lunedì 27 aprile 2009

Guarderemo film in Egitto, o a Londra [Spagna]

Con il pesce andrebbe il vino: bianco; con la carne il vino: rosso. Ma dopo antipasto e chiacchiere, mille aneddoti sfortunati, asfaltati su terra battuta non di campo, rosso come il gioco, come il vino, con budella tese a raccogliere voci squillanti, in due minuti due, arriva il primo: di pesce. E il secondo: di carne. Parliamo di quando andremo a vedere le piramidi e l'Egitto, non quest'estate, ma a diciotto anni. Una vacanza retroattiva, attivando la nostra macchina del tempo, una forza leggera sulla leva meccanica che punta agli anni, un display per il giorno, la data, il mese, l'orario, i minuti, e pure i secondi. Un viaggio che slitta di qualche istante tra il prima e il dopo: fuori sincrono perché abbiamo perso del tempo, in un viaggio nel tempo, proprio nel viaggio. La materia ci ha inghiottito, o ci inghiottirebbe. Einstein si butterebbe tra lingue di fuoco pur di morire, invece finirebbe congelato. Mi tuffo così, nudo come non sono mai stato fino ad ora, in questo stagno, lago, ruscello gelato, che è il nostra viaggio immagianario, quello tra le sabbie del deserto. Visito assolate giornate di primavera, vestito con un turbante bianco a coprirmi il cervello dal mio mal di testa. Cavalco su cammelli così insicuri nei loro passi, un'ondeggiare discontinuo e non ritmato, tra il davanti e il dietro e il laterale, destro sinistro. Mi innamoro di questa strana guida che traduce per me i geroglifici disegnati ed impressi a forza nelle pareti delle cripte. Ci nascondiamo dal sole, per l'ombra e l'aria avvizzita di un vecchio chiuso da millenni, nei canali nascosti e non scoperti delle piramidi. Con le spalle agli stretti corridi ci spogliamo dei vestiti, della pelle, delle parole, delle traduzioni e dei sospiri. Le bacio il collo, scuro abbronzato da quando era bambina, scostandole i capelli folti e neri, densi come il petrolio. Lei allunga le testa verso l'alto, mi fa spazio, scoppiando in un gesto esplosivo e muto, trattenuto appena, porta il piede scalzo dagli stivali sul mio culo. Vorrei essere seppellito in questo modo, mummificato in posizioni tali e quali a questa, mentre formiamo un calice da cui bere, da cui dissetarci ognuno della saliva dell'altro. La sua, compatta, mi entra in bocca come un liquido argenteo e fuso. Tu ci ritroveresti anni, secoli, o millenni dopo, alla fine di ricerche enstenuanti, in restauri di fosse comuni, pozzi delle anime. Ci ritroveresti neri come fossili, fragili e allo stesso tempo solidi.
Al mio ritorno invece vengo a sapere che tu sei stato in Spagna, o a Londra; oppure hai trapiantato Londra in Spagna, cambiando tutti i segnali stradali della city e traducendoli in catalano. Hai insegnato alle persone spaesate a parlare la lingua di Cervantes, annodando la loro lingua con la tua, con la sua, quella di Cervantes. A chi ti chiedeva dove erano i mulini a vento? tu hai indicato un labirinto complicato un vasto insieme di vene e canali, avvitati assieme da brugole sempre più piccole e sottili, fino ad arrivare ai capillari e ad annodarsi nei capelli. Hai passeggiato tra le strade delle corride sotto una pioggia ad intermittenza, si no, sole nubi, guardando di tanto in tanto la crepa che si apriva sotto i tuoi piedi, mentre i tori ti rincorrevano a Pamplona, cavalcati dallo spirito di Hemingway; oppure l'ombra dei Pirenei, le tempeste di cavallete trasportate dall'Africa fino a Tenerife. Le cavallette! Un'invasione di cavallette!
Avrai mille amanti e mille altre ti guarderanno con ardore. Bacerai le giovani labbra sulle spiaggie mediterranee, mentre il desiderio ti bagnerà i piedi, con occhi famelici di altra gente a te vicina. Ascolterai lo scorrere del giorno, lo stridere grigio perla della luna sul cielo notturno, e ti dimenticherai di me, ad ammuffire tra i canali misteriosi delle grandi piramidi d'Egitto. Io e la mia guida, saldati in un amplesso senza tempo. Ci verrai a liberare solo ai tuoi diciotto anni, dando un senso a tutto questo viaggio, liberando la realtà e sciogliendo i nodi di poco senso. I viaggi intorno al mondo, quelli si, ma non dirmi i viaggi contro il tempo, ti prego: non esistano e non esisteranno mai, altrimenti l'universo collasserebbe su se stesso. Mi diresti.

Saremmo stati degli sciocchi, se non avessimo approfittato di tutto questo.
Mi diresti.
Saremmo stati degli sciocchi, se non avessimo approfittato di tutto.
Mi diresti.
Tu e il tuo tesoro inestimabile a tuo fianco.

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