lunedì 10 marzo 2014

Sofia si veste sempre di nero

Più riguardo a Sofia si veste sempre di nero

Dell’Inferno nessuno le ha mai raccontato molto. Ha capito che i diavoli e le fiamme non esistano davvero, ma non cosa c’è al posto loro. Il brutto dell’Inferno le sembra proprio il non sapere com’è.

Di quanto fragili le sembrassero, da bambina, le presunte sicurezze della vita: le famiglie erano come sommergibili sotto il tiro di disgrazie casuali, bombe di profondità lasciate partire dall’alto dei cieli in una battaglia navale tra te e l’imperscrutabile volontà di Dio. 

A lei non piacciono il buio né il silenzio perché sono vuoti, ed è quel vuoto che la spaventa. Il temporale invece è denso e pieno, fatto di luci e suoni, vivo.

Non è proprio possibile essere liberi in un mondo governato da un dio?

Da allora cominciò a pensare che la gente va aiutata anche senza motivo, anzi soprattutto in quel caso, per il semplice fatto che qualcun altro ha aiutato te al momento giusto, come un debito che si trasmette tra chi allunga la mano e chi affoga, e che non finisci mai di saldare.

Le donne si costruivano un’immagine di te ed era quella che amavano, finché non si stancavano dell’immagine oppure l’immagine si discostava tanto dalla realtà da non essere più credibile ai loro occhi.

L’intelligenza non è saper fare, è saper imparare.

Se tu fossi Hakim Bey scriveresti questo in fondo al libro, che l’amore è la zona di autonomia più temporanea che ci sia.

Roberto, che aveva appena cominciato a morire, si convinse di esser un uomo semplice in mezzo a donne complicate: a lui bastava davvero poco per stare bene.

Qualcuno doveva pur averla guardata attraverso l’obbiettivo, ma dentro le foto Sofia era sempre sola.

Paolo Cognetti

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