiamare i loro raduni notturni per parlare di cose da grandi, a cui noi non potevamo partecipare; così ci lasciavamo rimboccare le coperte, ricordi?, la mamma ci dava il bacio della buona notte sulla fronte e poi usciva dalla camera spegnendo la luce, per tornare in salotto a parlare con altre persone, magari la zia lo zio, o gli amici di amici o di entrambi: mamma papà e zio e zia; ma noi non dormivamo mica. ci alzavamo facendo attenzione a non fare rumore e con le orecchie tese appena fuori dalla porta accostata semi aperta della nostra stanza cercavamo di capire cosa diavolo si stessero dicendo di così segreto i nostri cari genitori. ricordi? facciamo finta di fare esattamente la stessa cosa con tutte le persone qui, quelle che a vederle, o anche a non vederle, pensiamo siano più a loro agio di noi. se vuoi possiamo chiudere gli occhi, stringerli forte forte ad annodare le ciglia, e far finta di non essere qui, di essere altrove, di trovarci in qualche luogo folle e straordinario dove non abbiamo tutta questa paura di sbagliare, di sporcare, di fare figure provinciali in una grande illuminata a festa metropoli di migliaia di abitanti.
così chiudiamo gli occhi e ci immergiamo nell'oscurità delle nostre palpebre abbassate, dove possiamo anche muoverci svogliati senza grazia od eleganza, far cadere tutto, distruggere preziosi soprammobili di cristallo: tanto che ci frega? ricostruiremo tutto.
ridiamo, e ridiamo così tanto da perdere quasi il fiato, camminiamo mano nella mano in questo luogo che è un non luogo, senza armadi, senza letti, senza alcun tipo di arredamento. neppure il paesaggio, dici te, esiste qua dentro. guarda lo sfondo: è nero. non c'è neppure la linea dell'orizzonte. potremmo camminare così mano nella mano in eterno senza mai arrivare alla fine di questo posto.
un po' come il mondo, dico io. potremmo viaggiare in lungo e in largo, visitare ogni singolo paese sviscerando le strade più piccole e piccolissime di tutte quante le città, frazioni, comuni e borghi; e continuare a camminare fino a quando le nostre suole non siano così consumate da camminare scalzi, ma andare avanti fino all'inverosimile, ogni giorno a cercare un percoso nuovo, sconosciuto; fino alla fine del mondo. e poi ancora oltre: prendere un missile e spararsi insieme nello spazio; abitare nelle stazioni orbitanti, nei satelliti per le telecomunicazioni; usare l'Hubble per cercare nuove destinazione e perderci tra le stelle.
sorridi. mi stringi forte. va bene anche il nero, dici. a riempirlo poi ci pensiamo noi.
giovedì 4 febbraio 2010
Hangover
Ci perdiamo spesso noi, sia tra le parole che per i percorsi cittadini, in passeggiate tra parcheggi confusi dimenticati scambiati, a metà strada fra nazioni e stazioni. Ci chiudiamo nei giubbotti, infilando le mani dentro guanti dalle dita rotte, passiando di qua e di là dal fiume, l'Arno dico io. Usiamo il Ponte Vecchio come bussola per orientarci, le fotografie vecchie come mappe del tesoro. Ci fermiamo nelle piazze quadrate per chiedere informazioni a turisti più turisti di noi, e poi troviamo posto con fortuna nell'unica zona dove la porta si apre e si chiude con più frequenza delle persone che entrano per restare. Quelle che se ne vanno ci guardano prima con invidia e poi incuriositi dalle nostre facce, dai nostri ricordi che affiorano in superficie sotto forma di limpidi sorrisi e fragorose e sonore risate. Ci colgono in fragrante mentre ci avvitiamo attorno al tavolo per scattarci foto dove veniamo con quattro dita, in posizioni contorte per entrare entrambi nell'inquadratura. Non beviamo birra, non beviamo vino, non mischiamo l'alcol con gli antidepressivi perché non abbiamo più pupille da dilatare, ma beviamo cioccolata calda ché in qualche modo questi giorni vanno comunque addolciti, ed è pur sempre vero che si beve per dimenticare. Poi parcheggiati sotto casa tua ti domando quale sia davvero casa tua, e tu mi rispondi che a Dublino non hai modo di guardare le meduse in faccia, che il cielo è sempre grigio e deve piovere sempre almeno una volta al giorno. Lo so, vorrei dire per interromperti, ma quando sto per farlo tu stai zitta, muta, con la schiena appoggiata allo sportello chiuso. Poi esci dall'auto e la mattina dopo mi dici che sei stata male tutta la notte, che hai vomitato e cagato e abbracciato il cesso senza dormire neppure un minuto; ma è normale, penso io, perché ogni sbornia, sia fatta questa di ricordi o di risate o di quant'altro, ha pur sempre un pesante dopo sbornia.
giovedì 7 gennaio 2010
0:30
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte. abbiamo aspettato i rintocchi della campana. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice alzato per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e uno. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice alzati per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e due. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio alzati per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e tre. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare alzati per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e quattro. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare e mignolo alzati per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e cinque. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare e mignolo alzati, abbiamo alzato pure il pollice della mano sinistra per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e sei. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare e mignolo alzati, abbiamo alzato pure il pollice e l'indice della mano sinistra per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e sette. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare e mignolo alzati, abbiamo alzato pure il pollice e l'indice e medio della mano sinistra per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e otto. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare e mignolo alzati, abbiamo alzato pure il pollice e l'indice e medio e anulare della mano sinistra per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e nove. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare e mignolo alzati, abbiamo alzato pure il pollice e l'indice e medio e anulare e mignolo della mano sinistra per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e dieci. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare e mignolo alzati, abbiamo alzato pure il pollice e l'indice e medio e anulare e mignolo della mano sinistra, abbiamo smaltato l'unghia dell'alluce del piede destro per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e undici. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare e mignolo alzati, abbiamo alzato pure il pollice e l'indice e medio e anulare e mignolo della mano sinistra, abbiamo smaltato le unghie dell'alluce e dell'illice del piede destro per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e dodici. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare e mignolo alzati, abbiamo alzato pure il pollice e l'indice e medio e anulare e mignolo della mano sinistra, abbiamo smaltato le unghie dell'alluce e dell'illice e del trillice del piede destro per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e tredici. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare e mignolo alzati, abbiamo alzato pure il pollice e l'indice e medio e anulare e mignolo della mano sinistra, abbiamo smaltato le unghie dell'alluce e dell'illice e del trillice e del pondolo del piede destro per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e quattordici. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare e mignolo alzati, abbiamo alzato pure il pollice e l'indice e medio e anulare e mignolo della mano sinistra, abbiamo smaltato le unghie dell'alluce e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede destro per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e quindici. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare e mignolo alzati, abbiamo alzato pure il pollice e l'indice e medio e anulare e mignolo della mano sinistra, abbiamo smaltato le unghie dell'alluce e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede destro, abbiamo smaltato pure l'unghia del pollice del piede sinistro per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e sedici. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare e mignolo alzati, abbiamo alzato pure il pollice e l'indice e medio e anulare e mignolo della mano sinistra, abbiamo smaltato le unghie dell'alluce e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede destro, abbiamo smaltato pure le unghie del pollice e dell'illice del piede sinistro per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e diciassette. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare e mignolo alzati, abbiamo alzato pure il pollice e l'indice e medio e anulare e mignolo della mano sinistra, abbiamo smaltato le unghie dell'alluce e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede destro, abbiamo smaltato pure le unghie del pollice e dell'illice e del trillice del piede sinistro per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e diciotto. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare e mignolo alzati, abbiamo alzato pure il pollice e l'indice e medio e anulare e mignolo della mano sinistra, abbiamo smaltato le unghie dell'alluce e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede destro, abbiamo smaltato pure le unghie del pollice e dell'illice e del trillice e del pondolo del piede sinistro per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e diciannove. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare e mignolo alzati, abbiamo alzato pure il pollice e l'indice e medio e anulare e mignolo della mano sinistra, abbiamo smaltato le unghie dell'alluce e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede destro, abbiamo smaltato pure le unghie del pollice e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede sinistro per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e venti. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare e mignolo alzati, abbiamo alzato pure il pollice e l'indice e medio e anulare e mignolo della mano sinistra, abbiamo smaltato le unghie dell'alluce e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede destro, abbiamo smaltato pure le unghie del pollice e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede sinistro. ci siamo guardati senza avere più dita per contare, così abbiamo preso un trincetto abbiamo fatto un taglio sul palmo della mano destra per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e ventuno. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare e mignolo alzati, abbiamo alzato pure il pollice e l'indice e medio e anulare e mignolo della mano sinistra, abbiamo smaltato le unghie dell'alluce e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede destro, abbiamo smaltato pure le unghie del pollice e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede sinistro. ci siamo guardati senza avere più dita per contare, così abbiamo preso un trincetto abbiamo fatto un taglio sul palmo della mano destra e un taglio sul palmo della mano sinistra per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e ventidue. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare e mignolo alzati, abbiamo alzato pure il pollice e l'indice e medio e anulare e mignolo della mano sinistra, abbiamo smaltato le unghie dell'alluce e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede destro, abbiamo smaltato pure le unghie del pollice e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede sinistro. ci siamo guardati senza avere più dita per contare, così abbiamo preso un trincetto abbiamo fatto un taglio sul palmo della mano destra e un taglio sul palmo della mano sinistra e un taglio sul dorso della mano destra per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e ventitre. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare e mignolo alzati, abbiamo alzato pure il pollice e l'indice e medio e anulare e mignolo della mano sinistra, abbiamo smaltato le unghie dell'alluce e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede destro, abbiamo smaltato pure le unghie del pollice e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede sinistro. ci siamo guardati senza avere più dita per contare, così abbiamo preso un trincetto abbiamo fatto un taglio sul palmo della mano destra e un taglio sul palmo della mano sinistra e un taglio sul dorso della mano destra e un taglio sul dorso della mano sinistra per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e ventiquattro. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare e mignolo alzati, abbiamo alzato pure il pollice e l'indice e medio e anulare e mignolo della mano sinistra, abbiamo smaltato le unghie dell'alluce e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede destro, abbiamo smaltato pure le unghie del pollice e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede sinistro. ci siamo guardati senza avere più dita per contare, così abbiamo preso un trincetto abbiamo fatto un taglio sul palmo della mano destra e un taglio sul palmo della mano sinistra e un taglio sul dorso della mano destra e un taglio sul dorso della mano sinistra e un taglio sull'avambraccio destro per tenere il conto.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e venticinque. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare e mignolo alzati, abbiamo alzato pure il pollice e l'indice e medio e anulare e mignolo della mano sinistra, abbiamo smaltato le unghie dell'alluce e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede destro, abbiamo smaltato pure le unghie del pollice e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede sinistro. ci siamo guardati senza avere più dita per contare, così abbiamo preso un trincetto abbiamo fatto un taglio sul palmo della mano destra e un taglio sul palmo della mano sinistra e un taglio sul dorso della mano destra e un taglio sul dorso della mano sinistra e un taglio sull'avambraccio destro e un taglio sull'avambraccio sinistro per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e ventisei. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare e mignolo alzati, abbiamo alzato pure il pollice e l'indice e medio e anulare e mignolo della mano sinistra, abbiamo smaltato le unghie dell'alluce e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede destro, abbiamo smaltato pure le unghie del pollice e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede sinistro. ci siamo guardati senza avere più dita per contare, così abbiamo preso un trincetto abbiamo fatto un taglio sul palmo della mano destra e un taglio sul palmo della mano sinistra e un taglio sul dorso della mano destra e un taglio sul dorso della mano sinistra e un taglio sull'avambraccio destro e un taglio sull'avambraccio sinistro e un taglio sulla coscia destra per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e ventisette. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare e mignolo alzati, abbiamo alzato pure il pollice e l'indice e medio e anulare e mignolo della mano sinistra, abbiamo smaltato le unghie dell'alluce e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede destro, abbiamo smaltato pure le unghie del pollice e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede sinistro. ci siamo guardati senza avere più dita per contare, così abbiamo preso un trincetto abbiamo fatto un taglio sul palmo della mano destra e un taglio sul palmo della mano sinistra e un taglio sul dorso della mano destra e un taglio sul dorso della mano sinistra e un taglio sull'avambraccio destro e un taglio sull'avambraccio sinistro e un taglio sulla coscia destra e un taglio sulla coscia sinistra per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e ventotto. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare e mignolo alzati, abbiamo alzato pure il pollice e l'indice e medio e anulare e mignolo della mano sinistra, abbiamo smaltato le unghie dell'alluce e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede destro, abbiamo smaltato pure le unghie del pollice e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede sinistro. ci siamo guardati senza avere più dita per contare, così abbiamo preso un trincetto abbiamo fatto un taglio sul palmo della mano destra e un taglio sul palmo della mano sinistra e un taglio sul dorso della mano destra e un taglio sul dorso della mano sinistra e un taglio sull'avambraccio destro e un taglio sull'avambraccio sinistro e un taglio sulla coscia destra e un taglio sulla coscia sinistra e un taglio sul polpaccio destro per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e ventinove. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare e mignolo alzati, abbiamo alzato pure il pollice e l'indice e medio e anulare e mignolo della mano sinistra, abbiamo smaltato le unghie dell'alluce e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede destro, abbiamo smaltato pure le unghie del pollice e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede sinistro. ci siamo guardati senza avere più dita per contare, così abbiamo preso un trincetto abbiamo fatto un taglio sul palmo della mano destra e un taglio sul palmo della mano sinistra e un taglio sul dorso della mano destra e un taglio sul dorso della mano sinistra e un taglio sull'avambraccio destro e un taglio sull'avambraccio sinistro e un taglio sulla coscia destra e un taglio sulla coscia sinistra e un taglio sul polpaccio destro e un taglio sul polpaccio sinistro per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e mezza. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare e mignolo alzati, abbiamo alzato pure il pollice e l'indice e medio e anulare e mignolo della mano sinistra, abbiamo smaltato le unghie dell'alluce e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede destro, abbiamo smaltato pure le unghie del pollice e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede sinistro. ci siamo guardati senza avere più dita per contare, così abbiamo preso un trincetto abbiamo fatto un taglio sul palmo della mano destra e un taglio sul palmo della mano sinistra e un taglio sul dorso della mano destra e un taglio sul dorso della mano sinistra e un taglio sull'avambraccio destro e un taglio sull'avambraccio sinistro e un taglio sulla coscia destra e un taglio sulla coscia sinistra e un taglio sul polpaccio destro e un taglio sul polpaccio sinistro. un taglio sul petto per tenere il conto. ripartire.
abbiamo sentito il rintocco della campana segnare la mezza ora. poi: il silenzio della notte; le urla di una madre; il pianto di un bambino; l'affievolirsi dell'epidurale.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e uno. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice alzati per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e due. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio alzati per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e tre. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare alzati per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e quattro. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare e mignolo alzati per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e cinque. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare e mignolo alzati, abbiamo alzato pure il pollice della mano sinistra per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e sei. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare e mignolo alzati, abbiamo alzato pure il pollice e l'indice della mano sinistra per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e sette. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare e mignolo alzati, abbiamo alzato pure il pollice e l'indice e medio della mano sinistra per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e otto. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare e mignolo alzati, abbiamo alzato pure il pollice e l'indice e medio e anulare della mano sinistra per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e nove. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare e mignolo alzati, abbiamo alzato pure il pollice e l'indice e medio e anulare e mignolo della mano sinistra per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e dieci. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare e mignolo alzati, abbiamo alzato pure il pollice e l'indice e medio e anulare e mignolo della mano sinistra, abbiamo smaltato l'unghia dell'alluce del piede destro per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e undici. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare e mignolo alzati, abbiamo alzato pure il pollice e l'indice e medio e anulare e mignolo della mano sinistra, abbiamo smaltato le unghie dell'alluce e dell'illice del piede destro per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e dodici. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare e mignolo alzati, abbiamo alzato pure il pollice e l'indice e medio e anulare e mignolo della mano sinistra, abbiamo smaltato le unghie dell'alluce e dell'illice e del trillice del piede destro per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e tredici. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare e mignolo alzati, abbiamo alzato pure il pollice e l'indice e medio e anulare e mignolo della mano sinistra, abbiamo smaltato le unghie dell'alluce e dell'illice e del trillice e del pondolo del piede destro per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e quattordici. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare e mignolo alzati, abbiamo alzato pure il pollice e l'indice e medio e anulare e mignolo della mano sinistra, abbiamo smaltato le unghie dell'alluce e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede destro per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e quindici. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare e mignolo alzati, abbiamo alzato pure il pollice e l'indice e medio e anulare e mignolo della mano sinistra, abbiamo smaltato le unghie dell'alluce e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede destro, abbiamo smaltato pure l'unghia del pollice del piede sinistro per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e sedici. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare e mignolo alzati, abbiamo alzato pure il pollice e l'indice e medio e anulare e mignolo della mano sinistra, abbiamo smaltato le unghie dell'alluce e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede destro, abbiamo smaltato pure le unghie del pollice e dell'illice del piede sinistro per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e diciassette. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare e mignolo alzati, abbiamo alzato pure il pollice e l'indice e medio e anulare e mignolo della mano sinistra, abbiamo smaltato le unghie dell'alluce e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede destro, abbiamo smaltato pure le unghie del pollice e dell'illice e del trillice del piede sinistro per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e diciotto. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare e mignolo alzati, abbiamo alzato pure il pollice e l'indice e medio e anulare e mignolo della mano sinistra, abbiamo smaltato le unghie dell'alluce e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede destro, abbiamo smaltato pure le unghie del pollice e dell'illice e del trillice e del pondolo del piede sinistro per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e diciannove. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare e mignolo alzati, abbiamo alzato pure il pollice e l'indice e medio e anulare e mignolo della mano sinistra, abbiamo smaltato le unghie dell'alluce e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede destro, abbiamo smaltato pure le unghie del pollice e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede sinistro per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e venti. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare e mignolo alzati, abbiamo alzato pure il pollice e l'indice e medio e anulare e mignolo della mano sinistra, abbiamo smaltato le unghie dell'alluce e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede destro, abbiamo smaltato pure le unghie del pollice e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede sinistro. ci siamo guardati senza avere più dita per contare, così abbiamo preso un trincetto abbiamo fatto un taglio sul palmo della mano destra per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e ventuno. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare e mignolo alzati, abbiamo alzato pure il pollice e l'indice e medio e anulare e mignolo della mano sinistra, abbiamo smaltato le unghie dell'alluce e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede destro, abbiamo smaltato pure le unghie del pollice e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede sinistro. ci siamo guardati senza avere più dita per contare, così abbiamo preso un trincetto abbiamo fatto un taglio sul palmo della mano destra e un taglio sul palmo della mano sinistra per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e ventidue. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare e mignolo alzati, abbiamo alzato pure il pollice e l'indice e medio e anulare e mignolo della mano sinistra, abbiamo smaltato le unghie dell'alluce e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede destro, abbiamo smaltato pure le unghie del pollice e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede sinistro. ci siamo guardati senza avere più dita per contare, così abbiamo preso un trincetto abbiamo fatto un taglio sul palmo della mano destra e un taglio sul palmo della mano sinistra e un taglio sul dorso della mano destra per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e ventitre. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare e mignolo alzati, abbiamo alzato pure il pollice e l'indice e medio e anulare e mignolo della mano sinistra, abbiamo smaltato le unghie dell'alluce e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede destro, abbiamo smaltato pure le unghie del pollice e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede sinistro. ci siamo guardati senza avere più dita per contare, così abbiamo preso un trincetto abbiamo fatto un taglio sul palmo della mano destra e un taglio sul palmo della mano sinistra e un taglio sul dorso della mano destra e un taglio sul dorso della mano sinistra per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e ventiquattro. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare e mignolo alzati, abbiamo alzato pure il pollice e l'indice e medio e anulare e mignolo della mano sinistra, abbiamo smaltato le unghie dell'alluce e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede destro, abbiamo smaltato pure le unghie del pollice e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede sinistro. ci siamo guardati senza avere più dita per contare, così abbiamo preso un trincetto abbiamo fatto un taglio sul palmo della mano destra e un taglio sul palmo della mano sinistra e un taglio sul dorso della mano destra e un taglio sul dorso della mano sinistra e un taglio sull'avambraccio destro per tenere il conto.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e venticinque. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare e mignolo alzati, abbiamo alzato pure il pollice e l'indice e medio e anulare e mignolo della mano sinistra, abbiamo smaltato le unghie dell'alluce e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede destro, abbiamo smaltato pure le unghie del pollice e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede sinistro. ci siamo guardati senza avere più dita per contare, così abbiamo preso un trincetto abbiamo fatto un taglio sul palmo della mano destra e un taglio sul palmo della mano sinistra e un taglio sul dorso della mano destra e un taglio sul dorso della mano sinistra e un taglio sull'avambraccio destro e un taglio sull'avambraccio sinistro per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e ventisei. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare e mignolo alzati, abbiamo alzato pure il pollice e l'indice e medio e anulare e mignolo della mano sinistra, abbiamo smaltato le unghie dell'alluce e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede destro, abbiamo smaltato pure le unghie del pollice e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede sinistro. ci siamo guardati senza avere più dita per contare, così abbiamo preso un trincetto abbiamo fatto un taglio sul palmo della mano destra e un taglio sul palmo della mano sinistra e un taglio sul dorso della mano destra e un taglio sul dorso della mano sinistra e un taglio sull'avambraccio destro e un taglio sull'avambraccio sinistro e un taglio sulla coscia destra per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e ventisette. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare e mignolo alzati, abbiamo alzato pure il pollice e l'indice e medio e anulare e mignolo della mano sinistra, abbiamo smaltato le unghie dell'alluce e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede destro, abbiamo smaltato pure le unghie del pollice e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede sinistro. ci siamo guardati senza avere più dita per contare, così abbiamo preso un trincetto abbiamo fatto un taglio sul palmo della mano destra e un taglio sul palmo della mano sinistra e un taglio sul dorso della mano destra e un taglio sul dorso della mano sinistra e un taglio sull'avambraccio destro e un taglio sull'avambraccio sinistro e un taglio sulla coscia destra e un taglio sulla coscia sinistra per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e ventotto. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare e mignolo alzati, abbiamo alzato pure il pollice e l'indice e medio e anulare e mignolo della mano sinistra, abbiamo smaltato le unghie dell'alluce e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede destro, abbiamo smaltato pure le unghie del pollice e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede sinistro. ci siamo guardati senza avere più dita per contare, così abbiamo preso un trincetto abbiamo fatto un taglio sul palmo della mano destra e un taglio sul palmo della mano sinistra e un taglio sul dorso della mano destra e un taglio sul dorso della mano sinistra e un taglio sull'avambraccio destro e un taglio sull'avambraccio sinistro e un taglio sulla coscia destra e un taglio sulla coscia sinistra e un taglio sul polpaccio destro per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e ventinove. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare e mignolo alzati, abbiamo alzato pure il pollice e l'indice e medio e anulare e mignolo della mano sinistra, abbiamo smaltato le unghie dell'alluce e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede destro, abbiamo smaltato pure le unghie del pollice e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede sinistro. ci siamo guardati senza avere più dita per contare, così abbiamo preso un trincetto abbiamo fatto un taglio sul palmo della mano destra e un taglio sul palmo della mano sinistra e un taglio sul dorso della mano destra e un taglio sul dorso della mano sinistra e un taglio sull'avambraccio destro e un taglio sull'avambraccio sinistro e un taglio sulla coscia destra e un taglio sulla coscia sinistra e un taglio sul polpaccio destro e un taglio sul polpaccio sinistro per tenere il conto. ripartire da uno.
va detto che abbiamo aspettato mezzanotte e mezza. poi, contando, abbiamo fatto passare i secondi, fino a sessanta: pollice e indice e medio e anulare e mignolo alzati, abbiamo alzato pure il pollice e l'indice e medio e anulare e mignolo della mano sinistra, abbiamo smaltato le unghie dell'alluce e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede destro, abbiamo smaltato pure le unghie del pollice e dell'illice e del trillice e del pondolo e del minolo del piede sinistro. ci siamo guardati senza avere più dita per contare, così abbiamo preso un trincetto abbiamo fatto un taglio sul palmo della mano destra e un taglio sul palmo della mano sinistra e un taglio sul dorso della mano destra e un taglio sul dorso della mano sinistra e un taglio sull'avambraccio destro e un taglio sull'avambraccio sinistro e un taglio sulla coscia destra e un taglio sulla coscia sinistra e un taglio sul polpaccio destro e un taglio sul polpaccio sinistro. un taglio sul petto per tenere il conto. ripartire.
abbiamo sentito il rintocco della campana segnare la mezza ora. poi: il silenzio della notte; le urla di una madre; il pianto di un bambino; l'affievolirsi dell'epidurale.
venerdì 25 dicembre 2009
Let Me Sleep
cold wind blows on the soles of my feet
heaven knows nothing of me
i'm lost, nowhere to go
oh when i was a kid, oh how magic it seemed
oh please let me sleep, it's christmas time
flowered winds was where i lived
thought you burned, not froze for your sins
oh i'm so tired and cold
oh when i was a kid, oh how magic it seemed
oh please let me sleep, it's christmas time
oh when i was a kid, oh how magic it seemed
oh please let me sleep, it's christmas time
oh oh when i... if i was a kid, oh how magic it seemed
oh please let me dream, it's christmas time
heaven knows nothing of me
i'm lost, nowhere to go
oh when i was a kid, oh how magic it seemed
oh please let me sleep, it's christmas time
flowered winds was where i lived
thought you burned, not froze for your sins
oh i'm so tired and cold
oh when i was a kid, oh how magic it seemed
oh please let me sleep, it's christmas time
oh when i was a kid, oh how magic it seemed
oh please let me sleep, it's christmas time
oh oh when i... if i was a kid, oh how magic it seemed
oh please let me dream, it's christmas time
Performed by Pearl Jam
martedì 24 novembre 2009
Andiamo a mettere benzina
In questo intreccio di compleanni, congestionamento in su e in giù di anniversari pronti da festeggiare con tirate di orecchie e candeline accese, spente ora da un soffio con tanti tanti desideri, servirebbe un semaforo per gestirne il traffico, lo scorrere regolare, senza intoppi né ingorghi, deviazioni provvisorie, incidenti mortali e non; mi domando quanto parole ancora dovrò spendere per te, quanti discorsi si inzupperanno con la tua saliva dopo esser stati bagnati dalla mia, o dall'inchiostro rovesciato. Sarà mai possibile comprarti un piumino per tenerti al caldo non dal gelo dell'inverno ma dall'incontentabile malattia che ti vuole sempre di più, per te ora e poi? Non ci saranno mai forse sorrisi abbastanza sorridenti, situazioni che sfioreranno la perfezione perchè di quella perfezione preferisci agognare, sognare, desiderare, perchè dai un movimento al cuore, verso l'esterno del tuo petto, anziché toccarla con mano viva, tenerla avvolta con le mani a coppa, soffiaci sopra appena per evitare che sia troppo calda, per poi berla come cioccolata fusa. Perchè quando ci si mette a correre per raggiungere una metà così lontana da non vedersi, da non riuscire neppure a concepire, forse togliendo il tempo sia alla barba che cresce folta, e i capelli disordinati, senza gel a volte; quando si parte per un cammino lungo e faticoso, spesso nel tragitto nel percorso si rischia di godere proprio di questa sofferenza, fisica e morale, sia sulla pelle che nel sudore, misto a lacrime amare - hai mai fatto caso che l'aggettivo amare può essere anche verbo e se lo metti insieme, questo strano gioco di parole, può darsi che si accosti ancora meglio di tutte le altre, vibrando in un unico suono con il tuo: amaro amore. - che quando si arriva alla meta forse non si sa più cosa fare. Non chiedermi se questa sia una malattia, amico mio, se dovessi dire: si tratta solo di eccessiva fiducia nella poesia.
mercoledì 18 novembre 2009
Nalli Bello
di quando: la macchina si fermò nel bel mezzo di un incrocio, e fuori diluviava, pioveva fitto quasi fosse la nostra vita ora; i pomeriggi lunghi in ospedale, ad ammalarsi al posto sbagliato, sdraiarsi su letti matrimoniali momentanei, le barelle con la febbre, e a pisciare fuori, pisciare male, sbagliare la posizione; gli europei del '92 in Svezia, quando tu solo mi ritrovasti; gli anni della sabbia ancora prima, sala giochi e mare per la prima volta, nuotare contro le turiste tedesche; le foto da non vedere e quelle da ispirare, Praga con il suo cimitero ebraico, il golem di terracotta; le collezioni più improbabili, le bottiglie di birra vuote, ancora conservate nell'ammucchiare della soffitta, le foto dall'esterno con in sfondo gli stadi di calcio; i pellegrinaggi nell'edicole più lontane, cercando fumetti non ristampati negli scaffali colmi di porno a buon mercato; la notte in cui a cercarti ero io, su e giù per le strade, quando invece eri al cinema, cellulare spento fino al tuo ritorno a casa; l'amplificatore partì definitavamente, del tutto, rischiando di cacciare via frammenti di finestre e vetro di bicchieri; a natale i libri regalati al punto giusto, Kerouac dopo Asimov e la fondazione; Mrs Doubfire srotolato attorno ad una scuola, le due di notte, tanta fanta e mille bollicine al posto delle stelle; i biglietti degli auguri di buon lavoro il primo giorno, i primi giorni, tieni duro, vai così, tranquillo, lasciati sul comodino, chissà quanti prima che decidessi di metter fine a quella vacanza; dei consigli o del semplice lasciare in giro qualche cosa che invogliava, che stuzzicava, un indicare la strada senza però spingere o forzare; mi venivi a ripredere a Firenze e periferia, portando in dono cd nuovi che ancora non potevamo ascoltare in auto. Di tutto questo e di mille altre cose ormai disciolte che non si distinguo neppure più, ma ci sono ci sono state e chi le ha messe sei stato tu; perchè sei modello, forma, ispirazione, visione, la bella copia che non verrà mai stropicciata quanto me; perchè se io in fondo ci sei molto, alle fondamenta, te.
ps. E per regalo, in esclusiva, un biglietto per l'anteprima di Twilight Saga: New Moon!! Wow!!!!
ps. E per regalo, in esclusiva, un biglietto per l'anteprima di Twilight Saga: New Moon!! Wow!!!!
lunedì 9 novembre 2009
Un Pensiero
Traffico con carta, nastri nastrini, nastro adesivo. Prendo le forbici e le apro il più possibile per arricciare a capelli indipendenti i fiocchi appena fatti e formati, lungo le spalle di questo pacco tutto strano e storto, che non ha forma, tutto bozzi e bozzetti vari, palle di vuoto, rigonfi da una parte all'altra. Non è geometrico, dici mentre lo prendi e sorridi. Si, è vero, dico io, ma forse perchè dentro il pacco non c'è una scatola, non è così solido da poterci montare sopra un tendone come al circo; e questo pensiero, come tutti i pensieri, non ha forma, scappa via. Non appena sistemavo un lato mi scappava via l'altro; piegavo un angolo e lo fermavo ed usciva via dall'altra parte. Non è facile impacchettere un pensiero. Ci ho provato, ho fatto del mio meglio, e scusa se non è un gran che o non sono riuscito a farlo meglio che più meglio assai più non si può, come volevo e riprovavo di continuo, scartandolo io il regalo e rifacendo tutto il pacco da capo di nuovo come nuovo. In questi casi, spero, apprezzerai il pensiero.
venerdì 28 agosto 2009
Alice what's the matter
Something about you really puts me down,
You're the life of the party you're the toast of the town,
Something about you really picks me up,
Like a hot cup of coffee in a hot coffee cup.
Feels like a Saturday, free and easy going,
Reminded its a Sunday, to stop the flow from flowing,
You can see clearly now the rain has gone,
But it looks like someone's gone and dropped the bomb.
Alice what's the matter, Alice what's the matter
Alice what's the matter, Alice what's the matter
Something about her she reminds me of you,
Something about him he could be me too,
Something about them something about the other,
Something I've got to tell you about my dad and your mother.
Feels like a Saturday, free and easy going,
Reminded its a Sunday, to stop the flow from flowing,
You can see clearly now the rain has gone,
But it looks like someone's gone and dropped the bomb.
Alice what's the matter, Alice what's the matter
Alice what's the matter, Alice what's the matter
Alice what's the matter, Alice what's the matter
Alice what's the matter, Alice what's the matter
Something about black, something about white,
Something about wrong, something about right,
Something about us, something about them,
Something about Bill, definitely something about Ben,
Something about you, something about me,
Something about A, B, C, D and E,
Something about hell, something about heaven,
Something about 4, 5, 6 and 7,
Alice what's the matter,
Alice what's the matter,
Alice what's the matter,
Alice what's the matter...
You're the life of the party you're the toast of the town,
Something about you really picks me up,
Like a hot cup of coffee in a hot coffee cup.
Feels like a Saturday, free and easy going,
Reminded its a Sunday, to stop the flow from flowing,
You can see clearly now the rain has gone,
But it looks like someone's gone and dropped the bomb.
Alice what's the matter, Alice what's the matter
Alice what's the matter, Alice what's the matter
Something about her she reminds me of you,
Something about him he could be me too,
Something about them something about the other,
Something I've got to tell you about my dad and your mother.
Feels like a Saturday, free and easy going,
Reminded its a Sunday, to stop the flow from flowing,
You can see clearly now the rain has gone,
But it looks like someone's gone and dropped the bomb.
Alice what's the matter, Alice what's the matter
Alice what's the matter, Alice what's the matter
Alice what's the matter, Alice what's the matter
Alice what's the matter, Alice what's the matter
Something about black, something about white,
Something about wrong, something about right,
Something about us, something about them,
Something about Bill, definitely something about Ben,
Something about you, something about me,
Something about A, B, C, D and E,
Something about hell, something about heaven,
Something about 4, 5, 6 and 7,
Alice what's the matter,
Alice what's the matter,
Alice what's the matter,
Alice what's the matter...
Performed by Terrorvision
martedì 26 maggio 2009
Non perchè sono in ritardo, ma avevano chiuso le porte
"Cosa facciamo?"
"Festeggiamo."
"E come?"
"Stasera andremo a mangiare sulla luna."
"Festeggiamo."
"E come?"
"Stasera andremo a mangiare sulla luna."
mercoledì 28 gennaio 2009
mercoledì 7 gennaio 2009
lunedì 26 maggio 2008
lunedì 4 febbraio 2008
lunedì 7 gennaio 2008
Ed
domenica 23 dicembre 2007
venerdì 14 settembre 2007
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