lunedì 8 settembre 2008

Nelle Terre Selvagge


Ciò che conta sono le esperienze, i ricordi, l’immensa gioia di vivere a fondo, che dischiude il significato vero dell’esistenza. Dio, quanto è meraviglioso essere vivi! Grazie. Grazie.
(Chris McCandless)

C’è tanta gente infelice che tuttavia non prende l’iniziativa di cambiare la propria situazione perché è condizionata dalla sicurezza, dal conformismo, dal tradizionalismo, tutte cose che sembrano assicurare la pace dello spirito, ma in realtà per l’animo avventuroso di un uomo non esiste nulla di più devastante di un futuro certo.
(Chris McCandless)

Perché i bambini sono innocenti e amano la giustizia, mentre buona parte di noi è malvagia e naturalmente preferisce la pietà.
(G. K. Chesterton)

De giovane è facile credere che ciò che desideri sia ciò che ti meriti.

In quella fase della mia giovinezza, la morte rimaneva un concetto astratto come la geometria non euclidea o il matrimonio.

Jon Krakauer

venerdì 5 settembre 2008

Sfiorivano le viole

L'estate che veniva con le nuvole rigonfie di speranza
nuovi amori da piazzare sotto il sole
il sole che bruciava lunghe spiagge di silicio
e tu crescevi, crescevi sempre più bella
fiorivi sfiorivano le viole
e il sole batteva su di me
e tu prendevi la mia mano
mentre io aspettavo

I passi delle onde che danzavano sul mare a piedi nudi
come un sogno di follie venduto all'asta
la notte quella notte cominciava un po' perversa
e mi offriva tre occasioni per amarti e tu
fiorivi sfiorivano le viole
e il sole batteva su di me
e tu prendevi la mia mano
mentre io aspettavo

Il sole che bruciava bruciava bruciava bruciava
e tu crescevi crescevi
crescevi più bella più bella
fiorivi sfiorivano le viole
e il sole batteva su di me
e tu prendevi la mia mano
mentre io aspettavo te mentre io aspettavo te
si lavora e si produce si amministra lo stato
il comune si promette e si mantiene a volte
mentre io aspettavo te
il marchese La Fayette ritorna dall'America
importando la rivoluzione e un cappello nuovo
mentre io aspettavo te
ancora penso alle mie donne quelle passate
e le presenti le ricordo appena
mentre io aspettavo te
Otto von Bismarck-Shonhausen per l'unità germanica
si annette mezza Europa
mentre io aspettavo te
Michele Novaro incontra Mameli e insieme scrivono un pezzo
tuttora in voga mentre io aspettavo

giovedì 4 settembre 2008

Qualcosa in più

A volte mi piace pensare di non essere solo quello stupido bimboccio che si lascia affascinare da uomini mascherati da pipistrelli o da clown malvagi pronti a far scoppiare il caos. Sono ugualmente sempre convinto che nonostante tutto anche due personaggi del genere, se calati in situazioni giuste, e con gli intenti corretti, siano capaci di "dire" qualcosa. In fondo una storia, che sia di fantasia pura, di fantascienza, o di realtà spicciola, con protagonisti assurdi o del tutto reali, è pur sempre e solo il mezzo, mai il fine. Non serve a niente affogare le parole, o meglio: non serve a niente usare le parole per creare un mare di realismo se poi alla fine non rimangono altro che singole parole messe una accanto all'altra. C'è bisogno sempre di legarle le une alle altre, di dargli un senso, di fare in modo che alla fine tutto quanto acquisti un significato, che abbia un senso, e non si limiti a rimanere in piedi solo perchè lo abbiamo costruito.
Per questo a volte mi guardo intorno e poi guardo me, e non riesco a non reprimere la voglia di poter diventare, o almeno giocare a fare uno di quegli alchimisti di fino o inizio ottocento (non mi ricordo); quelli che si mettevano lì e cercavano di dare delle spiegazioni a cose a cui fino ad allora non si riusciva a dare un senso.
E allora vorrei mettere un corpo umano di fronte ad una luce abbagliante e riuscire a vederci attraverso. Vorrei capire cos'è che spinge le persone a fare determinate cose e a non farne altre. Vorrei scoprire quel poco che ancora rimane da scoprire di noi.
Fino ad ora ci siamo affannati per capire come funzioni un muscolo, quali potrebbero essere i suoi malanni, come fare a guarirlo; abbiamo studiato le vene, le ossa, il battito del cuore e le varie malattie per poi scoprire come fare a curarle. Ci rimane ancora da capire come combattere il cancro, o l'aids, forse perchè in entrambi i casi non abbiamo capito a fondo ciò che queste malattie sono. Ma sempre ci siamo fermati a controllare il lato meccanico di tutta la faccenda, forse perchè decisamente risulta essere quello più facile da studiare. Ma questo non è altro che una singola parte, una minima parte, di ciò che siamo, o che pensiamo o vogliamo essere. Io lo so; voi lo sapete; tutti lo sappiamo.
Se fosse così, se tutto si potesse riassumere ad un semplice meccanismo che attraverso un impulsto nervoso fa contrarre un muscolo muovendo una o più ossa, saremmo delle semplice macchine, e tutti si comporterebbero più o meno allo stesso modo. Non ci sarebbero criminali (oppure tutti saremmo criminali); non ci sarebbero persone che di punto in bianco mollano tutto e si mettono a fare quello che fino a pochi giorni prima odiavano; non ci sarebbero persone a cui piace più la pizza rispetto agli spaghetti. Invece ognuno di noi, come piccole ed indipendenti particelle impazzite ci troviamo di minuto in minuto a fare qualcosa di completamente diverso da quello che fa un altro individuo. Una persona va a destra, un'altra a sinitra, mentre due tornano indietro e una si mette a guardare un'altra ancora che prosegue dritto. Allora ci deve essere qualcosa, qualcosa che magari scivola lungo tutte le parti meccaniche e fa in modo di diversificare un meccanismo che bene o male è pur sempre costruito in serie, o che per lo meno ha un progetto comune.
Mi rendo conto che tutti questi discorsi sembrano così banali, magari triti e ritriti, già discussi da persone che ne sapevano o ne sanno assai più di me. E non mi piace neppure parlarne un gran che, perchè lette così sembra quasi che stia parlando dell'anima o di che so io, quando invece l'anima non esiste o se esiste è qualcosa di completamente diverso da quello che intendiamo noi. Perchè altrimenti, se l'anima fosse quell'olio che cola tra le ossa, attraverso i muscoli e si insinua in tutti gli spazi vuoti e colmabili delle nostre viscere; se davvero l'anima fosse quel qualcosa in più, allora avremmo già capito tutto, non ci sarebbe più bisogno di cercare, di scavare, di sudare per comprendere ciò che in fondo agoniamo. Invece una persona ci guarda, e di fronte a noi si apre un ventaglio infinito di significati da assegnare a quello sguardo.
Ecco: ogni tanto desidererei essere capace di tradurre i gesti delle persone in qualcosa di comprensibile a tutti, o almeno a me stesso. Di riuscire ad assegnare un significato oggettivo ad un qualcosa che nonostante tutti gli sforzi di immaginazione possibili ed immaginabili rimane per forza soggettivo. Perchè in fondo, fino a quando non scopriamo quel qualcosa in più, fino a quando non riusciamo a tirarlo fuori e studiarlo e analizzarlo e sezionarlo, per capire di cosa si tratti in realtà e per farci insegnare quello che ancora ignoriamo; fino ad allora ogni singola persona rimane sempre un linguaggio unico e diverso da qualsiasi altro che non abbiamo ancora imparato a parlare.

mercoledì 3 settembre 2008

Logica (Discorso semiserio sul niente)

Era presumibile che dopo tutto quello che ho scritto arrivasse un punto bianco, dove non sarei stato capace di scrivere niente. Ecco, quel punto è arrivato: oggi.
Spero sia una piccola parentesi, un qualcosa di talmente breve da far fatica anche a notarlo; ma questo non sta certo a me dirlo. C'è qualcosa di più alto e più potente a decidere quando far fruire le parole dal cervello fino alla tastiera. Non lo conosco né l'ho mai visto, ma di tanto in tanto lo percepisco; sento il suo alito correre appena sopra il collo, ed in quei momenti magari mi prende una tremenda stanchezza, comincia a farmi male una parte qualsiasi del corpo, oppure trovo qualcosa che stupidamente credo mi interessi di più; e così le parole svaniscono, o evaporano, in quella piccola scatola sopra il mio collo. C'è solo da sperare che come l'acqua scomparsa dal terreno poi ritornino sotto forma di pioggia.

martedì 2 settembre 2008

Agosto 2008


"I believe: whatever doesn't kill you simply makes you... stranger"

Joker

lunedì 1 settembre 2008

L'anno durante cui morirò in un campo di calcio

E così si riparte. Stasera inizia ufficialmente la stagione sportiva 2008-09. Saranno tre settimane continuative di preparazione e di corse varie, serate passate sulla pista di atletica, correndo ripetutamente distanze che andranno via via a diminuire.
Non so cosa aspettarmi quest'anno, magari di stare bene e di buttare giù qualche chilo. La squadra riparte quasi da zero, la maggior parte dei giocatori di quest'anno è nuova e se non sbaglio di quelli che hanno iniziato l'avventura quattro anni fa, quando la società riprese magicamente l'attività, siamo rimasti solo in due. C'è qualche ritorno, qualcuno che si rifà vivo, altri che dopo anni e anni passati solo a fare allenamenti forse quest'anni si è deciso a giocare; per il resto poi è gente nuova, e anche piuttosto giovane.
Ripartiamo quest'anno dal gradino più basso possibile della Figc, e questo porta i sui vantaggi: male che vada non dovremo preoccuparci di retrocedere (a me è già successo con un'altra squadra: un anno arrivare ultimi, non retrocedere, e l'anno dopo, a seguito di una rivoluzione, vincere il campionato).
Ci sarà un nuovo ruolo, che negli anni passati guardavo un po' storto e quando ero costretto a giocarci non è che facessi i salti di gioia; ma oggi, dopo tutto quello che è successo, sembra essere la cosa migliore.
Molto probabilmente ci sarà tanta panchina da fare, ma questo non importa. Chi come me continua a giocare, anche in queste categorie, non lo fa certo per il voler essere a tutti i costi titolare: lo fa per l'atmosfera che si respira negli spogliatoi, per le amicizie che ogni anno si vengono a creare, per il poter condividere con altri gioie e dolori... ovviamente però, e questo lo so già da ora, una volta che inizierò a ballare, quando mi toccherà rimanere fuori mi gireranno parecchio le scatole (per non dire di peggio).