martedì 9 marzo 2010

Sylvia


Ti ritrovi in barca, lungo le coste che cadono a picco nel mare, a discutere di problemi, di giri in bicicletta, di torte. Lui continua a remare spingendosi sempre più a largo e ti dice che non hai un soggetto, che in realtà ce l'hai ma che tu fai finta di niente, che ci giri intorno, non ti guardi dentro. E quando si accorge di essersi spinto troppo in là, quando si rende conto che la corrente vi sta allontando sempre di più dalla riva, e non importa quanto lui possa remare con forza ogni volta più deciso, è ormai troppo tardi per riuscire a far qualcosa.
La storia si concentra completamente, del tutto con anche a volte degli ottusi paraocchi, sulla storia con il marito Ted Hughes. Non c'è traccia della depressione o dei disturbi precedenti al loro incontro. Lo sfogo, l'estuario finale, sembra essere il risultato solo e soltanto di una grave forma di gelosia, magari autoindotta o inventata nella propria testa, della quale però non se ne sottolinea la colpa di un Daniel Craig con lo stesso sguardo e la stessa espressione di James Bond.
Da un film su Sylvia Plath mi sarei aspettato qualcosa di più, anche se Gwyneth Paltrow ci può pure credere, per l'amor di Dio, ma ne esce fuori un personaggio troppo semplicistico, non proprio di spessore.

venerdì 5 marzo 2010

Universo

Parlami dell'universo
di un codice stellare che morire non può
di anime in continuo mutamento
e abbracci nucleari estesi nell'immensità
dove tu mi stai aspettando adesso...

...dentro una vertigine che danza
e ci porta al di là del tempo
sino a ritornare sulle labbra
l'incanto è lo stesso
perchè niente è cambiato
anche se tutto è diverso.

Cantami dell'universo
di un codice stellare che mentire non può
cadono nel vuoto in un momento
miliardi di segnali
che accendono l'immensità
dove tu lo sai che poi mi perdo...

...dentro a una vertigine che danza
e ci porta al di là del tempo
fino a ritornare sulle labbra
l'incanto è lo stesso
perchè niente è cambiato
anche se tutto è diverso...

perchè niente è cambiato
anche se tutto sembra diverso...

miliardi di segnali che accendono l'immensità....

...dentro a una vertigine che danza
e ci porta al di là del tempo
fino a ritornare sulle labbra
l'incanto è lo stesso
e tu sei...
...dentro a una vertigine che danza
e ci porta al di là del tempo
...dentro a una vertigine che danza
e ci porta al di là del tempo...

Performed by Cristina Donà

giovedì 4 marzo 2010

Giulia non esce la sera


Lezioni di nuoto per chi sa stare a galla, partendo dai fondamentali. Prima la respirazione: è sempre stato quello il mio problema principale, ad ogni bracciata cerco di respirare quanta più aria possibile aprendo a dismisura la bocca nello spazio che mi spalanca il braccio poco prima di rituffarsi in acqua; poi i movimenti sincronizzati, braccia gambe, in modo da darsi la spinta e remare con le mani; infine porsi un obbiettivo: cinquanta vasche, poi smetto.
E' quando si arriverà a metà, a venticinque vasche, più o meno, ventiquattro, giuro, che ci si accorge di essere stanchi, con il fiato corto, ma ci si accorge anche per la prima volta che ci piace, e si riparte. Il problema è che nuotare in una piscina è del tutto diverso di nuotare nel mare. Lì l'acqua è più fredda, si hanno più timori a tuffarsi, per questo alla fine si rimane in spiaggia. Ed anche se non si ha paura, se si pensa di agire per il bene, non sempre avviene quel che si spera. Così può succedere che quello che per tanto si è tanto desiderato rigiri il coltello tra le proprie mani e non te lo porga più tenendolo per la lama, in segno di resa, un gesto di pace, un "abbandoniamo le armi", quanto invece con quella stessa lama sferri colpi e fendenti uno dietro l'altro, provocando ferite più profonde nell'animo che nel fisico, più atroci di quelle che magari hai commesso tu nei tuoi sbagli. Allora rimane solo il tempo di una piccola soddisfazione, il ritaglio di uno sfizio, prima silenzioso e represso davanti allo specchio di una realtà che vorresti tua ma che invece non ti appartiene, poi intera lunga tutta una notte, prima di partire o tornare, e non tornare più.

mercoledì 3 marzo 2010

Altai

More about Altai

Oltre le finestre aperte, il cielo è un incendio di porpora e oro.

Sono otto anni che non sento la sua voce, che ricostruisco il suo viso con ricordi ormai falsi.

Wu Ming

martedì 2 marzo 2010

Bastardi Senza Gloria


C'è chi dice che il buon Quentin si sia costruito la propria fama e il proprio potere attraverso tre ottimi film: Le Iene, Pulp Fiction, Jackie Brown. Dopo questi primi lampi, ormai entrato nell'Olimpo dei cineasti che si possono permettere di tutto e di più, ora si limita a fare i film che gli piace fare, vedi i due Kill Bill e pure questo Bastardi senza Gloria.
Al di là della realtà storica, dei difetti che potrebbero esserci e molto probabilmente ci sono, Tarantino sviluppa una pellicola, in nitrato d'argento, capace di tenere lo spettatore incollato alle immagini. Intreccia la storia saltando da un punto all'altro con tranquilla maestria, tessendo la vicenda dei bastardi e quella di Shosanna e quella del colonnello Landa e quella del soldato Zoller e dell'attrice tedesca Bridget Von Hammersmark, in modo tale da giungere al finale con tutte le linee chiuse e poter dire diretto alla telecamere e agli spettatori, con un po' di autocompiaceimento: questo potrebbe essere il mio capolavoro.
Che lo sia o meno è difficile dirlo. A tratti si vede un regista ancora legato ad una decisione difficile da prendere, se evolversi, cambiare registro o mantenere una formula ormai collaudata, che qua e là si intravede ancora. Per il resto si circonda di attori e amici, Brad Pitt da vedere in lingua originale, anche solo per le poche parole in italiano (accentuate dai doppiatori anche in fase di traduzione per sottolineare il cambio di registro tra italiano e siciliano) e una Diane Kruger la cui fama durante la campagna promozionale offuscava l'ottimo lavoro svolto dall'algida Mélanie Laurent.

lunedì 1 marzo 2010

Febbraio 2010


"Saperlo sarebbe fatale. E’ l’incertezza che incanta. La nebbia rende le cose stupende."

Oscar Wilde