mercoledì 30 aprile 2008

Juno


Alla fine, dopo tanto parlarne, sono riuscito a vederlo: Juno. The next thing from Sundance. C'era chi lo indicava come il nuovo Little Miss Sunshine, ma per fortuna non lo è. Dico per fortuna perchè a me Little Miss Sunshine non è che sia piaciuto poi così tanto tanto: si ha dei momenti esilaranti, il personaggio di Steve Carrell è interessante, ma la storia e la messa in scena non mi ha colpito più di tanto tanto. Non saprei dire per quale motivo preciso, non sono un critico cinematografico, dico quello che penso in base a sensazioni, a quello che mi viene ispirato a pelle, e Little Miss Sunshine era gradevole, ma niente di così eccelso come si voleva far credere.
E niente di così eccelso non lo è pure Juno, in fondo in fondo. Tutta colpa di un finale che si slaccia un po' e ne fa perdere un po' l'energia. Peccato perchè fino a ben oltre la metà del film era tutto così quasi-perfetto che stentavo quasi a crederlo: in primis i dialoghi secchi e ironici di Ellen Page, sparati ogni due minuti contro chiunque gli passasse davanti; le citazioni musicali non banali, anche se devo ammettere di aver sentito una fitta al cuore, come una specie di pugnalata alle spalle, quando la nostra eroina ha urlato che i Sonic Youth sono solo rumore (ma forse lo dice solo spinta dalla rabbia del momento, non lo pensa davvero... non lo può pensare sul serio); magliette che avrei rubato all'istante dal set del film, se mai mi ci fossi trovato per magia (da rubare tutto l'armadio dei futuri genitori del pargoletto: lei per riverniciare una camera porta una t-shirt degli Alice In Chains; lui, in un'altra scena, indossa la maglia di Superunknown).
Fino ad un certo punto, che non svelo per correttezza nei confronti di chi ancora non lo ha visto, Juno non è un film indipendente: è IL film indipendente, anche se di indipendente, a livello di cast c'è ben poco: Ellen Page (è la neo star ma si era già vista in X-Men III in un ruolo non certo marginalissimo); Jennifer Garner (Alias e tutto il bottino cinematografico che ne seguì, Elektra a capeggiare il tutto); Jason Bateman (bravissimo, ma dopo Arrested Development lo si vede ovunque: Mr. Magorium e la bottega delle meraviglie; Dodgeball; Starsky & Hutch); J.K. Simmons (il direttore del giornale di Spiderman fatto persona). Ma questo è la normale moda di etichettare qualsiasi cosa (la vaga rima non era voluta). Se ci sono effetti speciali è hollywoodiano, altrimenti è indipendente. Sono lontani i tempi di Me and You and Everyone We Know.
Il pollice è comunque ben alto per Juno, assai meglio di Little Miss Sunshine in quanto a ritmo, simpatia, e battute. Se avete amato il viaggio della piccola aspirante miss California precipitatevi a vedere la gravidanza della giovane Juno: vi stregherà.

Giudizio: Dvd



  • Cinema ==> Da vedere assolutamente, correre al cinema

  • Dvd ==> Da vedere, ma si può aspettare il noleggio

  • Tv ==> Niente di esaltante, se proprio si deve vedere aspettare il passaggio in tv

  • Passeggiata ==> Perdibilissimo. Andate pure a fare una passeggiata.. anche sotto la pioggia

Segui la corrente...

Dentro...dicesti che c'era qualcosa dentro, e che niente sarebbe stato capace di tirarlo fuori. Tutto sembrava così vuoto che pure la pelle pareva essere stata spazzata via. Invece era semplicemente bruciata, così bruciata che difficilemente riuscirò mai a dimenticarlo.
Avevi ragione. C'era qualcosa dentro, e si aggrappava con baci e carezze per non uscire. Era come se avesse paura di quello che avrebbe potuto trovare. E allora gridava, e lanciava urla in luoghi immaginari, che io e te non potevamo vedere ma che potevamo distruggere.

"Vieni. - Dicevi. - Vieni con me, se hai il coraggio. Tu lo sai che io ti amerò fino alla fine, come se tu fossi l'unico, come se i minuti non esistessero, e non mi ricordassero di quanto stupide siano le parole che ho appena detto." Mi guardavi e non tremavi. Rimanevi davanti a me: ferma, decisa, e il domani era lento ad arrivare, così lento che sembrava non arrivare mai.

Tutto ora ha l'apparenza di una enorme, mastodontica, ombra celebrale. Una di quelle che cadono insieme alla pioggia quando un altro momento muore, o si infrange solamente nel freddo del presente. Niente è fatto per durare in eterno, ed anche se ora te non fai altro che piangere, dovrai pur renderti conto che tutta questa corsa non è altro che una marcia verso il giorno in cui te ne andrai. Così te, così io: così come ogni altra cosa.

"Se davvero pensi questo, come mai rimani notti e notti a guardarmi dormire? - Il freddo parve avvolgermi più delle tue parole. - Sii coerente almeno una volta nella tua vita: nessuno può spiegare questo, quello che c'è tra me e te voglio dire... non lo so spiegare io, così come non lo sai spiegare te. Quindi, per piacere, non tirare in ballo qualcuno più grande di noi, o di chiunque altro: nessun'altro ne sa un cazzo più di noi. Dobbiamo solo trovare le parole giuste per... per dargli un senso... un significato."
"Tu credi davvero che queste parole esistano?"
"Non lo so, ma se non dovessero esistere sono pronta ad inventarle; a partorirle io, se necessario."

E' questo che stai facendo ora? Porti in grembo il significato della nostra realzione? Ti prego, non rispondere. Lascia solo che la musica faccia la sua parte. Mi basta guardarti per capire quello che fino a qualche tempo fa non credevo possibile. E' per questo che adesso chiudo gli occhi, perchè voglio rimanere ancora per un po' in quel nostro privato sogno che pareva essere il mondo intero. Il nostro piccolo paradiso terrestre, prima che le parole venissero ad adornarlo oltre misura.

Ora, dove c'era una semplice strada, ora c'è un trono e seduta sopra quel trono ci sei tu. Ti guardo mentre splendi con la tua corona, e fai in modo di spazzare via ogni mia preoccupazione: porti in mano lo scettro della mia felicità, e lasci calare la notte sulla mia nuca.

lunedì 28 aprile 2008

Magnolia Mountain

I want to go to Magnolia Mountain
And lay my weary head down
Down on the rocks
On the mountain my savior made
Steady my soul and ease my worry
Hold me when I rattle like a hummingbird hummin'
Tie me to the rocks on the mountain my savior made

Lie to me
Sing me a song
Sing me a song until the morning comes
If the morning comes, will you lie to me
Will you take me to your bed
Will you lay me down
Till I'm heavy like the rocks on the riverbed
That my savior made

I want to be the bluebird singing
Singing to the roses in her yard
The roses in her yard her father grew for her
It's been raining that Tennessee honey
So long I got too heavy to fly
Ain't no bluebird ever gets too heavy to sing

Lie to me
Sing me a song
Sing me a song until the morning comes
And if the morning don't come, will you lie to me
Will you take me to your bed
Will you lay me down
Till I'm heavy like the rocks in the riverbed
That my savior made

We burned the cotton fields down in the valley
And ended up with nothing but scars
The scars became the lessons that we gave to our children after the war
But there ain't nothing but the truth up on the Magnolia Mountain
Where nobody ever dies
Steady your soul and ease your worry
They got a room for you

Lie to me like I lie to you
Calm me down until the morning comes
And if the morning don't come
Lie to me
Will you take me to your bed
Will you lay me down
All heavy like the rocks in the riverbed
That my savior made
For us

giovedì 24 aprile 2008

Scritto sul corpo


Perché è la perdita la misura dell’amore?

Dicesti: “Ti amo”. Com’è che la cosa meno originale che sappiamo dirci è tuttavia la sola cosa che desideriamo sentire? “Ti amo” è sempre una citazione. Non sei stata tu a dirlo per la prima volta e nemmeno io, eppure, quando lo dici tu e quando lo dico io, siamo come dei selvaggi che hanno scoperto due parole e le venerano.

È un errore sancire l’illogicità con un bacio, ma lo faccio sempre anche io.

Strano che il matrimonio, una manifestazione pubblica, aperta a tutti, apra la strada al più segreto dei legami, l’adulterio.

Le bruciai una per una in giardino, mentre pensavo come è facile distruggere il passato e come è difficile dimenticarlo.

L’esperienza mi ha insegnato che il tempo ha sempre una fine. In teoria hai ragione tu, hanno ragione i fisici quantistici, hanno ragione i romantici e i religiosi. Il tempo non ha fine. Ma in pratica tutt’e portiamo l’orologio.

Avevo recentemente imparato che un altro modo di scrivere INNAMORARSI è CAMMINARE SULL’ASSE.

In cucina Louise mi diede una cosa da bere e un casto bacio sulla guancia. Sarebbe stato casto se avesse subito ritratto le labbra, ma invece diede il bacetto di circostanza muovendo impercettibilmente le labbra. Ci volle circa il doppio del tempo necessario, che è comunque un tempo inesistente. A meno che non si tratti della tua guancia. A meno che tu non stia già pensando a una certa cosa e non ti stia chiedendo se anche qualcun altro sta pensando a quella certa cosa.

“Avremo una relazione?” disse.
Non è inglese, è australiana.
“No – dissi. – Tu sei sposata e io sto con Jacqueline. Sarà solo amicizia.”
Disse: “È amicizia.”
Si, è già amicizia, mi piace trascorrere la giornata con te in discorsi seri e senza senso. Non mi dispiacerebbe lavare i piatti accanto a te, spolverare accanto a te, leggere le ultime pagine del giornale mentre tu leggi le prime. È già amicizia e mi mancheresti, mi manchi e penso a te molto spesso.

Non si regala mai il proprio cuore, lo si presta di tanto in tanto. Se non fosse così, come potremmo riprendercelo senza chiederlo?

“Non vedi quello che vedo io.” Mi diede un buffetto . “Sei una fonte d’acqua chiara in cui gioca la luce.”

Comprai una bicicletta per coprire le venti miglia che separavano il bar dalla catapecchia che avevo preso in affitto. Volevo stancarmi tanto da non riuscire a pensare. Ma ogni giro di ruota era Louise.

“Devi dimenticarla.”
“Sarebbe come dimenticare me.”

“Posso dirti una cosa, tesoro? Le voglie non svaniscono con la stessa rapidità con la quale svanisce la bellezza. È una crudeltà della natura. Continuano a piacerti le stesse cose.”

Oggi ho trovato un suo capello sul cappotto. Il filo d’oro ha catturato la luce. L’ho avvolto attorno all’indice e l’ho tirato. In quel modo era lungo più di sessanta centimetri. È questo il filo che mi lega a te?

La passione non conosce le buone maniere.

Oggi le ferrovie inglesi mi definiscono “Il cliente”, ma preferisco il vecchio appellativo. “Il passeggero”. Non vi sembra che “guardavo gli altri passeggeri” abbia un tono più romantico e promettente che “Guardavo gli altri clienti sul treno”? i clienti comprano formaggio, spugne e preservativi. I passeggeri possono avere cose simili nelle valige ma non è il pensiero di quello che hanno acquistato a renderli interessanti. Un passeggero seduto davanti a me può rappresentare un’avventura. La sola cosa che mi accomuna al cliente davanti è il mio portafogli.

Jeanette winterson

martedì 22 aprile 2008

Change...

Sono in questi momenti che dovrebbe venir fuori la forza per fare qualcosa, e riuscire a cambiare lavoro.... in meglio, ovviamente.

venerdì 18 aprile 2008

-1

Come animale sciatti e sciocchi ci aggiriamo in terreni di cui ignoriamo i confini.
Annusiamo l'aria e imprechiamo al vento: tutto per il semplice motivo che non sappiamo dare risposte a domande che percepiamo vicine ma ancora non conosciamo.
Ne sentiamo l'odore, forse le intravediamo pure tra vaghe nebbie opache; ma non riusciamo a sentirle del tutto. Nonostante questo sentiamo il bisogno di colmarle, come si cercherebbe di colmare dei vuoti che si sono venuti a creare: con dei sassi, con della ghiaia... con qualsiasi cosa ci passi per le mani.
Tutto, purchè non ci sia il vuoto.

mercoledì 16 aprile 2008

The Dark Knight

Quando si dice "il doppiaggio rovina i film".....

Versione Italiana



Versione Originale


Ovviamente strameglio la versione originale, con una grande interpretazione, anche vocale, di Heath Ledger....

L'imperfezione è il nostro paradiso


Mi alzo per guardare fuori dalla finestra. Al di là dei tetti delle case di fronte vedo gli edifici bianchi e color crema raccolti sulla collina di Montmartre, tra alberi e giardini. Abbasso gli occhi sull’avenue Trudaine e vedo una ragazza, cappotto blu e cappello rosso, che corre con un cane al guinzaglio. Adoro tutto questo, questa vita allegra e straniera.

May mi porta il tè e il modo in cui fluttua, in cui sembra sfiorare le onde, mi fa venire in mente una sirena. Per un attimo mi chiedo che effetto fa essere un’artista. Come fa una donna a fare una sceta del genere? O è qualcosa che ti arriva come un dono dal cielo?

L’amore giunge all’improvviso, come la malattia.

Ma se accade qualcosa a qualcuno e il suo corpo diventa un guscio da devastare e da consumare, i medici non possono farci niente, e nemmeno l’amore.

Ovviamente il matrimonio non è la soluzione a tutti mali della vita. Se sei sfortunato, può portartene in quantità: le persone costrette a stare insieme possono diventare molto infelici.

Come si fa a portare avanti questa fatica di vivere? Ora questa domanda me la pongo spesso. Quando si comincia a vedere incombere la propria morte, la vita appare diversa, terribilmente netta e chiara.

L’alba si avvicina e il soffitto si tinge di azzurro cupo. Naturalmente sapevo, anche allora, che il matrimonio era qualcosa di più reale, più difficile di un pomeriggio romantico.

E quando ora la gente mi guarda, che cosa vede? Non possono sapere di quel lago in Pennsylvania, o di come un giovanotto se ne stava disteso sulla schiena e mi attirava a sé dopo aver letto per un’ora, mentre le nubi correvano verso sud.

“Quando saremmo tornati in America avrebbe dovuto prendere lezioni di disegno con me. Me l’aveva promesso. Volevamo comprare un pony.” A ogni frase colpisce il tronco, io cerci di afferrarle il braccio e di tenerlo fermo, ma lei mi spinge via. “Ora è morto e io lo odio. Non aveva il diritto di morire.”

Conosco altri desideri di May, quelli che non può dire, qualcosa su come l’amore potrebbe ancora giungere a lei in forma sorprendente, nel lampo di un’ala che fende l’aria, e il desiderio che le persone che ama (sua sorella, per esempio, e in modo diverso il terribile Degas) riescano a mantenere la rotta.

Nello studio di May l’aria diventa sempre più pesante. Immagino di aprire la bocca e di addentarla come se fosse un pezzo di pane.

Fuori dalla finestra, in alto, un gregge di nuvole bianche ha cominciato a dividersi in frammenti piumati.

Posso passare giornate intere in questo modo, distesa a letto, avvolta nel piumino che adoro quando sto bene e che ora mi sembra ruvido e sgradevole, assolutamente imperfetto, proprio come il mondo in ogni suo dettaglio.

Quando si è malati si ha un sacco di tempo per pensare. Troppo. Tutta la vita si accosta al capezzale, in visita, che sia benvenuta o meno. In alcuni momenti questa visitatrice sembra una figura mostruosa e deforme, accovacciata sul mio petto: si rifiuta di andarsene e mi presenta, un’immagine dopo l’altra, tutti i ricordi.

La malattia ha questo di meraviglioso. Se scompare, anche soltanto per qualche giorno, e si può fare nuovamente ingresso nel mondo, tutto brilla di purezza e intensità.

In giardino, al tramonto, dietro la nostra casa di West Chester, il suo visto che scintillava nel buio. “Lyddy!” Ho sentito qualcuno che mi chiamava da casa. L’ho guardato e l’aria tra di noi mi è sembrata diventare dolce e torpida. “Lyddy!”

L’aria dolce e torpida, tra noi si tendevano fili sottili che si ingarbugliavano e ci attiravano l’uno verso l’altra.

Una sera, a West Chester, sgattailando in giardino dopo una giornata passata a nuotare, ci siamo abbracciati per la prima volta, con violenza e avidità, nell’umida arioa estiva, con l’erba ricca e fragrante, il latrato di Nora, il nostro cane, che proveniva dal prato di fronte e le voci dei bambini che ci chiamavano: “Lyddy! Thomas!”


“Ti senti meglio?” Chiede.
“Oui, pour le moment.”
Lui medita sulle mie parole.
“Un momento può avere un’importanza enorme.”

Tutti noi abbiamo bisogno di qualcosa a cui tendere, qualcosa da cercare scavando, se necessario, da raggiungere strisciando a pancia in giù, nel fango e tra le pietre, per poterne toccare e comprendere anche una minima parte.

Ricordati di me, vorrei dire alla mia giovane nipote. Non lasciare che mi dimentichino. Non è questo che vorrei dire anche a May e agli altri? E anche a Edgar, che avevo sempre creduto crudele e la cui gentilezza scintilla, sotto una certa luce, come rapidi colpi di pennello intinto nell’oro, sulle sue spalle e sul suo viso, lasciandoti spiazzato.

Harriet Scott Chessman

lunedì 14 aprile 2008

Elogio della Mattonella

I prezzi variano clamorosamente dai 25 €/mq (quasi punte) fino anche a 120 €/mq. Ti conviene prendere un appuntamento (in qualsiasi posto tu vada) e perderci qualche ora perchè non ti rendi conto di quante cose devi prendere in considerazione. Fatti consigliare e vai anche un pochino a fiducia, perchè per quanto aperta e infinita possa essere la tua immaginazione non potrai mai sapere come può venire quel tipo di mattonella su una stanza. Mattonelle dalle bellissime sembianze diventano pacchiane o noiose se messe insieme; mattonelle che sembrano insulse, una volta montate in una stanza diventano bellissime a vedersi. Inoltre l'orientamento delle mattonelle varia da tipo di stanza a tipo di stanza. Per ogni mattonella ci sono "n" modalità di montaggio. Insomma armati di tanta pazienza e non ti fermare al primo negozio che trovi. Cerca la giusta soluzione qualità prezzo. Pensa anche a chi dovrà spazzare e dare il cencio in casa tua. Certe mattonelle sono impossibili da pulire per natura.

venerdì 11 aprile 2008

You Don't Understand Me

You don't understand me
But if the feeling was right you might
Comprehend me.
And why do you feel the need to tease me?
Why don't you turn it around,
It might be easier to please me.

And there's always another point of view,
A better way to do the things we do.
And how can you know me and I know you
If nothing is true?

What do you think that you are doing? (Ooo...)
Who is the fool, the fool
Or the fool that you are fooling? (Fool that you are fooling...)
And maybe I just don't see the reason (Reason...)
But in the core of my heart
Your ignorance is treason.

And there's always another point of view.
A better way to do the things we do.
And how can you know me and I know you
If nothing is true?

You think you know how I feel.
It's not that big of a deal.
There's no such thing, it's not real.
Oh...

You don't understand me.
But if the feeling was right you might
Comprehend me.
And I don't claim to understand you. (Ooo...)
But I've been looking around
And I haven't found anybody like you.

And there's always another point of view.
A better way to do the things we do.
And how can you know me and I know you
If nothing is true?

giovedì 10 aprile 2008

My Blueberry Nights


Dopo Eternal Sunshine Of The Spotless Mind trasformato in un misero e ridicolo Se Mi Lasci Ti Cancello, ecco un'altro esempio di come la traduzione italiana distrugga la poesia e il senso di alcuni titoli, strizzando un po' l'occhio al tentativo di portare più gente possibile in sala. La domanda è: quante persone sarebbero andate a vedere questo film se la locandina non avesse esposto le parole Un Bacio Romantico? Bisognerebbe chiederlo alle due ragazze che a circa metà film mi sono passate davanti, un po' scocciate e abbattute, per poi uscire dalla sala sbuffando per aver comprato il biglietto per un film che pensavano fosse tutt'altra cosa.
Film che tra l'altro non è male, gradevole anche se in effetti un po' lento, con inquadrature che cercano sempre di sottolineare una certa atmosfera, quella si romantica, e un sottofondo sonoro a punta di piedi che sottolinea alcuni momenti senza farsi notare troppo.
Nonostante questo non si può parlare di capolavoro. Alcune cosette che non vanno ci sono, a partire dalla storia che si vuole far credere come unica quando invece dà più l'idea di essere un film a due (tre, se si vuole essere generosi) episodi, legati tra loro dal personaggio di Norah Jones (brava, anche se non si capisce benissimo se l'aria stralunata del personaggio sia voluta o sia il normale risultato del debutto cinematografico). Molto bella la parte con Rachel Weisz e David Strathairn; più debole, molto più debole quella con Natalie Portman. Jude Law bello, per carità, ma sfruttato poco pochetto.
Comunque un film da vedere e da gustarsi, tenendo sempre in mente magari il titolo originale che, strano ma vero, un significato ce l'ha.

Giudizio: Dvd
  • Cinema ==> Da vedere assolutamente, correre al cinema
  • Dvd ==> Da vedere, ma si può aspettare il noleggio
  • Tv ==> Niente di esaltante, se proprio si deve vedere aspettare il passaggio in tv
  • Passeggiata ==> Perdibilissimo. Andate pure a fare una passeggiata.. anche sotto la pioggia

ps. Particina piccola piccola anche per Chan Marshall, alias Cat Power

London


martedì 8 aprile 2008

In viaggio per l'Europa

Un piccolo e breve bilancio:
2000 - Praga: Alluvione
2008 - Londra: Neve ad aprile

Solo Parigi e Dublino si sono salvate nel frattempo...

Beh, non male.

sabato 5 aprile 2008

Nudi e Crudi


Casa Ransome era stata svaligiata.
"Rapinata." disse Mrs Ransome.
"Svaligiata." la corresse il marito. Le rapine si fanno in banca; una casa si svaligia.

"Ma vi avverto: se è un vero topo d'appartamenti, ritornerà."
L'agente annuì con aria competente, anche a Leatherhead concordavano in materia.
"Ritornerà?" esclamò Mr Ransome con sarcasmo, guardando l'appartamento vuoto. "Ritornerà? E che cazzo dovrebbe tornare a fare?"

"Vi hanno davvero lasciato in mutande." commentò Croucher.
"No." disse Mr Ransome. "Si sono portati via anche quelle."
"Ma lei non pensa" gli domandò Croucher "che possa trattarsi di una specie di scherzo?"
"Me lo chiedono tutti." Commentò Mr Ransome. "Evidentemente gli scherzi non sono più quelli di una volta. Credevo che uno scherzo dovesse far ridere."

Sprofondata nel sacco di fagioli sul nudo parquet del suo ex salotto, Mrs Ransome scoprì di non essere infelice; si disse che questa situazione era più autentica e che d'ora in avanti avrebbero rinunciato al superfluo (naturalmente, fatti salvi alcuni comfort).

La gente, aveva concluso Dusty, può fare a meno di tante cose; il problema è che non riesce a non adare a comprarle.

"Le fa male?" disse Mrs Ransome.
"Mi ha fatto molto male," rispose il giovanotto "ma adesso sto mettendo la sofferenza in prospettiva. Ti tocca, prima o poi."

Alan Bennett

mercoledì 2 aprile 2008

In ufficio

La funzione per il calcolo del tempo disponibile per macchina/uomo se ne sta lì di fronte a me, con il suo complicato algoritmo che si tira su in memoria i vari impegni già schedulati e non più modificabili. Mi guarda, e sembra quasi sorridere compiaciuta del fatto che in un punto imprecisato di tutto quel codice si nasconde un errorino che non fa tornare i calcoli. Di sicuro è qualcosa di microscopico, una virgola, oppure una a al posto di un o. Lo so come vanno queste cose.
Passo il tempo a rileggere da capo a fondo ogni singola istruzione. Mi appunto su un foglio i vari valori che ogni singola variabile dovrebbe assumere in ogni singolo punto; ma proprio non riesco a tirarne fuori un bel niente. L'errore, quello stronzo, si è nascosto bene e sembra decisamente intensionato a non farsi trovare.
Poi, tutto ad un tratto, in ufficio si fa il silenzio completo. Non si sente neppure il ronzio della ventola dell'unico pc fisso nella stanza. Non vola una mosca. L'unica cosa che sento è la voce del mio pensiero che parla, e dice queste stesse parole.
Mi fermo. Cerco di ripetere a me stesso, in eterno, quello che sto pensando in questo preciso momento.
"Queste parole - mi dico - non si ripeteranno mai più. Neppure se tu riuscissi a registrarle in un angolino della tua mente."
Non le devo perdere.
Apro un file di testo, senza mai smettere di ripetermi ogni singola parola, ma la cosa comincia di secondo in secondo a farsi sempre più difficile, perchè ogni attimo che passa è una, due, tre, dieci parole in più da ricordare.
Scrivo di getto tutto quello che mi è passato per la testa. Lo butto già come se lo avessi sulle spalle, tipo una sacca e la dovessi appoggiare sul letto per poi aprirla e prenderne il contenuto.
Non so quanto sia sensato tutto quello che ho prima pensato e poi scritto. Ma non importa. Ho fissato per sempre una parte di quella scheggia che è il mio pensiero. Anche se il risultato è solo qualcosa di bidimensionale, mentre il mio pensiero è composto da almeno 6 dimensioni (luogo, tempo, persona, vita, realtà/irrealtà, trasversalità), è già qualcosa da cui partire per puntare verso l'impossibile.
Salvo il file di testo e torno al mio caro programma.
Non ho bisogno neppure di tornare con la mente nel contesto generale. L'errore è lì: chiaro, visible, limpido. Non si nasconde più, anzi: sembra guardarmi e salutarmi con la mano.

martedì 1 aprile 2008

Marzo 2008


“Non è nel potere della nostra volontà non desiderare di essere felici."


Nicolas de Malebranche