domenica 3 agosto 2008

Revolutionary Road


Semplicemente non valeva la pena di prendersela. Le persone intelligenti e sensate dovevano fare buon viso a cattivo gioco di fronte a situazioni del genere, così come facevano con le assurdità ben maggiori rappresentate da impieghi in città mortalmente noiosi e da abitazioni suburbane mortalmente noiose. Le circostanze economiche potevano obbligarti a vivere in un ambiente del genere, ma ciò che contava era non farsi contaminare. L’importante era, sempre, ricordarsi che eri.

“Voglio dire, quali sono i suoi veri interessi?”
“Dolcezza…”, (ed era ancora abbastanza giovane perchè l’audacia di dire “dolcezza” a una ragazza conosciuta da così poco lo facesse arrossire) “…dolcezza, se avessi la risposta alla sua domanda, scommetto che nel giro di mezz’ora annoierei a morte lei e me.”

“Io ti amo quando sei gentile.” Gli aveva detto una volta, prima che si sposassero, e questo l’aveva mandato in bestia.
“Non dire una cosa del genere. Cristo, tu non puoi ‘amare’ la gente solo quando è ‘gentile’. Non capisci che è come chiedere: ‘Che me ne viene in tasca?’ Senti”. (Si trovavano sulla Sixth Avenue, in piena notte, e Frank la teneva ferma, a braccia tese, le mani saldamente appoggiate ai lati della calda gabbia toracica di lei, sotto il cappotto.) “Senti, o tu mi ami oppure non mi ami, bisognerà che ti decidi.”

“Che tu cosa? Mi pianti? Che cosa sarebbe… una minaccia o una promessa?”

Il sole mandava un piacevole tepore. Ancora qualche giorno e avrebbe fatto caldo sul serio, ma intanto si stava benissimo.

“E la prima persona che dà sul serio l’impressione di capire quello che diciamo.”
“Questo è vero”, Frank bevve un lungo sorso, ritto accanto alla finestra panoramica a osservare gli ultimi raggi del sole al tramonto. “Secondo me, vuol dire che siamo pazzi come lui.”

La capacità di misurare e suddividere il tempo ci offre una quasi inesauribile fonte di consolazione.
“Sincronizzare gli orologi sulle sei zero zero.”, dice il capitano di fanteria, e ognuno dei tenenti che gli si affollano intorno dimentica per un istante la paura nell’atto di spostare due sottili lancette in funzione di un prezioso allineamento, mentre tonnellate di proiettili d’artiglieria pesante gli sibilano sopra la testa.

Al diavolo questa dolorosa, penosa, inerme, stupida convinzione di essere “innamorato” di lei. Al diavolo anche l’amore, e ogni altra ingannevole, inutile stupida emozione.

“Secondo me, con tutta probabilità lei è un bravissimo ragazzo con una bella moglie e due bei bambini nel Connecticut, e credo che forse è accaduto semplicemente questo: lei si è cacciato in una situazione molto umana, molto comprensibile, e vi si è trovato invischiato. Non è andata pressappoco così?”

“Il denaro è sempre una buonissima ragione”, disse ancora John. Prese a camminare su e giù sul tappeto con le mani in tasca. “Ma non è quasi mai la ragione vera.”

Richard Yates

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