sabato 29 dicembre 2007

La Bussola d'Oro


Primo capitolo della trilogia di Philip Pullman Queste Oscure Materie, comprendente anche La Lama Sottile e Il Cannocchiale d'Ambra (Povero Pullman, dopo aver partorito un titolo bellissimo come Queste Oscure Materie doveva essere veramente sfinito per sfornare delle ciofeche del genere per i singoli libri).
Il film è una via di mezzo tra Il Signore degli Anelli e Le Cronache di Narnia, una spanna migliore di quest'ultimo e anni luce lontano dall'opera Jacksoniana di Tolkien. Quello che innervosisce è la troppa carne messa al fuoco e servita in modo frettoloso, un po' come se in un ristorante venissero serviti primo, secondo, antipasto, dolce, caffè ed ammazza caffè a distanza di un secondo l'uno dall'altro. Non ho letto il libro e perciò non posso dire se questo susseguirsi affannoso di fatti e storie sia il risultato di un tetativo piuttosto goffo di trasposizione fedele da carta a pellicola, ma la presentazione di alcuni personaggi e lo sviluppo di altri a tratti è pure imbarazzante.
Vengono inoltre utilizzati nomi altisonanti di Hollywood per poi relegarli a semplici macchiette: il nuovo 007 Daniel Craig è una presenza fugace e leggermente magnetica per la primissima parte del film, ma poi viene riposto silenziosamente nel dimenticatoio, sperando che abbia un ruolo diverso nel secondo e terzo capitolo; Eva Green appare, nel vero senso della parola, a tre quarti inoltrati di film, e scompare, sempre nel vero senso della parola, poco dopo, per avere poi la sua seconda riga di dialogo solo a circa due minuti dai titoli di testa. L'unica attrice utilizzata con un po' più di insistenza, oltre alla piccola protagonista Dakota Blue Richards, è Nicole Kidman, bionda come non mai, affascinante più di quando aveva venti anni, e cattiva come prima potevamo solo immaginarci.
Rimane solo la bellezza di alcuni daimon, trasposizione in forma animale dell'anima delle persone, come quello della piccola Lyra quando assume le sembianze di gatto.


Giudizio: Tv



  • Cinema ==> Da vedere assolutamente, correre al cinema

  • Dvd ==> Da vedere, ma si può aspettare il noleggio

  • Tv ==> Niente di esaltante, se proprio si deve vedere aspettare il passaggio in tv

  • Passeggiata ==> Perdibilissimo. Andate pure a fare una passeggiata.. anche sotto la pioggia

venerdì 28 dicembre 2007

Eastern Promises


Non all'altezza del precedente A History of Violence, ma pur sempre un gran bel film. Della seconda carriera di Cronenberg, quella meno visionaria ed iniziata con Spider per intenderci, questo film si posiziona a metà strada.
Quello che incanta è la struttura della storia, dove tutte le cose si incastrano alla perfezione ed ogni singola scena ha un proprio significato, che va ad aggiungersi agli altri formando un mosaico dark e minimalista. Nessuna inquadratura è inutile, nessun dialogo fine a se stesso: il tutto è costruito a regola d'arte per non appesantire l'intreccio della storia, bensì a sorreggerlo.
Fantastico anche il cast, con Vincent Cassel in una delle sue interpretazioni migliori (finalmente, a causa del contesto, senza quell'odioso accento francese che in ogni film i traduttori italiani si ostinano a sottolineare); una Naomi Watts solare e splendente; ma su tutti un duro e spigoloso Viggo Mortensen che da solo vale tutto il prezzo del biglietto.
Unica perplessità è come sia venuto in mente ai genitori di quella povera bambina di si e no dieci anni, che avevo seduta qualche fila davanti a me, di portare la figlia a vedere un film dove la violenza non la si nasconde minimamente, anzi... La scena della sauna su tutte.

Giudizio: Cinema



  • Cinema ==> Da vedere assolutamente, correre al cinema

  • Dvd ==> Da vedere, ma si può aspettare il noleggio

  • Tv ==> Niente di esaltante, se proprio si deve vedere aspettare il passaggio in tv

  • Passeggiata ==> Perdibilissimo. Andate pure a fare una passeggiata.. anche sotto la pioggia

giovedì 27 dicembre 2007

Ponti



E' strana, ed a tratti pure incomprensibile, la segreta e sconfinata gioia che alcune persone provano nel far crollare i ponti. La maniacale precisione con cui sistemano le cariche, alla base di precisi calcoli che li portano a determinare quale pilastro sia il più portante e quale ad esempio cadrà per primo scatenando così un tragico effetto domino, potrebbe paragonarsi solo alla sensualità languida espressa nell'atto del corteggiamento.
La preparazione dell'esplosivo e tutti i preliminari che porteranno alla demolizione del ponte sono una gioia quasi magnetica per alcuni individui; ma così come accade per il corteggiamento, dove giochi di sguardi, frasi allusive, e carezze sfiorate ne fanno da padrone e regalano attimi di bellezza trasparente, così tutti i preparativi alla demolizione non rappresentano il vero e proprio fine, il vero piacere: in un caso l'amore, se non quello con la A maiuscola almeno un sentimento che vi si avvicina; nell'altro il crollo del ponte.
In entrambi i casi la felicità che si gode ad assaporarne i momenti non è altro che un mezzo, un antipasto, per arrivare alla meta, o alla portata, principale.
Perchè certe persone paiono godere e provare una soddisfazione quasi sessuale nel far crollare i ponti: strutture che uniscono due lembi di terra che altrimenti risulterebbero separati e irraggiungibili gli uni dagli altri.
Questo non è un male, o un qualcosa da condannare e ripudiare. Basta che nel momento della distruzione nessuno si trovi a metà strada del ponte, intento a raggiungere l'altra sponda. In questo caso non c'è da colpevolizzare chi ha cercato in un modo come un altro di appagare un suo piacere: c'è solo da sperare che il ponte non sia troppo alto, e che la persona che vi si trova sopra se la cavi rimanendo gravemente ferita, e non uscendone morta.

martedì 25 dicembre 2007

Drifting

Drifting, drifting, drifting away
I got myself a mansion, then i gave it away
It's not the world that's heavy, it's just the things that you save
And i'm drifting, drifting away
Drifting, drifting, drifting along
I rid myself of worries, and the worries were gone
I only run when i want to and i sleep like a dog

I'm just drifting, drifting along
The suitcoats say, "There is money to be made"

They get so damn excited, but i guess it's their way
My road it may be lonely just because it's not paved
It's good for drifting, drifting away
All the suitcoats say, "There is money to be made"
They get so damn excited, nothing get's in their way
My road it may be lonely just because it's not paved
It's good for drifting, drifting away
Drifting, drifting, drifting, uh huh
I feel like going back there, but never for long

I sometimes wonder if they know that i'm gone

I'm just drifting, drifting along
Drifting, drifting along...drifting, drifting along

lunedì 24 dicembre 2007

Correndo Con Le Forbici In Mano

Con il passare del tempo, anziché migliorare, tra i miei genitori le cose peggiorarono. Mio padre diventò più ostile e distaccato, con una particolare predilezione per gli oggetti metallici dai bordi seghettati. E mia madre cominciò a impazzire.
Impazzire non nel senso di "olé, pitturiamo la cucina di rosso fuoco". Impazzire della serie "forno a gas, panino al dentifricio, io sono Dio". Erano finiti i giorni in cui stava sul balcone ad accendere candele profumate al limone senza sentire poi il bisogno di mangiarsi la cera.

Augusten Burroughs

giovedì 20 dicembre 2007

Sulla collina

Alle dieci di sera sulla collina. Le spalle appoggiate al muro dell’osservatorio e le gambe stese sull’erba del giardino. Il paesaggio, appena sotto di noi, si estende per tutta la città: non è altro che un brillio fugace di mille luci intermittenti. Sopra la testa, invece, brillano quelle più dure, le stelle, e ci appaiano come mille candeline accese sul cielo.
La luna, un piatto, un disco, un qualcosa di ben più luminoso di tutto il resto, ci guarda con curiosità: quasi a chiedersi cosa ci facciano lì, noi, tre solitari ragazzi, lontani da tutto e da niente.

Mirko mi passa la bottiglia di Fanta che abbiamo comprato al supermercato prima di venire quassù. Io ne prendo un lungo sorso. Lo tengo in bocca per qualche secondo, con le guance gonfie, a sembrare un clown, poi butto giù. Mi volto verso la mia sinistra e tendo la bottiglia di plastica verso Irene. Lei la prende e butta giù la bibita.
Io torno con lo sguardo verso la vallata. Mi perdo giusto qualche istante, con domande che la mattina dopo manco ricorderò neppure. Domande innocue, banali e pure ripetitive. A volte, in sere come questa, cerco addirittura di trovargli delle risposte adatte. Risposte che siano convincenti, o per lo meno credibili.
Poi alzo lo sguardo e riprendo la luna.
“Già – le dico – cosa ci faccio io tra questi due perfetti innamorati?”

Alla mia destra è seduto Mirko, mentre alla mia sinistra c’è Irene, con i suoi capelli biondi. Si sono conosciuti circa tre anni fa, per merito mio continuano a dire. In realtà io non ho fatto assolutamente niente. Mirko è mio amico fin da quando ero bambino, mentre Irene era semplicemente una ragazza che passava di tanto in tanto a casa mia per farsi rammendare dei vestiti da mia nonna.
È bastato che per caso lei avesse un paio di jeans da rattoppare e che Mirko passasse a prendermi a casa, per far si che tutto iniziasse. Da quel giorno non c’è verso non vederli insieme, come una cosa sola.
Per questo ora, in mezzo a loro due, con questo paesaggio da brividi, romantico, mi sento così a disagio. Fuori luogo.

La collina dell’osservatorio l’abbiamo scoperta in molti il giorno dell’eclisse totale di sole. Prima di allora, pensare che il nostro paese avesse un osservatorio somigliava molto all’inizio di una barzelletta. Nessuno si era mai neppure domandato cosa fosse quella strana costruzione che sembrava uscir fuori dagli alberi; ma l’esaltazione generale per quell’evento così speciale, si sa, ha fatto miracoli.
Per fortuna in pochi dopo quel giorno si sono ricordati di questo posto, e così noi ci abbiamo trovato il luogo perfetto dove passare le serate un po’ strane e senza senso come questa.

La bottiglia di Fanta mi ritorna davanti agli occhi. Ormai è agli sgoccioli, durerà forse a dir bene un altro giro. Uno e mezzo al massimo.
La prendo per il collo, la guardo e immagino. Se mai qualcuno, oltre alla luna, ci vedesse in quello stato, cosa mai penserebbe?
“Perché Fanta?”
“Perché non abbiamo del fumo.” direbbe Mirko.
“Perché la birra non mi piace molto.” Irene lo guarderebbe con quegli occhi sorridenti.
Bevo e passo a Mirko.

È il momento di andarsene. L’ho capito. Devo solo trovare il coraggio di alzarmi e dire ciao; trovare delle scuse plausibili a tutte le loro domande del tipo perché te ne vai eccetera eccetera, e poi prendere la strada del ritorno.
Non che mi dispiaccia stare con loro. Sono forse gli unici veri amici che mi rimangono, ma so come sono fatti. Tra un po’ Irene inizierà a fare tutti quei versetti da fanciulla in calore, e Mirko le andrà dietro senza pensare che ci sono io nel mezzo a non significarci nulla. L’ho già visto succedere così tante volte. Ormai è una scenetta che so a memoria. E oggi non ne ho voglia.

“Io vado ragazzi. Torno verso casa. Domani mattina, il primo che si alza mi venga a svegliare, ok? Ciao”
“Ma sei a piedi!”
“Non fa niente. Vorrà dire che mi farò una passeggiatina.”

mercoledì 19 dicembre 2007

martedì 18 dicembre 2007

She'll Never Be Your Man

The AM finds me home alone; awake and dead
Morning blinds me had that dream of you again
Fog is lifting I realize that you're not here
How you left me; life disappeared

Life is rejection; I know you've had your share
But this one's special I can't compete with her
And did she tell you only she could know your mind
And did she sell you what I said one time

She can be your lover
She can be your friend
She can be your vision of a mother, like the one you never had
She will know your troubles better than I can
But she'll never be your man
She'll never be your man
She'll never be your man

She's got you thinking of a world where you might fit in
A whole lot better than the one you've been living in
And did she tell you only she could understand
And did she sell you only time will tell

She can be your lover
She can be your friend
She can be your vision of a mother, like the one you never had
She can know your troubles better than I can
But she'll never be your man
She'll never be your man
She'll never be your man

She can be your lover
She can be your friend
She can be your vision of a mother, like the one you never had
She will know your troubles better than I can
But one thing's for sure...
she'll never be your man
She can be your lover
She can be your friend
She can be your vision of a mother, like the one you never had
She will know your troubles better than I can
Yeah, but one thing's for sure...
she'll never be your man

lunedì 17 dicembre 2007

I Fantastici 3

Una fantastica, ed esilarante, recensione di
Valerio Evangelisti (da Robot N. 52)

Ci sono film che vedo e poi cerco di dimenticare, per preservare la mia mente in buone condizioni. Uno di questi è I fantastici 4. Visto prima incompleto durante una lunga trasferta aerea (e non credevo ai miei occhi), e dimenticato. Poi rivisto in dvd e dimenticato di nuovo. Rimaneva però un vago, indefinito sentore di boiata. Dato che per Robot scrivo solo critiche a film di merda, ho dovuto rivederlo una terza volta. Le mie sensazioni iniziali hanno trovato piena conferma.
Devo subito dire il lato positivo del film, direi l’unico: la graziosa Jessica Alba. Dagli extra del dvd appare stupidotta anzichenò, una specie di velina degna di Striscia la notizia. Però resta un gran bel vedere. Spero che esca prima o poi un’edizione condensata de I fantastici 4, comprendente solo le scene in cui appare lei. Tutto il resto è superfluo.

E dire che il film inizia benino. Quattro astronauti partono in missione e vengono investiti da una pioggia di raggi cosmici. L’esito è drammatico: tornati sulla terra, uno diventa elastico e si può allungare a dismisura; un secondo, fatuo frequentatore di discoteche che parla come i personaggi di Isabella Santacroce, sprigiona calore e può volare e incendiare a piacere; Jessica è capace di rendersi invisibile; il più sfigato, The Thing, la Cosa, è trasformato in un ciccione di pietra e, a differenza degli altri, non può tornare a condizioni umane.
Buono anche l’avvio dell’esistenza della Cosa, il personaggio più problematico. Vive con sofferenza la sua nuova natura, prova dolore quando la moglie lo schifa (nei panni di lei avrei fatto lo stesso: passi vivere con un grassone, ma con un sasso è troppo). C’erano tutte le premesse per una bella crisi esistenziale.
Invece no. La Cosa, che è di buon cuore, partecipa al dolore di un aspirante suicida. Dimentica il proprio problemino (essere un’orribile statua pietrosa) e si lascia investire da quelli di lui. Per salvargli la vita, quasi distrugge il ponte di Brooklyn, provoca centinaia di tamponamenti (chissà quanti morti o feriti, ma non viene detto), fa sì che un autobus scolastico resti in bilico sul fiume Hudson, carico di bambini.
A questo punto intervengono l’uomo elastico e la donna invisibile, che passavano di lì. Unendo le loro doti salvano l’autobus. A quel punto, uno si aspetterebbe che la folla linciasse chi ha provocato il resto del disastro. Niente affatto. Applaudono tutti, inneggiando ai “Fantastici Quattro”. Come quella gente sappia che sono quattro, visto che l’uomo torcia non è intervenuto, non si sa. Le leggi della telepatia sono tutte da esplorare.
Mentre continuano gli applausi appaiono finalmente forze di polizia, pompieri e vigili urbani, fino a quel momento assenti. Il crollo del ponte di Brooklyn, dopo l’11 settembre, è in effetti un incidente minore, da prendere con calma. Idem per diverse centinaia di scontri fra automezzi. Ci si aspetta che gli uomini della legge arrestino chi ha provocato quel casino. Niente affatto. Sono anche loro contenti e commossi.
Nei giorni successivi, i quattro reagiscono con fastidio alla pubblicità che li circonda. Vorrebbero l’anonimato. Tanto è vero che, per favorirlo, indossano tutine aderenti con il numero 4 bene in vista.
Si ritirano comunque in un laboratorio avveniristico, dove l’uomo elastico, che è anche scienziato, cercherà di riportarli alla normalità. Il guaio è che il padrone del laboratorio è stato investito anche lui dai raggi cosmici, dotati di qualità che Einstein non sospettava: controlla l’energia elettrica, è diventato cattivissimo e ha una forza spaventosa. Si profilano complicazioni.
A questo punto devo precisare che non sono pregiudizialmente ostile ai supereroi di matrice fumettistica. Ho apprezzato molto i primi due Batman (più Batman Begins) e i primi due Spider-Man. Mi ha però sempre lasciato sorpreso la rapidità con cui il superuomo riesce, nelle situazioni più impensate, a indossare da un momento all’altro la propria uniforme, con tanto di maschera e di mantello. E’ vero che a volte si rifugia in una cabina telefonica o in un cesso, ma uno si domanda dove tenesse tutti quegli indumenti fino a poco prima. Poi mi capitò di vedere in un fumetto (non domandatemi quale: ho già detto che certe cose le rimuovo) il protagonista estrarre la sua tuta da un anello. Ricordo che mi dissi: “Ah, ecco”. D’altra parte, se Eta Beta porta ogni sorta di cose nelle mutande, perché non dovrebbero farlo i supereroi? Hanno le mutande anche loro.
Tuttavia, ne I fantastici 4, il problema non è questo. All’inizio del film si vede la nostra Jessica in grave imbarazzo. Lei diventa invisibile, i suoi vestiti no. Per scomparire del tutto deve denudarsi, il che le causa problemi allorché ricompare. La faccenda è divertente, anche se è inutile sbavare: le speranze degli spettatori di sesso maschile saranno deluse, non si vede proprio nulla.
Nella seconda metà della pellicola, invece, Jessica diventa invisibile con tutta la tuta, e magari anche con l’orologio, se ne porta uno. E’ un enigma, come ne esistono tanti tra terra e cielo.
Torno alla parte finale del film, che riassumo. Cattivo scatenato, la Cosa rapita e liberata dagli amici, tonfi, scoppi, fiamme, incendi, disastri, trionfo finale del bene.
In pratica non ricordo un cazzo. Dovrò rivedermi il tutto una fantastica, quarta volta.
Forse allude a questo l’unica scena che mi è rimasta in mente: il discotecaro-torcia che, nel finale, disegna il numero 4 nel cielo notturno. In omaggio al ripudio per la pubblicità che il quartetto supereroico non ha fatto che invocare.
Mi faccio di pietra e rinuncio ai commenti.

giovedì 13 dicembre 2007

Stimoli

Non so perchè, ma quando sento parlare dei dirigenti d'azienda che commentano la nascita di un figlio di un dipendente con
"Ti cambia la vita, ti dà nuovi stimoli."
non so perchè ma non riesco a trattenermi dal pensare che in fondo i nuovi stimoli a cui alludano siano diversi da quelli che uno potrebbe pensare. Sarà che io non ho figli e quindi questi fantomatici nuovi stimoli non li ho ancora scoperti, ma...
"Un'altra bocca da sfamare, vedrai come lavorerà ora!" Ecco quello che penso intendano loro per nuovi stimoli.

Libero di sbagliarmi...

mercoledì 12 dicembre 2007

Scomposizione Della Parola Malinconia

MALINCONIA:

  1. Stato d'animo dolente ma calmo, o temperato da una certa dolcezza; aspetto, qualità di ciò che suscita o esprime tale stato d'animo.
  2. Cosa, pensiero che sia fonte di treistezza.
  3. Dei quattro umori organici che secondo la medicina antica concorrevano a formare il temperamento dell'uomo, quello nero, a cui si attribuivano gli stati d'animo cupi e accidiosi.
  4. Malattia psichica caratterizzata da inappetenza, mutismo e fissazione in tristi pensieri.

DOLENTE:

  1. Che duole.
  2. Che provoca dolore, afflitto.
  3. Che esprime dolore. L'espressione "le dolenti note" è diventata di uso proverbiale e allude ad un discorso o a una situazione che si annuncia spiacevole.

DOLCEZZA:

  1. Sapore, qualità dell'essere dolce.
  2. Mitezza.
  3. Impressione dolce, sentimento gentile; tenerezza.
  4. Piacere, gioia: le dolcezze dell'amore.


AFFLITTO:

  1. Che soffre, che provoca dolore; che denota afflizione.


AFFLIZIONE:

  1. Stato di grande abbattimento.
  2. Causa di tormento, di angoscia.

ANGOSCIA:

  1. Doloroso stato d'animo dovuto a dubbio o paura.
  2. Situazione di radicale incertezza, d'instabilità propria dell'esistenza individuale umana.
  3. Disturbo neurotico, caratterizzato da apprensione e da difficolta respiratorie e circolatorie.
  4. Affanno.

APPRENSIONE:

  1. Ansiosa aspettativa di un evento che si teme.


AFFANNO:

  1. Difficoltà di respiro dovuta a fatica eccessiva o a malattia.
  2. Dolore dell'animo.


MITEZZA:

  1. L'essere mite.


MITE:

  1. Che è incline alla pazienza e all'indulgenza.
  2. Mansueto.
  3. Che rivela bonarietà, indulgenza, moderazione.
  4. Per estensione: dolce, temperato.

martedì 11 dicembre 2007

His Cum On My Open Wounds

Potrei raccontare di quando ho camminato con il Diavolo, stando ben attento a precisare che non si tratta di una stupida allegoria.
Potrei parlare di quando l'ho baciato, o di quando ho fatto sesso con lui; di quando gli ho succhiato il cazzo, mentre lui con le mani mi spingeva la testa contro il suo ventre, e di come l'ho sentito duro arrivarmi fino in gola.
Potrei parlare di quando ho fatto l'animale per lui, e di come mi sono lasciato penetrare fino a farmi sanguinare il culo.
Mi piacerebbe poter dire di essere stato male e di aver pianto tutto il tempo; invece ridevo, ridevo, e mi piaceva davvero, sul serio, tanto.

venerdì 7 dicembre 2007

Neurone

Termine con cui si definisce il tipo cellulare che compone, insieme alle cellule gliali, il tessuto nervoso. Il neurone è caratterizzato da una struttura altamente polarizzata evolutasi per favorire la ricezione, l’integrazione e la trasmissione degli impulsi nervosi.

Anatomia
La parte centrale del neurone è costituita dal corpo cellulare, anche detto soma o pirenoforo, in cui risiedono il nucleo e gli altri organelli deputati alle principali funzioni cellulari (Apparato di Golgi, neurofilamenti, neurotubuli, granuli di pigmento, sostanza tigroide, mitocondri, nucleo,reticolo endoplasmatico liscio e rugoso). Le cellule nervose presentano poi all'interno del soma una zona che, in presenza di coloranti, si colora a macchia di leopardo. Questa zona assume il nome di Zolla di Nissl o Sostanza Tigroide,che rende la cellula nervosa ancora più riconoscibile da una sezione istologica. Dal corpo cellulare hanno origine prolungamenti citoplasmatici che conferiscono al neurone le proprietà di eccitabilità e conducibilità che sono i dendriti e il soma, che nel complesso costituiscono i neuriti del neurone. I dendriti, dal greco dendròn=albero (biologia)|dendrite]], hanno diramazioni simili ad un albero. Attraverso i dendriti, il neurone riceve il segnale da neuroni afferenti e lo propaga in direzione centripeta (verso il pirenoforo). La complessità dell’albero dendritico rappresenta uno dei principali determinanti della morfologia neuronale e del numero di segnali ricevuti dal neurone. A differenza dell'assone i dendriti non sono dei buoni conduttori dei segnali nervosi i quali tendono a diminuire di intensità. Inoltre i dendriti si assottigliano fino a punto terminale e contengono poliribosomi . Dal polo opposto ha origine l'assone che conduce il segnale in direzione centrifuga verso altri neuroni. L'assone è invece un ottimo condutore grazie agli strati di mielina, ha un diametro uniforme e non contiene ribosomi, quindi qui non avviene sintesi proteica. La parte finale dell’assone è un’espansione detta bottone terminale. Attraverso i bottoni terminali un assone può prendere contatto con i dendriti o il corpo cellulare di altri neuroni affinché l’impulso nervoso si propaghi lungo un circuito neuronale.

Gli assoni delle cellule del sistema nervoso periferico sono ricoperti da due membrane protettive, che isolano l'assone impedendo la dispersione degli impulsi elettrici. La membrana più esterna prende il nome di neurolemma o Guaina di Schwann, quella più interna di guaina mielinica. Lungo il neurolemma sono presenti delle strozzature dette nodi di Ranvier in corrispondenza dei quali la guaina mielinica si interrompe.

I neuroni del Sistema Simpatico (che trasmettono cioè impulsi elettrici a muscoli involontari) non presentano in genere la guaina mielinica, mentre altri neuroni mancano invece del neurolemma (Ad es. il nervo ottico)

Possiamo suddividere i neuroni in base a :

1) numero di neuriti (assoni e dendriti)

Neuroni Unipolari se presentano solo l'assone (Il dendrita è stato inglobato nella struttura dell'assone).
Neuroni Bipolari se presentano un assone e un solo dendrita.
Neuroni Multipolari se presentano un assone e molteplici dendriti.
2) numero di dendriti (due ampie classi a seconda della forma):

Cellule Piramidali a forma di piramide.
Cellule Stellate a forma di stella.
3) alle connessioni :

Neuroni sensitivi primari .
Motoneuroni .
4) alla lunghezza dell'assone :

Neuroni di tipo I del Golgi (neuroni di poiezione) lunghi assoni.
Neuroni di tipo II del Golgi (neuroni a circuito locale) assoni corti.
5) al neurotrasmettitore

Trasmissione dell'impulso elettrico
La struttura intervallata della guaina mielinica permette all'impulso elettrico di "saltare" da un nodo all'altro ed essere trasmesso così più velocemente da neurone a neurone. Si parlerà,in questo caso di conduzione saltatoria,mentre per l'impulso che viaggia su tutta la fibra si parlerà di conduzione puntiforme;quest'ultima è tipica dei nervi periferici(presenti per es.negli arti) Gli impulsi elettrici (Spike) sono generati grazie ad un meccanismo di polarizzazione e depolarizzazione della membrana del neurone, che agisce con un movimento ondulatorio.Si parla infatti di onde polarizzatrici e depolarizzatrici che si susseguono all' interno delle fibre. Il sistema garantisce la propagazione degli impulsi elettrici (Spike) lungo l'assone, con una velocità di circa 100 m/s. Si definisce frequenza di scarica o frequenza d'innervazione del neurone, il numero di Spike al secondo, (Fi=Spike/s).

Possiamo suddividere i neuroni in tre tipi,in base alla modalità di trasmissione dell'impulso:

Neuroni sensoriali (neurone afferente): partecipano all'acquisizione di stimoli, trasportando le informazioni dagli organi sensoriali al sistema nervoso centrale
Interneuroni(neurone con ingresso un neurone ed uscita un neurone): all'interno del sistema centrale, integrano i dati forniti dai neuroni sensoriali e li trasmettono ai neuroni motori (Motoneuroni).
Neuroni efferenti: in ambito neuranatomico si tende a distinguerli in somatomotori o visceroeffettori.
I primi innervano la muscolatura striata volontaria dell'organismo, tra essi esiste una ulteriore sottoclassificazione in motoneuroni α (alfa), ossia responsabili dell'effettiva contrazione delle fibre muscolari striate, e motoneuroni γ (gamma), che innervano organi sensoriali propriocettivi detti "fusi neuromuscolari" intercalati nellacompagine muscolare. I secondi (visceroeffettori) danno origine a fibre dette omonimamente visceroeffettrici, ma meglio definibili come pregangliari poiché esse mettono sempre capo ad un secondo neurone localizzato in un ganglio simpatico o parasimpatico, da cui origina la fibra postgangliare; tali neuroni agiscono nell'ambito delle risposte involontarie o viscerali a determinati stimoli (costrizione della muscolatura liscia, secrezione ghiandolare...).

Malattie
Il deterioramento della mielina presente nel nevrasse, a causa di un errato comportamento del sistema immunitario, provoca la sclerosi multipla (che porta ad una progressiva perdita della capacità di condurre i messaggi, del controllo muscolare e della funzione cerebrale).

giovedì 6 dicembre 2007

All My Loving

Close your eyes and I'll kiss you
Tomorrow I'll miss you
Remember I'll always be true
And then while I'm away
I'll write home everyday
And I'll send all my loving to you

I'll pretend that I'm kissing
The lips I am missing
And hope that my dreams will come true

And then while I'm away
I'll write home everyday
And I'll send all my loving to you

All my loving I will send to you
All my loving, darling, I'll be true

Close your eyes and I'll kiss you
Tomorrow I'll miss you
Remember I'll always be true
And then while I'm away
I'll write home everyday
And I'll send all my loving to you

All my loving, I will send to you
All my loving, darling I'll be true

All my loving, All my loving
Wooooo, all my loving
I will send to you

mercoledì 5 dicembre 2007

La Bestia Più Feroce

La bestia più feroce
Produce ferite d'argento

E non è il morire
La paura maggiore
E' l'agonia
Che non dà mai sollievo

Con fruste e lame
Si accuccerà ai tuoi piedi

Ma non ti preoccupare
Sarà lo stolto
Vedrai
Il primo a cadere

martedì 4 dicembre 2007

Movimenti Lenti Nella Luce del Giorno

Dimmi che tutto questo dipende dal niente, che non ha un motivo, ma che è nato così come sono nati i primi essere pluricellulari: di punto in bianco, dopo miliardi e miliardi di anni.
Non voglio dire che questa sia un'evoluzione. Non voglio che lo sia, ed anche se lo fosse non vorrei mai assegnargli questo nome; perchè per ogni evoluzione, per ogni passo in avanti, c'è sempre un'estinzione.

lunedì 3 dicembre 2007

Novembre 2007

“Per tre anni ho avuto le rose... e non ho chiesto scusa a nessuno.”

Alan Moore

domenica 2 dicembre 2007

Sindrome di Haglund

Ricorre il primo anniversario:

È una patologia nello sviluppo del calcagno, la cui parte posteriore superiore si presenta sporgente e allargata, ed è spesso accompagnata da un'infiammazione della borsa sottocutanea, dovuta al continuo trauma contusivo del calcagno contro la scarpa. Nelle fasi acute il dolore provocato dall'infiammazione impedisce di indossare scarpe; inizialmente si ha un arrossamento cutaneo, seguito da tumefazione associata alla borsite.
Con una radiografia si verifica la sporgenza abnorme del calcagno, mentre l'ecografia identifica la presenza di un'eventuale borsite. Se l'atleta vuole condurre una vita atletica lunga e positiva, la soluzione migliore resta l'intervento di correzione del profilo calcaneare. Nei casi meno gravi, è possibile convivere con la situazione alternando periodi di stop a periodi di attività, in cui comunque il carico non può essere portato oltre un certo limite. Sconsigliato l'uso frequente delle infiltrazioni per tamponare la situazione.



venerdì 30 novembre 2007

Across The Universe

Visto in anteprima una settimana fa. Cosa dire? Che è bello? Che riscoprire le canzoni dei Beatles è sempre un piacere? Sarebbero tutte parole vane. Perchè questo film non diventerà mai un capolavoro (in effetti, per quanto mi sia piaciuto, un capolavoro non lo è: alcuni punti non sono proprio del tutto ben riusciti, e qualche taglio ad alcune scene non avrebbe fatto male) e questo un po' me ne dispiace; perchè la storia, le scene, gli attori, il senso del tutto: sono cose che ognuno dovrebbe scoprire e apprezzare.
Invece, molto probabilmente, Across The Universe passerà inosservato ai più, e verrà conosciuto, e di sicuro apprezzato, solo da quei pochi che lo scopriranno quasi per caso. E' un peccato, perché questo film è davvero bello, interpretato e cantato pure bene.
Si, è un musical, ma non uno di quelli in vecchio stile, nè uno baraccone tipo Moulin Rouge; si potrebbe definirlo un musical più sussurrato, se non fosse che in alcuni punti la musica prende il sopravvento ed esplode con tutta la sua potenza.
Quello che però è passato come un chiaro omaggio ai Beatles (come già accennato tutte le canzoni sono pescate dal repertorio del quartetto di Liverpool, ma anche i nomi dei personaggi hanno ovvi riferimenti a Lennon e soci, basti pensare a Lucy [in the sky with diamonds] e [hey] Jude), nasconde un ritratto sincero ed appassionato a tutti gli anni 60. Nell'arco della storia c'è di tutto: dallo stile di vita hippie, a Martin Luther King; dalla guerra del Vietnam, al movimento pacifista; passando attraverso ombre di Jimi Hendrix, la rivoluzione sessuale e le prime esperienze con la droga.
In definitiva: un film che non passerà alla storia dell'umanità intera, ma che avrà un posto speciale nel mio piccolo ed insignificante cuoricino: un piccolo gioiello da custodire e condividere solo con persone speciali, a cui si vuole regalare due ore e passa di anticamera del paradiso.

Ps. Da ricordare anche solo per avermi fatto scoprire la bellezza di un attore come Jim Sturgess...

Giudizio: Cinema

  • Cinema ==> Da vedere assolutamente, correre al cinema
  • Dvd ==> Da vedere, ma si può aspettare il noleggio
  • Tv ==> Niente di esaltante, se proprio si deve vedere aspettare il passaggio in tv
  • Passeggiata ==> Perdibilissimo. Andate pure a fare una passeggiata.. anche sotto la pioggia

giovedì 29 novembre 2007

You've Got To Hide Your Love Away

Here I stand head in hand
Turn my face to the wall
If she's gone I can't go on
Feeling two foot small
Everywhere people stare
each and every day
I can see them laugh at me
And I hear them say

Hey you've got to hide your love away
Hey you've got to hide your love away

How can I even try?
I can never win
Hearing them, seeing them
In the state I'm in
How could she say to me
"Love will find a way?"
Gather round all you clowns
Let me hear you say

Hey you've got to hide your love away
Hey you've got to hide your love away

mercoledì 28 novembre 2007

Saggezza

Citazione da un collega:


"Chi semina raccoglie, ma chi raccoglie si china... e a quel punto è un attimo..."

martedì 27 novembre 2007

Funghi Allucinogeni

Di questo tipo di funghi diffusi in tutto il mondo ne esistono circa duecento varietà e ogni anno i micologi ne classificano di nuove.Evidenze storiche e archeologiche dimostrano che una pluralità di culti e tradizioni, sia a scopo religioso che terapeutico, si è sviluppata intorno ad essi.
I cactus e i funghi allucinogeni erano e sono tuttora tradizionalmente diffusi presso le popolazioni indigene di diverse zone dell'America e il loro uso (legato a riti sacri e fatto risalire al 2000 a.C.) si è perpetuato presso le culture degli Inca, degli Aztechi e dei Maya.
L'uso di funghi allucinogeni è poi continuato in varie tribù dell'Amazzonia, presso gruppi di indios Huicholes, nelle regioni dell'attuale Messico e anche presso tribù indigene nord-americane delle zone semi-desertiche.
Il loro uso pare non fosse estraneo, fin dall'età della pietra, anche nelle culture europee, africane e asiatiche.

Psilocibina
I funghi del genere Psilocybe, con le loro 80 varietà (tra cui la testa pelata e il teonanacati), fanno parte della famiglia dei funghi prataioli e contengono quali principi attivi i derivati della psilocibina. A causa della loro struttura chimica simile, la psilocibina e la psilocina sono imparentate con l'LSD e hanno un effetto psicoattivo simile a quest'ultimo anche se più leggero. Il piu consumato tra questi funghi é probabilmente il Psilocybe cubensis, comunemente detto "The Mexican". Come suggerisce il nome questo è originario dell'america centrale ma oramai coltivato indoor in tutto il mondo. Un altro fungo molto commercializzato e' il Psilocybe copelandia detto "Hawaiian" dagli effetti molto prolungati nel tempo (10-12 ore) e che pare garantire allucinazioni molto vivide.

Commercio
Fino a poco tempo fa i funghi allucinogeni erano venduti nella zona libera di Cristiania a Copenaghen ma soprattutto in tutti gli "smart shop" di Amsterdam (negozi nei quali é possibile trovare molte sostanze psicotrope naturali) ed addirittura nella capitale Olandese era possibile partecipare in alcune discoteche a "mushroom party" perfettamente legali. Oggi la loro vendita sta venendo limitata e da poco l'Olanda ha iniziato un giro di vite contro la Psilocibina. Stesso dicasi per la Danimarca. Sul web la vendita e' oggi effettuata in modo irregolare e anche i siti specializzati da molti anni non spediscono più in Italia. In molti paesi tropicali come il Laos o la Cambogia oppure la Thailandia (dove sono però illegali) vengono venduti ai turisti sottoforma di frittatine o frullati.
In Italia la normativa vigente vieta la vendita e/o il consumo di specie appartenenti ai generi Psilocybe e Stropharia, equiparando il loro uso a quello di una qualsiasi droga (es. cannabis o marijuana), con quello che ne consegue a livello penale.

Effetti
In seguito all'ingestione, sia il Peyote che i funghi allucinogeni possono determinare disturbi gastrici, nausea, vomito, vertigini, arrossamento cutaneo, aumento della temperatura corporea. Questi sintomi in genere hanno breve durata (seppure possano essere alquanto fastidiosi, soprattutto nel caso del Peyote) e sono lentamente sostituiti dagli effetti psichedelici delle sostanze che, come l'acido lisergico sintetizzato in laboratorio, oltre le ripercussioni sulle percezioni possono avere effetti "enteogenici" (sensazioni di contatto profondo con la realtà interiore ed esterna, atteggiamento contemplativo, disposizione alla pace interiore) Spesso i consumatori riferiscono di provare una sensazione di totale controllo della mente e di riuscire ad avere una immagine di sé e della propria personalità da un'ottica esterna,ciò può rivelarsi piacevole per alcuni individui o viceversa creare forte disagio con conseguenti disturbi psichici. Bisogna rilevare che le allucinazioni ricercate dai consumatori sono solo la punta dell'iceberg di uno stato mentale altamente disturbato che può virare verso reazioni di tipo psicotico e determinare conseguenze tutt'altro che positive, sia in relazione allo stato allucinatorio di intossicazione acuta che riguardo i postumi. Sovradosaggio: non sembra che il sovradosaggio di psicocibina sia in grado di provocare danni permanenti, d'altro canto se il fenomeno del "bad trip" ossia del brutto viaggio è angosciante per i soggetti normali si può immaginare che impatto puo avere su menti disturbate. Senza contare il pericolo di fare del male a se stessi e agli altri.

lunedì 26 novembre 2007

Teorema di Pitagora

"Penso che sia una delle dieci più grandi sciocchezze dette sull'umanità."
"Cosa?"
"La vita." Francamente non pensavo fosse già così brillo, dopo appena tre bicchieri di Brachetto.
"Cosa?" Dissi la stessa identica parola di due secondi prima, ma con un'intonazione del tutto diversa.
"Parliamoci francamente - Riprese lui avvicinandosi a me e appoggiando i gomiti sul tavolo. - Nessuno di noi, alla nostra età, fa pensieri profondi sulla propria vita, sulla sua esistenza. E' già tanto se riusgiamo a dormire profondamente, figuriamoci pensare!"
Era strano, ma realmente convinto. Non lo avevo mai visto in questo modo. Sembrava tanto un serfista qualunque che per puro caso era riuscito a prendere un'onda degna di nota e la stesse cavalcando con estrema tranquillitò.
"Hai mai sentito dire da qualcuno che ha vent'anni 'La mia vita è uno schifo'? Oppure: 'Passo la mia vita a fare questo'? O ancora: 'Potrei definire la mia vita come...'? Lo hai mai sentito?"
"No." Dissi io, ma solo dopo che mi accorsi che lui si aspettava sul serio una risposta, e che tutte quelle non erano semplici domande retoriche. Solo allora potè andare avanti.
"Questo perchè nessuno passa neppure un millisecondo a pensare a ciò che ha passato come alla propria vita."
Lo pronunciò come si può pronunciare una rivoluzionaria teoria matematica, tanto arguta quanto banale. Se costruiamo un quadrato sulla base e sull'altezza di un triangolo scopriamo che otterremo una figura giometrica senza senso.
Molto probabilmente si aspettava pure degli applausi.

sabato 24 novembre 2007

Throw Your Arms Around Me

video

THROW YOUR ARMS AROUND ME

I will come to you in the daytime
I will raise you from your sleep
I will kiss you in four places
as i go runnin' down your street
I will squeeze the life right out of your
I will make you laugh, i'll make you cry
And we may never forget it
as i make you call my name as i shout it to the blue, summer sky

And we may never meet again
so shed your skin lets get started
And you will throw your arms around me
And you will throw your arms around me

I will come to you at nightime
I will climb into your bed
I will kiss you in 155 places
as i go runnin' round in your head
I will squeeze the life right out of your
I will make you laugh, i'll make you cry
End we may never forget it
as i make you call my name as i shout it to the blue, summer sky

And we may never meet again
so shed your skin lets get started
And you will throw your arms around me
And you will throw your arms around me

venerdì 23 novembre 2007

Primo: andare


Accendere: girare la chiave dal basso verso l’alto. Tenere la frizione pigiata. Sentire il rumore che fa il motore nel mettersi in moto. Dare un po’ di gas, quel tanto per ascoltare alcuni giri a vuoto. Poi un leggero gioco di piedi: destro, sull’acceleratore che scende; sinistro sulla frizione che sale. Ed il più è fatto.
Una volta arrivati a questo punto non resta altro da fare che girare lo sterzo, sentire le ruote sull’asfalto e muoversi. La strada poi farà il resto. La musica che passa sull’autoradio aiuterà. E io non mi sentirò più questo angoscioso senso di vuoto, finito, fatto, arrivato al capolinea, e tutt’altro.
Sono in queste giornate che arrivo la sera con la sensazione di aver passato il giorno a caricarmi di roba e di non avere più niente. Come se al supermercato girassi tra gli scaffali, prendessi in mano articoli e articoli e arrivassi alla cassa senza niente nel carrello.
Sento che le forze, quelle che mi hanno aiutato fino ad ora a resistere, a trascinarmi stanco fino alle ferie, stanno per esaurirsi. Ormai non è altro che un agonizzare verso la meta. Un arrancare che alla lunga stanca ancor più del lavorare.
Servisse poi a qualcosa. Il brutto è che so perfettamente quello che mi attende.

giovedì 22 novembre 2007

In Agonia

Mi spoglio dei lividi
E resto qua
Aspetto qualcosa
Che riapra le ferite
Meglio il sangue
Delle piaghe infette

Perchè i tagli sono Vuoti infiniti
Che non riesco più a colmare
O che mi sono stancato di riempire

mercoledì 21 novembre 2007

martedì 20 novembre 2007

Due Foto (Stesso giorno)

Stamattina, quando mi sveglio, sento Marta che bussa insistentemente alla porta della mia campera. Vado ad aprirle esatamente com esono, ovvero in mutande, magliette e molto molto assonnato. Lei non ci fa caso e si fionda dentro la camera bleterando che è tardi, che dobbiamo fare colazione e prendere la macchina per andare verso la scuola.
Mi metto i jeans e le scarpe senza allacciarle. Poi chedo amarta se per caso ha un maglione che potrebbe starmi. Lei mi guarda un po' storata e mi chiede se non me ne sono portati di miei. No, certo me li sono portati, o meglio: certo cme me lo sono ortat un maglione, ma oggi mi è presa così.
Andiamo in camera sua e me ne da uno di lana grigio a maglie larghe. Lo metto su direttamente sopra la maglietta con cui ho dormito la notte. E' uno di quei modelli che dovrebbe essere un po' larghi sulle spalle, stringersi al seno e poi riallargarsi sui fianchi; con il collo aperto un po' slabbrato che si affloscia con eleganza sul petto.
Facciamo un salto, proprio un salto, nella stanza della colazione. Giusto il tempo per un caffè e di lavarsi i denti, prendere la tracolla militare e siamo già in macchina. E siamo già in ritardo.
Sorrido quando Marta impreca guidando nel traffico. Mi domando se davvero si prenda così maledettamente sul serio da pensare che a qualche studentello sbarbato posso interessare del fatto che noi siamo in ritardo.
"Rilassati - le dico. - Per loro non siamo che un pretesto qualsiasi per perdere una giornata di lezioni. Esattamente come sono state per noi tutte le assemblee di sitituto della nostra vita scolastica."
Quando parcheggiamo davanti alla scuola Marta si ferma un po' per sistemarsi il trucco. Apre la borsa che le fa da beauty case e si mette a dipingersi la faccia guardandosi nello specchietto retrovisore. Io le rubo il rossetto, di un rosso pallido, e me lo metto. Poi con il dorso di una mano me lo tolgo dalle labbra, in modo che il colore ne venga un po' stemperato. Poi le tolgo gli occhiali da sole che ha appoggiato sopra la testa: un modello a mosca, con tre brillantini per parte ai lati delle grandi lenti nere. Me li metto e uscendo dall'auto prendendo la obrsa le chiedo se possiamo entrare o se dobbiamo ancora aspettare ceh il suo restauro finisca.
Lei esce dalla macchina e sorridendo mi guarda divertita e stupita. Drvo essere uno spettacolo surreale, lo ammetto, perché ho una maglia da donna che grazie al mio fisico non certo mascolino mi sta più o meno come dovrebbe stare; traccce visibili di rossetto sulle labbra; capelli lunghi che mi arrivano fino alle spalle; un paio di occhiali da donna che mi coprano quasi tutta la faccia fio a metà guancia; ma anche la barba di una settimana che campeggia qua e là sul visto.
"A volte mi stupisci proprio." Mi dice Marta.
"Se non ti stupissi - le rispondo io - rimarrebbe ben poco di me nella tua testa."

giovedì 15 novembre 2007

Il Triangolo Nero

Violenza, propaganda e deportazione. Un manifesto di scrittori, artisti e intellettuali contro la violenza su rom, rumeni e donne

La storia recente di questo paese è un susseguirsi di campagne d'allarme, sempre più ravvicinate e avvolte di frastuono. Le campane suonano a martello, le parole dei demagoghi appiccano incendi, una nazione coi nervi a fior di pelle risponde a ogni stimolo creando "emergenze" e additando capri espiatori.

Una donna è stata violentata e uccisa a Roma. L'omicida è sicuramente un uomo, forse un rumeno. Rumena è la donna che, sdraiandosi in strada per fermare un autobus che non rallentava, ha cercato di salvare quella vita. L'odioso crimine scuote l'Italia, il gesto di altruismo viene rimosso.

Il giorno precedente, sempre a Roma, una donna rumena è stata violentata e ridotta in fin di vita da un uomo. Due vittime con pari dignità? No: della seconda non si sa nulla, nulla viene pubblicato sui giornali; della prima si deve sapere che è italiana, e che l'assassino non è un uomo, ma un rumeno o un rom.

Tre giorni dopo, sempre a Roma, squadristi incappucciati attaccano con spranghe e coltelli alcuni rumeni all'uscita di un supermercato, ferendone quattro. Nessun cronista accanto al letto di quei feriti, che rimangono senza nome, senza storia, senza umanità. Delle loro condizioni, nulla è più dato sapere.

Su queste vicende si scatena un'allucinata criminalizzazione di massa. Colpevole uno, colpevoli tutti. Le forze dell'ordine sgomberano la baraccopoli in cui viveva il presunto assassino. Duecento persone, tra cui donne e bambini, sono gettate in mezzo a una strada.

E poi? Odio e sospetto alimentano generalizzazioni: tutti i rumeni sono rom, tutti i rom sono ladri e assassini, tutti i ladri e gli assassini devono essere espulsi dall'Italia. Politici vecchi e nuovi, di destra e di sinistra gareggiano a chi urla più forte, denunciando l'emergenza. Emergenza che, scorrendo i dati contenuti nel Rapporto sulla Criminalità (1993-2006), non esiste: omicidi e reati sono, oggi, ai livelli più bassi dell'ultimo ventennio, mentre sono in forte crescita i reati commessi tra le pareti domestiche o per ragioni passionali. Il rapporto Eures-Ansa 2005, L'omicidio volontario in Italia e l'indagine Istat 2007 dicono che un omicidio su quattro avviene in casa; sette volte su dieci la vittima è una donna; più di un terzo delle donne fra i 16 e i 70 anni ha subito violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita, e il responsabile di aggressione fisica o stupro è sette volte su dieci il marito o il compagno: la famiglia uccide più della mafia, le strade sono spesso molto meno a rischio-stupro delle camere da letto.
Nell'estate 2006 quando Hina, ventenne pakistana, venne sgozzata dal padre e dai parenti, politici e media si impegnarono in un parallelo fra culture. Affermavano che quella occidentale, e italiana in particolare, era felicemente evoluta per quanto riguarda i diritti delle donne. Falso: la violenza contro le donne non è un retaggio bestiale di culture altre, ma cresce e fiorisce nella nostra, ogni giorno, nella costruzione e nella moltiplicazione di un modello femminile che privilegia l'aspetto fisico e la disponibilità sessuale spacciandoli come conquista. Di contro, come testimonia il recentissimo rapporto del World Economic Forum sul Gender Gap, per quanto riguarda la parità femminile nel lavoro, nella salute, nelle aspettative di vita, nell'influenza politica, l'Italia è 84esima. Ultima dell'Unione Europea. La Romania è al 47esimo posto.
Se questi sono i fatti, cosa sta succedendo?

Succede che è più facile agitare uno spauracchio collettivo (oggi i rumeni, ieri i musulmani, prima ancora gli albanesi) piuttosto che impegnarsi nelle vere cause del panico e dell'insicurezza sociali causati dai processi di globalizzazione.

Succede che è più facile, e paga prima e meglio sul piano del consenso viscerale, gridare al lupo e chiedere espulsioni, piuttosto che attuare le direttive europee (come la 43/2000) sul diritto all'assistenza sanitaria, al lavoro e all'alloggio dei migranti; che è più facile mandare le ruspe a privare esseri umani delle proprie misere case, piuttosto che andare nei luoghi di lavoro a combattere il lavoro nero.

Succede che sotto il tappeto dell'equazione rumeni-delinquenza si nasconde la polvere dello sfruttamento feroce del popolo rumeno.
Sfruttamento nei cantieri, dove ogni giorno un operaio rumeno è vittima di un omicidio bianco.
Sfruttamento sulle strade, dove trentamila donne rumene costrette a prostituirsi, metà delle quali minorenni, sono cedute dalla malavita organizzata a italianissimi clienti (ogni anno nove milioni di uomini italiani comprano un coito da schiave straniere, forma di violenza sessuale che è sotto gli occhi di tutti ma pochi vogliono vedere).
Sfruttamento in Romania, dove imprenditori italiani - dopo aver "delocalizzato" e creato disoccupazione in Italia - pagano salari da fame ai lavoratori.

Succede che troppi ministri, sindaci e giullari divenuti capipopolo giocano agli apprendisti stregoni per avere quarti d'ora di popolarità. Non si chiedono cosa avverrà domani, quando gli odii rimasti sul terreno continueranno a fermentare, avvelenando le radici della nostra convivenza e solleticando quel microfascismo che è dentro di noi e ci fa desiderare il potere e ammirare i potenti. Un microfascismo che si esprime con parole e gesti rancorosi, mentre già echeggiano, nemmeno tanto distanti, il calpestio di scarponi militari e la voce delle armi da fuoco.

Succede che si sta sperimentando la costruzione del nemico assoluto, come con ebrei e rom sotto il nazi-fascismo, come con gli armeni in Turchia nel 1915, come con serbi, croati e bosniaci, reciprocamente, nell'ex-Jugoslavia negli anni Novanta, in nome di una politica che promette sicurezza in cambio della rinuncia ai principi di libertà, dignità e civiltà; che rende indistinguibili responsabilità individuali e collettive, effetti e cause, mali e rimedi; che invoca al governo uomini forti e chiede ai cittadini di farsi sudditi obbedienti.
Manca solo che qualcuno rispolveri dalle soffitte dell'intolleranza il triangolo nero degli asociali, il marchio d'infamia che i nazisti applicavano agli abiti dei rom.

E non sembra che l'ultima tappa, per ora, di una prolungata guerra contro i poveri.

Di fronte a tutto questo non possiamo rimanere indifferenti. Non ci appartengono il silenzio, la rinuncia al diritto di critica, la dismissione dell'intelligenza e della ragione.
Delitti individuali non giustificano castighi collettivi.
Essere rumeni o rom non è una forma di "concorso morale".
Non esistono razze, men che meno razze colpevoli o innocenti.

Nessun popolo è illegale.


Adesioni aggiornate alle 02.00 di giovedì 15 novembre 2007

Proposto da: Alessandro Bertante, Gianni Biondillo, Girolamo De Michele, Valerio Evangelisti, Giuseppe Genna, Helena Janeczek, Loredana Lipperini, Monica Mazzitelli, Marco Philopat, Marco Rovelli, Stefania Scateni, Antonio Scurati, Beppe Sebaste, Lello Voce, Wu Ming.
Primi firmatari: Fulvio Abbate - Maria Pia Ammirati - Manuela Arata - Bruno Arpaia - Articolo 21 - Rossano Astremo - Andrea Bajani - Nanni Balestrini - Guido Barbujani - Ivano Bariani - Giuliana Benvenuti - Silvio Bernelli - Stefania Bertola - Bernardo Bertolucci - Sergio Bianchi - Ginevra Bompiani - Carlo Bordini - Laura Bosio - Botto&Bruno - Silvia Bre - Enrico Brizzi - Luca Briasco - Elisabetta Bucciarelli - Franco Buffoni - Errico Buonanno - Lanfranco Caminiti - Rossana Campo - Maria Teresa Carbone - Massimo Carlotto- Lia Celi - Maria Corbi - Stefano Corradino - Mauro Covacich - Erri De Luca - Derive Approdi - Donatella Diamanti - Jacopo De Michelis - Filippo Del Corno - Mario Desiati - Igino Domanin - Tecla Dozio - Nino D'Attis - Francesco Forlani - Enzo Fileno Carabba - Ferdinando Faraò - Marcello Flores - Marcello Fois- - Barbara Garlaschelli - Enrico Ghezzi - Tommaso Giartosio - Lisa Ginzburg - Roberto Grassilli - Andrea Inglese - Franz Krauspenhaar - Kai Zen - Nicola Lagioia - Gad Lerner - Giancarlo Liviano - Claudio Lolli - Carlo Lucarelli - Marco Mancassola - Gianfranco Manfredi - Luca Masali - Sandro Mezzadra - Giulio Milani - Raul Montanari - Giuseppe Montesano - Elena Mora - Gianluca Morozzi - Giulio Mozzi - Moni Ovadia - Enrico Palandri - Chiara Palazzolo - Melissa Panarello - Valeria Parrella - Anna Pavignano - Lorenzo Pavolini - Giuseppe Pederiali - Sergio Pent - Santo Piazzese - Tommaso Pincio - Gabriella Piroli - Guglielmo Pispisa - Leonardo Pelo - Gabriele Polo - Andrea Porporati - Alberto Prunetti - Laura Pugno - Serge Quadruppani - Christian Raimo - Veronica Raimo - Franca Rame - Enrico Remmert - Marco Revelli - Ugo Riccarelli - Anna Ruchat - Roberto Saviano - Sbancor - Clara Sereni - Gian Paolo Serino - Nicoletta Sipos - Piero Sorrentino - Antonio Spaziani - Carola Susani - Stefano Tassinari - Annamaria Testa - Laura Toscano - Emanuele Trevi - Filippo Tuena - Raf Valvola Scelsi - Francesco Trento - Nicoletta Vallorani - Paolo Vari - Giorgio Vasta - Grazia Verasani - Sandro Veronesi - Marco Vichi - Roberto Vignoli - Simona Vinci - Yo Yo Mundi

Per aderire:
http://www.petitiononline.com/trianero/petition.html
Il testo si trova anche qui:
http://www.wumingfoundation.com/italiano/outtakes/outtakes.html
http://www.carmillaonline.com/archives/2007/11/002443.html
http://www.giugenna.com/interventi/il_triangolo_nero_nessun_popol.html
http://www.nazioneindiana.com/2007/11/15/il-triangolo-nero/

mercoledì 14 novembre 2007

Sinapsi

La sinapsi è una struttura altamente specializzata che consente la comunicazione tra le cellule del tessuto nervoso, i neuroni. Attraverso la trasmissione sinaptica, l'impulso nervoso può viaggiare da un neurone all'altro o da un neurone ad una fibra neuromuscolare (giunzione neuromuscolare). In relazione agli elementi neuronali che entrano in contatto nella sinapsi, si possono distinguere sinapsi asso-dentritiche, in cui l'assone di un neurone contatta l'albero dendritico di un altro neurone, sinapsi asso-assoniche, in cui due assoni sono a contatto e sinapsi asso-somatiche, che si stabiliscono tra l'assone di un neurone ed il corpo cellulare (soma) di un secondo neurone.
Dal punto di vista funzionale, esistono due tipi di sinapsi: le sinapsi elettriche e le sinapsi chimiche. Nei vertebrati superiori prevalgono le sinapsi di tipo chimico.



1. Sinapsi Elettrica

Nella sinapsi elettrica, due cellule stimolabili sono tra loro connesse mediante una giunzione comunicante detta anche gap junction. Le gap junction consentono la comunicazione tra cellule per passaggio diretto di correnti da una cellula all’altra, quindi non si verificano ritardi sinaptici. In genere le sinapsi elettriche, al contrario di quelle chimiche, consentono la conduzione in entrambe le direzioni. Esistono anche sinapsi elettriche che conducono preferenzialmente in una direzione piuttosto che nell’altra: questa proprietà prende il nome di rettificazione. Le sinapsi elettriche sono particolarmente adatte per riflessi (dette anche azioni riflesse) in cui sia necessaria una rapida trasmissione tra cellule, ovvero quando sia richiesta una risposta sincronica da parte di un numero elevato di neuroni, come ad esempio nelle risposte di attacco o di fuga. Le particelle intermembranarie delle gap junction sono costituite da 6 subunità che circondano un canale centrale. Le 6 subunità sono disposte ad esagono e formano una struttura chiamata "connessone". Ciascuna subunità è formata da una singola proteina, la connessina. Attraverso i connessoni passano molecole, soluzioni idrosolubili e quindi il passaggio di ioni determina un passaggio di corrente elettrica.



2. Sinapsi Chimica

Una sinapsi chimica è formata da tre elementi: membrana pre-sinaptica, spazio sinaptico o fessura inter-sinaptica e membrana post-sinaptica. La membrana pre-sinaptica è quella parte del neurone portatore del messaggio che rilascia il neurotrasmettitore nello spazio sinaptico. Qui quest'ultimo entra in contatto con la membrana postsinaptica ove sono presenti specifici recettori o canali ionici. Il neurotrasmettitore in eccesso viene riassorbito nella membrana presinaptica (ricaptazione), o scisso in parti inerti da un'apposito enzima.



2.1 Giunzione Neuromuscolare

La giunzione neuromuscolare è la sinapsi che il motoneurone forma con il muscolo scheletrico. Fra nervo e muscolo c’è uno spazio intersinaptico. Il nervo è pre-sinaptico e il muscolo è post-sinaptico.
In prossimità della giunzione neuromuscolare, la fibra motrice perde il suo rivestimento di mielina e si divide in 2-300 ramificazioni terminali che si adagiano lungo la doccia sinaptica sulla superficie del sarcolemma. La membrana plasmatica della fibra muscolare è notevolmente invaginata e forma numerose pliche giunzionali per aumentare la superficie di contatto fra nervo e muscolo.
Nei terminali assonici sono presenti molte vescicole sinaptiche contenenti acetilcolina (ACh), il mediatore chimico della placca motrice, sintetizzata in periferia del neurone.
Quando il potenziale d'azione raggiunge la parte terminale del neurite si aprono canali potenziale elettrico-dipendenti per il Ca2+ (presenti nei bottoni sinaptici). Siccome la concentrazione extracellulare di Ca2+ è maggiore di quella interna il Ca2+ entra nella cellula secondo il gradiente di concentrazione. Inoltre è attratto nello spazio intracellulare anche dalla polarità negativa della membrana. Quindi è spinto ad entrare da un doppio gradiente. Il suo ingresso permette la liberazione di ACh nello spazio intersinaptico: la membrana della vescicola si avvicina alla membrana della sinapsi, le due membrane si fondono e viene rilasciata ACh.
Sulla membrana del muscolo ci sono molecole recettoriali con grande affinità per ACh: si tratta di canali attivi che si aprono in seguito al legame con ACh. A differenza dei canali voltaggio-dipendenti questi canali sono aspecifici, cioè consentono il passaggio di ogni tipo di ione. All’apertura di questi recettori-canale il Na+ entra all’interno del muscolo spinto sia dalla forza chimica che da quella elettrostatica e K+ esce fuori dal muscolo spinto dalla forza chimica. Questo passaggio di ioni avviene contemporaneamente. (Durante il potenziale d’azione entra prima il Na+ e poi esce il K+ in maniera sequenziale, non contemporanea). Si ha quindi una depolarizzazione di membrana, perché entra più Na+ spinto da una forza maggiore di quella che spinge il K+ fuori dalla cellula. Il potenziale elettrico di membrana (Em) a riposo del muscolo è – 90 mV; dopo l’apertura dei recettori-canale ACh-dipendenti e il flusso di ioni, l'Em del muscolo diventa – 40 mV. Questo valore è maggiore del valore soglia, ma non scatena un potenziale d’azione (quindi è un elettrotono), perché lungo la doccia sinaptica sulla superficie del sarcolemma non ci sono canali voltaggio-dipendenti per il Na+. Il potenziale di placca dunque, come tutti gli elettrotoni, è un potenziale locale, ma per potersi propagare lungo tutta la fibra muscolare deve essere trasformato in potenziale d’azione. Le regioni del sarcolemma adiacenti alla doccia sinaptica hanno canali voltaggio-dipendenti per il Na+; tra la regione della placca (in cui Em = – 40 mV) e la regione contigua (in cui Em = – 90 mV) c’è una differenza di potenziale, perciò si verifica uno spostamento di carica che forma un circuito di corrente capace di depolarizzare la regione di membrana su cui sono presenti i canali voltaggio-dipendenti per il Na+ generando un potenziale d’azione (anche questo preceduto da un elettrotono depolarizzante, quello della placca). Il potenziale d’azione si propaga lungo tutto il muscolo provocandone la contrazione.
Il potenziale di placca ha sempre un valore sufficiente per scatenare il potenziale d’azione. Quindi questa è una sinapsi "1:1", cioè in cui il potenziale di placca scatena il potenziale d’azione. Fra neuroni le sinapsi sono del tipo "molti:1", cioè occorrono più potenziali d’azione pre-sinaptici per scatenare un potenziale d’azione nel neurone post-sinaptico.



2.2 Sinapsi del Sistema Nervoso Centrale

Il SNC è una fitta rete di connessioni: è costituito da miliardi di neuroni interconnessi tra loro. La giunzione neuromuscolare è di tipo 1:1, cioè c’è una giunzione per ogni fibra muscolare. La superficie del corpo cellulare del motoneurone è cosparsa di bottoni sinaptici (ricoprono l’80% del soma e dei dendriti): quindi, la sinapsi del motoneurone è di tipo molti:1. Molti potenziali d’azione che arrivano attraverso gli assoni presinaptici determinano eventualmente una risposta a livello del monticolo postsinaptico. Prendiamo in esame un solo assone presinaptico. Il potenziale d’azione che viaggia lungo l’assone causa in prossimità della sinapsi l’apertura di canali voltaggio-dipendenti per il Ca2+. Il bottone sinaptico presenta vescicole contenenti un mediatore chimico. L’entrata di Ca2+ nella parte terminale dell’assone causa il rilascio del mediatore chimico nello spazio intersinaptico attraverso la fusione delle vescicole con la membrana cellulare. Nella membrana postsinaptica ci sono recettori con alta affinità per il mediatore. Il mediatore legandosi a questi recettori-canale ne causa l’apertura, quindi nella membrana postsinaptica avviene uno spostamento di ioni e si crea una d.d.p. di tipo elettrotonico. Questa non è sempre una depolarizzazione, può essere anche una iperpolarizzazione e l’ampiezza (± 2 mV) non è elevata come quella dell’elettrotono depolarizzante che genera il potenziale di placca. Se in seguito all’apertura dei recettori-canali si genera un potenziale depolarizzante, la membrana del neurone postsinaptico passa da – 70 mV (Er) a – 68 mV (potenziale postsinaptico eccitatorio, PPSE), cioè raggiunge un valore più vicino al valore soglia, quindi occorre un elettrotono depolarizzante di intensità inferiore affinché avvenga un potenziale d’azione. Se si forma un potenziale iperpolarizzante la membrana passa da – 70 a – 72 mV (potenziale postsinaptico inibitorio, PPSI), un valore più lontano dal valore soglia, che quindi diventa più difficile da raggiungere. Il mediatore può aprire canali aspecifici che lasciano passare tutti gli ioni presenti nell’ambiente extracellulare (Na+ e K+) contemporaneamente secondo il loro gradiente elettrochimico (Na+ dentro e K+ fuori), si crea così un PPSE (+ 2mV), cioè un cataelettrotono. Se il recettore di membrana è specifico solo per gli ioni piccoli, quali K+ e Cl-, si crea un PPSI (– 2 mV), cioè un anaelettrotono: il K+ esce secondo gradiente, quindi Em non è più uguale a Er (che coincide col potenziale di equilibrio elettrochimico di Cl-) e perciò il Cl- non essendo più all’equilibrio elettrochimico entra nel neurone. Un’unica sinapsi attiva non porta alla generazione del potenziale d’azione perché genera un elettrotono piccolo, locale e anche perché i canali voltaggio-dipendenti per il Na+ non sono presenti nella regione immediatamente adiacente al bottone sinaptico, bensì si trovano all’inizio dell’assone. Quindi il potenziale d’azione si genera solo se la somma algebrica degli elettrotoni generati dalle sinapsi arriva al monticolo assonico con intensità sufficiente a far raggiungere il valore soglia. Dal punto in cui si crea il PPSE e il monticolo assonico si genera una d.d.p. e quindi uno scambio di carica che si propaga in maniera proporzionale a CS e crea un elettrotono depolarizzante in corrispondenza della regione del monticolo assonico. Se nella regione postsinaptica si crea un PPSI, avviene comunque uno scambio di carica con il monticolo assonico, ma le cariche scambiate sono opposte, quindi si crea un elettrotono iperpolarizzante in corrispondenza della regione del monticolo assonico.



2.2.1 Somma di Afferenze Sinaptiche

Prendiamo in esame due sinapsi. 1. Supponiamo che si attivi prima l’ingresso 1 (che causa un PPSE) e dopo un certo lasso di tempo l’ingresso 2 (causante anch'esso un PPSE). Nel frattempo il PPSE creato dall’ingresso 1 si è già estinto. La situazione descritta era quella di due elettrotoni distinti creati ad un certo intervallo di tempo l’uno dall’altro 2. Consideriamo che gli ingressi 1 e 2 sono attivati contemporaneamente: gli elettrotoni causati da queste si sommano. Questo fenomeno è detto sommazione spaziale: due sinapsi differenti sono attivate contemporaneamente o a brevissimo intervallo di tempo. 3. Prendiamo infine in considerazione il caso in cui l'ingresso 1 è attivato due volte di seguito a breve distanza di tempo: i due elettrotoni che si susseguono tra loro si sommano. Questo fenomeno è detto sommazione temporale: la sinapsi attivata è sempre la stessa, però i potenziali d’azione si sommano perché si sviluppano in un brevissimo intervallo di tempo, insufficiente affinché l'elettrotono causato dalla prima attivazione si estingua. Perché nella regione del monticolo assonico si produca un potenziale d’azione è necessario che si generino più potenziali d’azione postsinaptici in somma l'uno con l'altro. Tutti gli elettrotoni causati da PPSI e PPSE si sommano algebricamente tra loro. La sinapsi molti:1 consente l’integrazione di molti segnali afferenti in un segnale efferente: c’è un’elaborazione dell’informazione. Ogni sinapsi funziona da valvola: il segnale si propaga unidirezionalmente dall’elemento presinaptico a quello postsinaptico e mai viceversa. PPSE e PPSI sono fenomeni elettrotonici e quindi graduati e proporzionali alla quantità di mediatore chimico liberato dal bottone sinaptico. Il mediatore chimico è liberato in maggiore quantità se la sinapsi è attivata spesso (meccanismi di memoria) o se la sinapsi è asso-assonica. Entrambe le sinapsi sono da considerare eccitatorie. Il potenziale d’azione che viaggia verso la sinapsi si propaga anche lungo il ramo collaterale dello stesso assone presinaptico che va a formare una sinapsi su un altro assone presinaptico in cui viene generato un PPSE che ne varia il Em di 2 mV (da – 70 a – 68 mV). Su quest’ultimo assone, che ora definiremo postsinaptico (rispetto al primo assone), ci sono recettori-canale per i ligandi (in quanto elemento postsinaptico) e canali voltaggio-dipendenti per il Na+ (in quanto assone), alcuni dei quali (pochi), in risposta al cambiamento di Em, si aprono e generano un potenziale d’azione di ampiezza minore (perché entra meno Na+). Questo potenziale d’azione minore apre meno canali voltaggio-dipendenti per il Ca2+ e quindi si libera meno mediatore chimico, dunque il PPSE generato da questo secondo assone è minore di quello generato dall’assone di partenza, ma comunque i due PPSE si sommano. Esistono anche connessioni fra giunzioni inibitorie ed eccitatorie.
Mediatori chimici== ACh è l’unico mediatore che agisce nella giunzione neuromuscolare, ma agisce anche nelle sinapsi di SNC e SNP. Le sinapsi il cui mediatore è l’ACh sono dette colinergiche. L'acetilcolina viene distrutta dall'enzima acetilcolinesterasi (acetil-colina-esterasi). Le monoammine sono mediatori che presentano il gruppo funzionale (–NH2). Dopamina (DA), noradrenalina (NA) e adrenalina sono caratterizzate dal catecolo, perciò sono dette catecolammine, e sono presenti nelle sinapsi di SNC e SNP. Il Parkinson è dovuto a una degenerazione dei neuroni dopaminergici. Sia l'adrenalina (epinefrina) che la noradrenalina (norepinefrina) si ritrovano nel circolo sanguigno, agendo anche come ormoni. I neuroni che utilizzano le monoammine sono detti aminergici e le monoamine vengono distrutte dal complesso delle Monoaminossidasi (MAO). La serotonina o 5-idrossitriptamina deriva dal triptofano ed è utilizzata in alcune regioni del SNC come quella ippocampica. Amminoacidi come Glutammato, glicina e acido γ-idrossibutirrico o GABA (che deriva dal glutammato per perdita di COOH). Glicina e GABA sono inibitori a livello delle sinapsi del SNC, si legano sempre a una classe di recettori che provoca effetti inibitori. I mediatori trattati fin ora sono monomeri, cioè mediatori a piccola molecola. Vale il principio di Dale: ogni neurone è in grado di sintetizzare esclusivamente una sola classe di mediatori a piccola molecola. Peptidi sono polimeri di un numero limitato di amminoacidi (da 7 a 33-34). Questi peptidi neuroattivi sono sintetizzati all’interno del soma (a differenza dei monomeri di minute dimensioni). Questi sono trasportati lungo l’assone fino al bottone sinaptico. Alcuni sono prodotti nelle cellule nervose, altri in altre cellule. Il peptide inibitore gastrico è prodotto da una parte delle cellule intestinali, funziona come ormone ma ha anche funzione neuroattiva. Ogni neurone può produrre una classe di mediatori a piccola molecola (liberati anche solo con un potenziale d’azione) e uno o più peptidi neuroattivi (liberati dopo più potenziali d’azione ad elevata frequenza).



3. Recettori

Sono molecole proteiche localizzate sulla membrana post-sinaptica.



  • Recettori ionotropici: sono essi stessi canali attraverso i quali passano ioni. Una porzione della molecola accoglie il mediatore, mentre il resto fa da canale attraverso il quale passano ioni. L'interazione fra il neurotrasmettitore ed il recettore ne facilita l'apertura per il passaggio degli ioni. Es.: recettori colinergici di tipo nicotinico.

  • Recettori metabotropici: il loro legame col mediatore apre canali alla fine di reazioni a cascata che modificano il metabolismo della cellula. Per ogni molecola di mediatore che si lega al recettore si aprono più canali in seguito alla reazione a cascata indotta dal recettore. Es.: recettori colinergici di tipo muscarinici.


I recettori metabotropici agiscono attraverso l’intervento di proteine G di membrana. In prossimità del recettore è presente la proteina G, costituita da tre subunità (α, β, γ). Alla subinità α è legato il guanosin difosfato (GDP). Quando il mediatore si lega al recettore e lo attiva, la subinità α della proteina G rilascia il GDP, si lega al guanosin trifosfato (GTP) e si dissocia dal complesso βγ. α-GTP si lega ad una proteina effettrice, la cui attivazione scatena una risposta a cascata, e il GTP si idrolizza spontaneamente in GDP + P. La molecola effettrice può essere un canale ionico che a contatto con α-GTP si apre. Questa via è breve. Consideriamo il caso in cui la molecola effettrice sia un enzima. Adrenalina e noradrenalina possono legarsi a 4 tipi di recettori (α, α2, β, e β2). Se la noradrenalina (primo messaggero) si lega a β attivante la proteina G si dissocia e α-GTP si lega alla molecola effettrice che è un enzima (nella maggior parte è l’adenilico ciclasi) che trasforma ATP in cAMP (secondo messaggero) che agisce su proteine chinasi che servono a fosforilare le proteine. Avvengono così fosforilazioni e reazioni chimiche a cascata il cui effetto ultimo è l’apertura di canali ionici. Ci sono due tipi di proteine G di membrana:



  • Attivanti (ad esempio quelle vicine al recettore β attivante): se attivate α-GTP attiva l’adenilico ciclasi.

  • Inibenti (ad esempio quelle vicine al recettore α2 inibitorio): se attivate α-GTP inibisce l’adenilico ciclasi


Il meccanismo con cui α-GTP agisce sull’adenilico ciclasi è sempre lo stesso. L’inibizione dell’adenilico ciclasi causa una diminuzione di cAMP e quindi una diminuzione della velocità delle reazioni a cascata. Conseguentemente a questo meccanismo uno stesso mediatore può avere sia un effetto attivante che un effetto inibente. Un mediatore che si lega a un recettore ionotropo può avere sempre e solo effetto attivante o sempre e solo effetto inibente. I mediatori che si legano a metabotropi possono avere entrambi gli effetti, a seconda del tipo di recettore al quale si legano. Il legame del mediatore a un recettore metabotropo comporta un ritardo di 50-100 msec dell’apertura dei canali, al contrario degli ionotropi. La cascata di reazioni innescata da un singolo mediatore (che si lega a un singolo canale) comporta l’amplificazione del segnale cioè comporta l’apertura di più canali, al contrario di quanto accade per gli ionotropi (in cui ogni mediatore apre un solo canale). L’effetto complessivo in seguito all’attivazione di un metabotropo è una modulazione dell’elemento postsinaptico, poiché il segnale è ritardato, prolungato nel tempo e generalizzato.

martedì 13 novembre 2007

Due Foto (Il giorno prima)

L'altro giorno ero invitato ad una assemblea di istituto di una scuola superiore delle Marche. Gli studenti, o i professori visto che la cosa mi puzza un po' che un branco di ragazzi non ancora maggiorenni decida di invitare degli scrittori ad una assemblea, avevano deciso di metter su una specie di conferenza sulla nuova scrittura italiana. Insieme a me c'erano altri tre scrittori emergenti, più Marta, con la quale ormai ho già fatto amicizia dopo poche volte che l'ho vista a spasso per l'Italia, tra festival, presentazioni varie, ed interviste.
Mi ha chiamto il giorno prima, nel primissimo pomeriggio, chiedendomi cosa avessi da fare e se mi andasse di partire con lei un po' prima per andare nelle Marche. Io le ho risposto che non avevo niente di particolare da far, ma che ero talmente pigro che non mi andava di sbattermi per cercare un posto dove dormire una notte, con così poco preavviso.
"Non ti preoccupare, a quello ci penso io. - Ha risposto sorridendo tranquilla e beata. - Allora, ti va?"
Abbiamo fissato un'ora e un posto dove trovarci, e gia me la immaginavo che scendeva giù da Bergamo con la sua macchina e con il cellulare telefonava a tutti gli alberghi delle Marche che conosceva.
Io mi sono messo a preparare la roba, mettendo nella borsa le prime cose che mi capitavano per le mani, e senza pensarci troppo (infatti una volta arrivati mi sono accorto di non aver portato lo spazzolino da denti, e se non fosse stato per Marta che mi ha prestato il suo sarei stato per due giorni di fila con un alito da morto in decomposizione).
Alla fine, quando marta è passata a prendermi all'autogrill di Bologna, avevo portato con me solo la mia vecchia cartella di scuola, e la borsa militare a tracolla. Lei invece aveva portato una valigia enorme e scherzando le ho chiesto quanto aveva intenzione di rimanerci nell'albergo che aveva prenotato.
Lei ha riso. Era solare come sempre e sembrava non le scocciasse se la prendevo un po' in giro. Di tanto in tanto, durante il biaggio, faceva la finta offesa, oppure mi diceva di smetterla, ma poi quando me ne stavo zitto a guardare fuori dal finestrino, mi tirava una piccola pacca sulla spalla e mi diceva che stava solo scherzando.
E' stato un viaggio tranquillo, pieno di quelle chiacchierate piene e scorrevoli, di quelle che ti fanno sperare di avere tutto il tempo dell'universo per andare avanti all'infinito.

lunedì 12 novembre 2007

The Departed


Film costruito benissimo fino a 10 minuti dalla fine, dove si sfilaccia un po' e perde quel carico di tensione che per tutta la durata non aveva abbandonato la pellicola.
Non certo perfetto, qualche pecca qua e là viene fuori (un Matt Damon non in forma; il personaggio di Mark Wahlberg che tutto ad un tratto scompare completamente dalla scena), ma le interpretazioni straordinarie di Di Caprio e Nicholson fanno chiudere un'occhio.
Giudizio: Dvd
  • Cinema ==> Da vedere assolutamente, correre al cinema
  • Dvd ==> Da vedere, ma si può aspettare il noleggio
  • Tv ==> Niente di esaltante, se proprio si deve vedere aspettare il passaggio in tv
  • Passeggiata ==> Perdibilissimo. Andate pure a fare una passeggiata.. anche sotto la pioggia

Bambi

E questa era soltanto una delle mille incongruenze che riuscivi a tirare fuoir dal cilindro di una conversazione, senza batter ciglio, come se fosse del tutto normale dire una cosa e dopo un minuto affermare l'esatto contrario. Non eri lineare, ma neppure confusa. Qualcuno non conoscendoti avrebbe potuto dire che non avevi perfettamente le idee del tutto chiare, ma non era vero. A me piaceva pure questo tuo cambiare continuamente idea. Perchè ti donava un tocco di spensieratezza infantile, che si intonava alla perfezione alla tua faccetta da cerbiatto.

sabato 10 novembre 2007

Breve Riflessione


Non mi sono mai interessato molto a queste notizie. A dire la verità forse non mi sono mai molto interessato alle notizie in generale, di qualsiasi tipo esse fossero. Per questo motivo mi sono scivolati addosso i vari Erika e Omar, Cogne, Garlasco, etc etc.
Da un po' di giorni a questa parte però non si fa altro che parlare di un nuovo caso. I media e l'opinione pubblica sembrano averlo ribattezzato "Rom" o "Rumeni", come se le due parole significassero la stessa cosa e fossero tra loro sinonimi (Non è vero: non tutti i Rom sono rumeni e in romania i Rom sono solo il 2,46% della popolazione. In più "Romania" deriva dalla storia di conquiste romane, mentre il termine "rom" nella lingua romané significa "uomo", anzi, più precisamente significa "marito", e "romni" significa "moglie".) (Non lo sapevo. Non voglio fare lo sborone e fare quello che sa tutto di ogni singola cosa. L'ho letto solo ora su internet, su un intervento di Wu Ming. Ma in fondo non è così che si accresce la propria cultura/conoscenza?).
A differenze dei casi sopra citati, in cui il pubblico si intratteneva come ci si intrattiene davanti ad un giallo o ad una puntata di Csi (Cogne, tra l'altro, avvenuto dopo l'exploit televisivo del telefilm americano, fu la prima notizia in cui venivano nominati insistentemente i Ris), dove chi guarda è attento nel cercare di scoprire il colpevole e di trovarne il modus operandi; qui, dicevamo, ci troviamo di fronte ad una specie di esecuzione di piazza, dove ognuno, in perfetto stile medioevale, sembra avere il diritto di scagliare la propria personale pietra non solo sul colpevole, ma generalizzando su tutto il popolo a cui esso appartiene.
E' partita quindi una crociata contro i rumeni, rei di aver invaso le nostre (nostre???) città e di averle contaminate con il loro spirito violento, che ha coinvolto pure i massimi vertici del governo. Ci sono stati incontri tra i vari capi di stato, dibattiti pubblici, trasmissioni televisive costruite ad hoc. Non c'è stato spazio per il dialogo, non c'è stato bisogno di giudicare: il colpevole era colpevole in quanto tale, e per questo tutti i rumeni (alla faccia del non fare di tutta l'erba un fascio). In questo caso, rispetto a Cogne, Garlasco e compagnia bella, è tutto molto più facile. La vittima è italiana, mentre il carnefice è straniero: non c'è il pudore di processare un proprio connazionale.
Ma fino a questo punto, purtroppo, è tutto normale, almeno per un paese come l'Italia. D'altronde la stessa cosa era successa ai tempi degli albanesi, marocchini, i vari lavavetri ai semafori. E pensare che loro manco avevano ucciso nessuno: era ed è solo il tipico razzismo italiano che si cerca di mascherare con tanta cura. Quello che non mi torna, che ha fatto nascere in me la necessità di mettermi qui ed iniziare a scrivere, è che andando a leggere un po' qua e un po' là in giro per la rete, mi sono accorto di una cosa che proprio non mi quadra.
Qualche giorno fa mi è arrivata in posta una mail di Wu Ming. Non la solita periodica newsletter Giap, ma una mail estemporanea. Solo oggi ho avuto il tempo di leggerla. Trattava appunto il caso dei rom e dell'accanimento italiano nei confronti dei rumeni in generale. Leggo la mail, approvo, e dopo qualche minuto inizio a lavorare.
A pausa pranzo mi capita di andare su un sito nel quale c'è un intervento di Valerio Evangelisti (http://www.carmillaonline.com/archives/2007/11/002437.html). Guarda caso tratta proprio lo stesso tema della mail di Wu Ming. Inizio a leggere l'articolo, e via via che vado avanti nella lettura trovo le parole di Evangelisti non solo illuminanti ma sacrosante.
Sorrido, compiaciuto del fatto che ben due (e più, visto che Wu Ming è un gruppo di autori) persone che in qualche modo ammiro la pensano come me.
Cambio sito e per farla breve capito nel blog di Melissa Panarello (la Melissa P. dei famosi 100 colpi di spazzola). Anche qui trovo un post che parla del fatto (http://melissapanarello.wordpress.com/2007/11/06/forze-nuove/). Lo leggo e trovo in esso idee simili a quelle che già mi ero fatto, e che anche Wu Ming ed Evangelisti avevano espresso rispettivamente nella mail e nell'articolo web.Quindi, facendo un rapido calcolo, siamo già a tre personaggi conosciuti (non certo l'ultimo cretino al bar o il primo Edward S. Portman che si trova nella rete) che cercano di spiegare ciò che a me sembra semplice e banale: un rumeno che stupra e uccide una ragazza è solo UN rumeno che stupra e uccide una ragazza, non è TUTTO il popolo rumeno che stupra e uccide una ragazza; così come un italiano che stupra (e ci sono molti casi) e uccide (e anche qui ci sono molti casi) una ragazza è solo un italiano deficente e imbecille che stupra e uccide una ragazza, non è tutto il popolo italiano che stupra e uccide una ragazza.
Eppure, nonostante Wu Ming, Valerio Evangelisti, Melissa Panarello, e molti molti altri che non ho letto ma che sono sicuro esserci, in giro c'è sempre questa atmosfera di punizione globale, lapidazione pubblica, nei confronti di tutti i rumeni.
Allora la cosa che non mi torna è: se le persone che più rappresentano la cultura italiana, che hanno più seguito e magari hanno anche la capacità di influenzare più persone; se tutte queste persone indicano tutte la stessa direzione, come mai la massa sta andando nella direzione opposta?
Mi sembra quasi di essere tornato ai tempi del primo governo Berlusconi: nessuno lo aveva votato, ma alla fine era riuscito a vincere senza imbrogliare.
Forse la risposta a questo dilemma è riuscita a darla come sempre mio fratello, che ancora una volta si è dimostrato più sveglio e più perspicace del sottoscritto: il problema della massa è che è troppo ampia - dice lui. - Per ogni Evangelisti ci sono 10.000 casalinghe che pensano l'esatto contrario.
Già. Forse, purtroppo, è proprio così.

venerdì 9 novembre 2007

Fastidioso

"Cosa c'è che ti da proprio fastidio?" Chiese lui.
"Mi prenderai per stupido, ma hai presente quando arrivi alla sera distrutto e stanco morto? Ti sdrai sul divano e ti metti a guardare i tuoi telefilm preveriti alla tv. Poi, senza rendertene conto, ti addormenti lì, con la tv accesa, e quando ti svegli sei ancora tutto biascicato dal sonno, e l'unica cosa che vorresti è ritrovarti a letto come per magia: già spogliato. Alla fine, quando trovi il coraggio chissà dove di svegliarti del tutto e di andare per davvero a letto; quando ci arrivi e ti sei finalmente spogliato, messo sotto le coperte e tutto quanto, ti accorci incredibilmente di non riuscire più ad addormentarti. Addirittura non hai neppure più sonno. Ti giuro che è una cosa che mi da proprio sui nervi!"

giovedì 8 novembre 2007

Passioni: Diamanti

Le passioni sono battiti del cuore accelerati, sono pensieri che vagano là dove di solito non c'è permesso andare. Sono le passioni che ci rendono capaci di fare ciò che fino a qualche tempo prima credevamo impossibile. Ci spingono al di là di ogni limite che ci eravamo preposti. A volte ci stritolano, così tanto da sentire lo scricchiolio delle ossa, il sapore del sangue in bocca e le forze che se ne vanno.

Ma passione è anche l'esempio più lampante di come le parole siano così piccole; e allo stesso tempo enormi, da contenere più di un semplice significato.

Come un diamante: spezza la luce e la divide, proiettando ogni singolo colore che la compone.

mercoledì 7 novembre 2007

Ballate per Piccole Iene

Afterhours



La Sottile Linea Bianca
Ora che sei vera
sai la verità
siamo vivi per usarci

usa l'amore
su di te muore
usa il sapore
su di te muore
usami amore
usami o muori

sarai sempre sola
ora che mi hai
e che il pianto tuo incendia

bianco calore
scalda il mio amore
bianco calore
sfondami il cuore
bianco il mio dio
ciò che è mio è tuo

saprai sola
sporca sposa
sarà sul tuo grembo
rabbia e lava
come

bianco calore
usa il mio amore
bianco il calore
sfondami il cuore
bianco calore
usa il mio amore
bianco il mio dio
ciò che è mio è tuo
ciò che è mio è tuo
ciò che è mio è tuo

Ballata Per La Mia Piccola Iena
L'autista che ti guida ha una sola mano,
ma vede cio che credi invisibile.
Nel tuo piccolo mondo fra piccole iene
anche il sole sorge solo se conviene.
Fra piccole iene, solo se conviene,
mia piccola iena, solo se conviene.
L'amore rende soli, ma è ben più doloroso
se per nemici e amici non sei più pericoloso.

La testa è così piena che non pensi più.
Ti si aprono le gambe oppure le hai aperte tu?
Aiutami a trovare qualcosa di pulito!
Uccidi ma non vuoi morire,
uccidi ma non vuoi morire.
Fra piccole iene, solo se conviene.
Mia piccola iena, solo se conviene.
Non puoi scordare dove son state le tue labbra; sai già come sarà, ma non sai più chi sei...
La testa è così piena, non riesci più a pensare che anche senza te si possa ancora respirare!
Quello che hai appena fatto ti ha fatto stare meglio!
Chi uccide ma non vuol morire, uccidi ma non vuoi morire!
Fra piccole iene, solo se conviene.
Fra piccole iene, solo se conviene.
Mia piccola iena solo se conviene,
Mia piccola iena
solo se conviene...

E' La Fine La Più Importante
Ora stringi fra le mani le tue lame stanche
E ricorda che la fine è la più importante
Tutto ciò che hai sempre amato giace in una fossa
Che han scavato le tue stesse ossa

Fra le alghe c'è un eroe che si sente giù
Era uso arrendersi non si arrende più
Ogni alba avrà anche un po' di morte dentro sè
Niente può minare me e te

Sii perfetto se precipiti
Sii perfetto se precipiti
Sii perfetto se precipiti
Sii perfetto quando cadi

Fatto sfatto disperato quanto bello sei
Se vuoi indietro la tua vita devi anche tradire
Non lasciar che il tuo percorso ti divori il ventre
E' la fine quella più importante

Sii perfetto se precipiti
Sii perfetto se precipiti
Sii perfetto se precipiti
Sii perfetto quando cadi

Ci Sono Molti Modi
E' quello che sai che ti uccide o è quello che non sai
a mentire alle mani, al cuore, ai reni
lasciandoti fottere forte
per spingerti i presagi
via dal cuore su in testa, sopprimerli
non sai
non sai
che l'amore è una patologia
saprò come estirparla via
torneremo a scorrere
torneremo a scorrere
Eroe del mio inferno privato
se in giro d routin
indossi il vuoto con classe
è tutto ciò che avrai
perchè quando il dolore è più grande
poi non senti più
e per sentirti vivo
ti ucciderò
ti ucciderò
vedrai
vedrai se il mio amore è una patologia saprò come estirparla via
torneremo a scorrere
torneremo a scorrere
torneremo a scorrere
torneremo a scorrere
lo sò
lo sò che il mio amore è una patologia vorrei che mi uccidesse ora

La Vedova Bianca
C'è qualcosa dentro di me
Che è sbagliato
E non ha limiti
E c'è qualcosa dentro di te
Che è sbagliato
E ci rende simili


E un bacio sporco sa
Spogliarmi il cuore dagli incubi
Un bacio sporco sa
Come un miliardo di uomini

Vieni a fare un giro dentro di me
O questo fuoco si consumerà da sé
E se una vita finisce qua
Quest'altra vita presto comincerà

Nel tuo letto la novità
E' fare a pezzi l'anima
Ma la violenza della stabilità
E' un modo di morire a metà

E un bacio sporco sa
Spogliarmi il cuore dai demoni
E c'è qualcosa dentro di noi
Che è sbagliato ma ci rende simili


Un bacio sporco sa
Come un milione di anime
E se una vita finisce qua
Quest'altra vita presto comincerà
So che puoi
Gettarmi via
Ma ciò che vuoi
Lo voglio anch'io
E' troppo, troppo presto
E' male
Le tue labbra sono nude
Sai che è solo il tempo
A rivelare la stagione
Vieni a fare un giro dentro di me
O questo fuoco si consumerà da sé
Un bacio sporco sa
Spogliarmi il cuore dagli incubi
Un bacio sporco sa
Come un miliardo di uomini
E anche tu hai qualcosa dentro di te
Che è sbagliato e ci rende simili


C'è qualcosa di nuovo per te
E' sbagliato perché non ha limiti
E anche tu hai qualcosa per me
E' sbagliato ma ci rende simili
E' sbagliato ma ci rende simili
E' sbagliato ma ci rende simili

Carne Fresca
Fai ciò che devi
non guardare mai giù
perchè sei ciò che vedi
se c'è un senso sei tu
E tutto è tranquillo
intorno a te
Sei carne fresca
non so dirti perchè
Ma è dentro te che sei solo
E'dentro te che sei re
Tutto è calmo
intorno a te
Tutto è calmo
intorno a me.

Male In Polvere
Cento demoni giocano con te
Come puoi sentirti solo più che mai
Uomo orribile hai cibo in polvere
Che mi fa accettare di essere finito

E ti dici che andrà bene se
hai l'orgoglio per il tuo niente
Non mentire su te
Con te

Ma c'era un male in lei
Che non si cura mai
Nè coi baci nè con la cocaina sai
Senza lacrime senza regole
E' soltanto male in polvere

Ciò che conta sei tu
Sei tu

Cento demoni viaggiano con te
Ma la testa sa che ci sei solo tu

Chissà Com'è
Certo lo so non ho più niente da dire
Nè da rimpiangere o da fallire
Devo solo comprare ormai
Della seta rossa al mio male
Con la quale farlo stare zitto


Sei diventato un fiore alto e disperato
Perché è il tuo modo di gridar che vorrei
Capita di non farcela
Come quando perdi il tuo uomo
O il tuo cane

Chissà chissà com'è
Se è come me è quasi amore
Chissà chissà com'è
Se è come me è quasi amore

Anche il tuo mondo prima o poi invecchierà
Ora sei il verbo che nessuno userà
Capita di non farcela
E di essere il coltello
Ed insieme la ferita


Chissà chissà com'è
Se è come me è quasi amore
Chissà chissà com'è
Se è come me non ha cuore

Il Sangue Di Giuda
Sai quando tornerai io sarò già via
Senza un'idea
Vendendo roba tua
Riciclandomi
Restando vivo

Imparare a barare e sembrare più vero
Due miserie in un corpo solo

C'è solo sangue
Solo sangue dentro me
C'è solo sangue
Quando sai che sei fedele
A quello in cui non credi più

Vivere per non farsi del male
Poter vedere
Com'è non morire e non sentire
Cambiare idea

Con le labbra sul vuoto
La chitarra nel vuoto
Il mio cazzo inutile

C'è solo sangue
Solo sangue dentro me
C'è solo sangue
Nelle tue cosce in rovina
Quello che tu non sei

Guarire un po'
Sognare un po'
Amare un po'
Fallire un po'
Far male un po'
Mentirsi e poi
Tornare a sfamarsi un po'

C'è solo sangue
Solo sangue dentro me
C'è solo sangue
Solo sangue e non magia
Solo sangue e non magia

Solo sangue e non va via


Il Compleanno Di Andrea
Cerca e troverai
spegniti e vedrai
per adesso ti hanno perso Tutto quel che sai
Sopravviverai
Sopravviverai
Sopravviverai
per te
Seguimi e così
che non c'è più un posto dove andare solo un altro
che ha perso e tu sei mia
Sopravviverai
Sopravviverai
Sopravviverai
per noi
Sopravviverai
Sopravviverai
Sopravviverai