Poi c'era questo odore, ogni volta sempre più intenso, pungente. Ti schiaffeggiava quando meno te lo aspettavi, entrandoti a forza nelle narici e facendosi spazio tra le sinapsi, ti regalava quella faccia da ebete da farti quasi vergognare. Tu cercavi di non caderci, ma era più forte di te. Perdevi il controllo, i tuoi stessi muscoli facciali si rilassavano, prendevano forme inaspettate, sorrisi da non sorridere ma trattenuti appena, a fior di labbra: il disegno della felicità non vista doveva entrare dentro la tua testa di soppiatto, senza fare scattare nessun tipo di allarme.
Comunque. Questo odore non riuscivi a definirlo, lo assaporavi sempre con una specie di sollievo e gioia, ma dimenticavi di prenderne un campione, di tenerne un po' da parte per poterlo studiare, analizzare magari con il microscopio. Non riuscivi a dartene pace, così quando ti ricapitava di sentire di nuovo quell'odore lo facevi titubante, pronto a buttarti addosso a lui, dentro le sue braccia, ma allo stesso tempo frenato dal desiderio di prenderlo e imprigionarlo. Il motivo? Come mai tutto questa speranza di poterlo catturare? Perché dentro di te avevi questa sete irrefrenabile da saziare. Volevi quell'odore addosso a te tutti i giorni per tutto il santo giorno. Solo allora avresti potuto sentirlo con la giusta calma, prenderti il tempo necessario, quando ne avresti avuto abbastanza e mai abbastanza, sempre più sempre di più. Da solo a casa lo avresti interrogato per capire meglio: per quale motivo si prendeva la briga di seguirti, di continuo, o almeno quando meno te lo aspettavi ti veniva a fare visita, chissà poi tutte le altre volte, magari i minuti durante i quali neppure sapevi o speravi ti stesse vicino, lui era lì a un passo da te, e per poco poteva anche appoggiarti la sua mano - una mano di profumo che tipo di mano è? Quale è la sua forma? Quante dite ha? Qual'è il suo tatto, il suo peso? - e tu invece fuggivi via, solo perché non sapevi ti stesse vicino, che fosse dietro le tue spalle e aspettasse solo un attimo prima di richiamare la tua attenzione. Se solo lo avessi saputo ti saresti girato, lo avresti salutato come si deve: niente strette di mano asettiche, bensì baci profondi sulle guancie - le guancie di un profumo - parole scambiate tra chiacchiere inutili ma spese ugualmente bene per il tempo concesso, i minuti insieme, tutti tranquilli, concentrati, sperati.
Gli avresti chiesto, a quell'odore magari seduto di fronte a te, legato a una sedia se fosse stato reticente e avesse cercato di scappare via, oppure tranquillo con un bicchiere di vino condiviso, se al contrario avesse fatto il tuo stesso gioco e quella conversazione l'avesse desiderata lui quanto te; gli avresti chiesto, come mai questo atteggiamento? E non ti saresti riferito al fatto di spiarti o di coglierti di sorpresa, neppure a quei momenti durante i quali pensavi a tutt'altro e tutto a un tratto lui arrivava rapendoti. No, nient'affatto. Ti riferiresti a come si comportava, al suo atteggiamento nei tuoi confronti quando ti veniva a trovare. Come mai ti schiaffeggiava - questa era la parola che avevi usato e la parola più opportuna, più vicina alla realtà. Non sarebbe stato più opportuno un gesto, come dire, meno violento, più intimo in qualche senso, tipo una carezza? Uno sfiorarsi. Qualcosa che rendesse l'idea del suo stesso odore - l'odore di un odore, il profumo nel suo respirare quando si muoveva, l'evanescenza di un gesto - tutto qua. Una carezza. Tu avresti preferito una carezza di quel profumo.
martedì 18 ottobre 2011
venerdì 14 ottobre 2011
You think you are
you think you are another guy
you're growing tall
you're growing up..
hide your feelings
'til this evening
tell her you're not happy
don't say anything more
leave at 11 o'clock
make you wise enough to ask
you think you are another guy (you think you are)
you're growing tall, you're growing up (you found the line)
you miss one thing you don't know why (you waste your time)
you're getting cold, you're getting tired
hide your feelings
'till your delight
all you've got is
all that you have found
hide your feelings
'til this evening
hide your feelings
'till your delight
all you've got is
all that you have found
you think you are another guy
Performed by The Niro
you're growing tall
you're growing up..
hide your feelings
'til this evening
tell her you're not happy
don't say anything more
leave at 11 o'clock
make you wise enough to ask
you think you are another guy (you think you are)
you're growing tall, you're growing up (you found the line)
you miss one thing you don't know why (you waste your time)
you're getting cold, you're getting tired
hide your feelings
'till your delight
all you've got is
all that you have found
hide your feelings
'til this evening
hide your feelings
'till your delight
all you've got is
all that you have found
you think you are another guy
Performed by The Niro
mercoledì 12 ottobre 2011
CreativArt3 - Narrativa
Pistoia non è una città molto conosciuta, eppure ci abito (vicino).
Qualche tempo fa i Piloti del Caos hanno organizzato un, come chiamarlo?, un qualcosa per smuovere un po' le acque. Ne è uscito fuori CreativArt3, con sezioni di: musica, fotografia e narrativa.
Di tutti i partecipanti della sezione narrativa ne sono stati selezionati 5 e con i propri racconti è stato editato un piccolo libriccino (100 pagine) distribuito gratuitamente durante la serata di presentazione e adesso, per chi abita nelle vicinanze, reperibile alla libreria Fahrenheit Pistoia o alla biblioteca San Giorgio.
Per tutti coloro che non abitano nella vicinanze, e volessero comunque vedere Pistoia con gli occhi dei 5 selezionati, qui di seguito un link dove potrete trovare la versione scaricabile in pdf.
CreativArt3 - Sezione Narrativa
Per chi interessato: buona lettura
Qualche tempo fa i Piloti del Caos hanno organizzato un, come chiamarlo?, un qualcosa per smuovere un po' le acque. Ne è uscito fuori CreativArt3, con sezioni di: musica, fotografia e narrativa.
Di tutti i partecipanti della sezione narrativa ne sono stati selezionati 5 e con i propri racconti è stato editato un piccolo libriccino (100 pagine) distribuito gratuitamente durante la serata di presentazione e adesso, per chi abita nelle vicinanze, reperibile alla libreria Fahrenheit Pistoia o alla biblioteca San Giorgio.
Per tutti coloro che non abitano nella vicinanze, e volessero comunque vedere Pistoia con gli occhi dei 5 selezionati, qui di seguito un link dove potrete trovare la versione scaricabile in pdf.
CreativArt3 - Sezione Narrativa
Per chi interessato: buona lettura
lunedì 10 ottobre 2011
Ballando con i fantasmi
Non posso credere a tutti i fantasmi. Si aggirano inconsistenti attorno - a me, a te, a chiunque altro - muovendo l'aria, producendo profumi inebrianti. A volte mi sfiorano, quel tanto che basta per cadere nell’inconscio. Senza più palpebre sugli occhi, vedo nero lo stesso, come se qualcuno avesse spento la luce. Allora disegno strane contorte figure con dei pastelli immaginari, traccio linee e curve, sorrisi e sguardi. Li appiccico su quelle che penso potrebbero essere facce distinte. A tratti le riconosco. Dico: ci sono, ci siamo. Ma poi mi accorgo di esserne ancora lontano, anni luce, nel buio, dove la luce non riesce ad arrivare. Polvere di stelle, sarebbe necessaria, illuminare la stanza con fuochi colorati, piccoli cerchi non nel grano ma proiettati sulle pareti, nell'aria attonita ferma a guardarci. Il soffitto, per esempio, viene trasformato in una specie di scacchiera psichedelica, con celle verdi gialle rosse blu. Per muovercisi dentro bisogna imparare a memoria tutte le mosse dei possibili pezzi. C'è il pedone, c'è la regina. Un cavallo. Un cavallo! Il mio regno per un cavallo.
E le possibili strade a diramarsi da ogni giorno, su ogni strana casella ridimensionata in base alla culla del pensiero: mi ci perdo la testa, gli occhi e il cuore. Un dedalo di circonvallazioni con le quali mi trovo a giocare a nascondino, tappandomi le orecchie per non sentire mia madre chiamarmi per cena, stanarmi involontariamente dal pertugio nel quale mi sono calato per non farmi vedere. Cresci sano e bello, ripete a casa quando mi passa il piatto colmo di pasta, o il secondo a base di carne, il contorno: insalata. Più mangio e più divento grande, non nell'età ma nel fisico. Le spalle si raddoppiano, la distanza tra ginocchia e caviglie pare aumentare ogni giorno di più, il ventre un può mi duole, tengo stretta la sua mano. Vorrei sfiorarle il capo e pensare: è vero.
Domani ci troveremo a dovere fare i conti con questo ballo in silenzio, rimettendo al loro posto tutte le cose che abbiamo tirato fuori dai cassetti, e i libri sparsi per terra, aperti e letti in fretta, le pellicole scure sbobinate e lasciate ad appiccicarsi le une alle altre, quasi nel tentativo di fare un nostro personale montaggio delle varie vicende, avventure in mondi impossibili, tempo tagliato a fette: sospiri, respiri, pulsioni e passioni.
Mentre l'orchestra ticchetta una nuova canzone, è lui a sfiorarmi il capo, scostare i capelli degli occhi. Mi dice: guardami. Ha gli occhi grigi, un sorriso che non è né beffardo né consolatorio. È trasparente, lui, tutto. Appoggio la mano sul suo fianco. È fumo. Cerco il punto preciso in cui inserirmi nel tempo, la melodia, tra una nota e l'altra - un due tre quattro, un due tre quattro - piede sinistro avanti, busto proteso. È questo il momento. Iniziamo a ballare.
E le possibili strade a diramarsi da ogni giorno, su ogni strana casella ridimensionata in base alla culla del pensiero: mi ci perdo la testa, gli occhi e il cuore. Un dedalo di circonvallazioni con le quali mi trovo a giocare a nascondino, tappandomi le orecchie per non sentire mia madre chiamarmi per cena, stanarmi involontariamente dal pertugio nel quale mi sono calato per non farmi vedere. Cresci sano e bello, ripete a casa quando mi passa il piatto colmo di pasta, o il secondo a base di carne, il contorno: insalata. Più mangio e più divento grande, non nell'età ma nel fisico. Le spalle si raddoppiano, la distanza tra ginocchia e caviglie pare aumentare ogni giorno di più, il ventre un può mi duole, tengo stretta la sua mano. Vorrei sfiorarle il capo e pensare: è vero.
Domani ci troveremo a dovere fare i conti con questo ballo in silenzio, rimettendo al loro posto tutte le cose che abbiamo tirato fuori dai cassetti, e i libri sparsi per terra, aperti e letti in fretta, le pellicole scure sbobinate e lasciate ad appiccicarsi le une alle altre, quasi nel tentativo di fare un nostro personale montaggio delle varie vicende, avventure in mondi impossibili, tempo tagliato a fette: sospiri, respiri, pulsioni e passioni.
Mentre l'orchestra ticchetta una nuova canzone, è lui a sfiorarmi il capo, scostare i capelli degli occhi. Mi dice: guardami. Ha gli occhi grigi, un sorriso che non è né beffardo né consolatorio. È trasparente, lui, tutto. Appoggio la mano sul suo fianco. È fumo. Cerco il punto preciso in cui inserirmi nel tempo, la melodia, tra una nota e l'altra - un due tre quattro, un due tre quattro - piede sinistro avanti, busto proteso. È questo il momento. Iniziamo a ballare.
venerdì 7 ottobre 2011
Abducted
I knew right then that I'd been abducted
I knew right then that he would be taking my heart
I knew right then no one was above him
I knew right then that he would be breaking my heart
He tore me apart because I really loved him
He took my heart away and left me to bleed out, bleed out
He broke my heart because I really loved him
He took it all away and left me to bleed out, bleed out
I knew right then that she'd been abducted
I knew right then that I would be taking her heart
I knew right then that I'd never love her
The reasons I hope the dream hasn't left her scarred
He tore me apart because I really loved him
He took my heart away and left me to bleed out, bleed out
He broke my heart because I really loved him
He took it all away and left me to bleed out, bleed out
He tore me apart because I really loved him
He took my heart away and left me to bleed out, bleed out
He broke my heart because I really loved him
He took it all away and left me to bleed out, bleed out
Performed by Cults
I knew right then that he would be taking my heart
I knew right then no one was above him
I knew right then that he would be breaking my heart
He tore me apart because I really loved him
He took my heart away and left me to bleed out, bleed out
He broke my heart because I really loved him
He took it all away and left me to bleed out, bleed out
I knew right then that she'd been abducted
I knew right then that I would be taking her heart
I knew right then that I'd never love her
The reasons I hope the dream hasn't left her scarred
He tore me apart because I really loved him
He took my heart away and left me to bleed out, bleed out
He broke my heart because I really loved him
He took it all away and left me to bleed out, bleed out
He tore me apart because I really loved him
He took my heart away and left me to bleed out, bleed out
He broke my heart because I really loved him
He took it all away and left me to bleed out, bleed out
Performed by Cults
mercoledì 5 ottobre 2011
Vizio di forma
Arrivò dal vicolo e salì i gradini sul retro, come sempre. Doc non la vedeva da più di un anno. Né Doc né nessun altro. Prima vestiva immancabilmente in sandali, slip di bikini a fiori e maglietta stinta di Country Joe & the Fish. Stasera invece era tutta in stile-terraferma, i capelli molto più corti di come lui li ricordava e, insomma, combinata proprio come, ai tempi, giurava che non si sarebbe mai conciata.
C’erano giorni in cui entrare in auto a Santa Monica era come garantirsi le allucinazioni senza la rogna di dover comprare e poi assumere una particolare droga, anche se certi giorni, di sicuro, era meglio assumere qualsiasi droga che entrare in auto a Santa Monica.
Non sono esattamente dei nuovi ricchi, - insinuò Sauncho, - quanto dei nuovi indebitati.
Vicino all’ufficio, tanto che ci si poteva arrivare a piedi, c’era un piccolo ex quartiere di case condannate per la costruzione di un’estensione dell’aeroporto che forse esisteva solo sotto forma di fantasia burocratica.
Quella ragazza era deliziosa! Essendo un po’ carente nel campo dell’Esp, Rudy non era in grado di cogliere che dietro il suo sguardo aperto e scintillante Japonica non si limitava in quel momento semplicemente a pensare ad altri mondi, ma li stava effettivamente visitando. La Japonica seduta accanto all’uomo maturo con quel curioso completo di velour era effettivamente un Organismo Cibernetico, un cyborg, programmato per mangiare e bere, conversare e socializzare, mentre la Vera Japonica era altrove a badare a faccende importanti, essendo lei la Viaggiatrice Kosmika: c’erano questioni profonde che l’attendevano nel Cosmo, le galassie roteavano, gli imperi crollavano, il karma non veniva negato, e la Vera Japonica doveva sempre essere presente in un determinato punto dello spazio penta dimensionale, altrimenti il caos avrebbe ripreso la sua supremazia.
Quando Doc frequentava l’Università, i professori gli avevano illustrato l’utile concetto per cui la parola non è la cosa, la mappa non è il territorio.
- Ciao Doc.
E ovviamente tutto questo, come sempre, bastava e avanzava, e infatti, ecco qua.
- Sono felice per te, Clancy, ma che ne è stato del tuo bisogno di farlo con due alla volta?
Lei con la testa accennò indietro a Tariq, che stava raggiungendoli. – Doc, questo tipo è almeno due alle volta.
Quando mi sono messo a fare la spia, mi chiedevo perché la gente fa le domande che fa. Poi ho cominciato a notare che le persone spesso sanno già la risposta, ma vogliono semplicemente sentirla da un’altra voce, tipo… fuori dallo loro testa…
Doc seguì le orme dei suoi nuovi piedi nudi che già affondavano nella pioggia e nell’ombra, come in un folle tentativo di trovare la via per tornare a un passato che, loro malgrado, si era trasformato in quel futuro lì.
Thomas Pynchon
lunedì 3 ottobre 2011
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