mercoledì 17 aprile 2013

Il grande e potente Oz

È abbastanza facile capire la natura di questo nuovo Il grande e potente Oz, basta notare che a produrlo è la stessa persona che stava dietro ad Alice in Wonderland. In entrambi i casi la domanda da porsi è essenzialmente: si sentiva davvero la necessità di fare questo film? Per quanto riguarda il lavoro tratto dalle opere di L. Frank Baum, ovvero questo filmetto targato Sam Raimi, in effetti una certa curiosità di cosa fosse successo prima de Il mago di Oz del 1939, almeno per le mie memorie di bambino, c’è sempre stata, anche perché la pellicola con Judy Garland e le sue scarpette rosse prestava molto il fianco a un possibile prequel e lasciava ampi spazi di manovra. Quindi, almeno per questa iniziale domanda, si, alla base Il grande e potente Oz ha più senso di esistere di Alice in Wonderland.
Dopo aver chiarito questo dubbio bisogna capire se poi tutto il lavoro che sta dietro a un film sia stato svolto diligentemente, almeno da rendere il suddetto film apprezzabile. Sotto questo aspetto mi viene da dire che alla fin dei conti, la pellicola di Raimi e quella di Burton più o meno si eguagliano. Esci dalla sala con la stessa sensazione di avere assistito a uno spettacolo messo su soprattutto per strizzare l’occhio agli spettatori che hanno già visto le storie precedenti. Anche in questo caso si rivedono luoghi cari, si incontrano personaggi che poi verranno ripresi in uno sbalzo temporale passato più avanti, e ci sono dei piccoli omaggi ad altri aspetti già visti.
Il tutto condito da un cast stellare dove James Franco sembra gigioneggiare in modo svogliato, Rachel Weisz intenta a svolgere diligentemente il compitino, una candida Michelle Williams che pare camminare sulle uova, uno Zach Braff liquidato velocemente (almeno a livello visivo), e una Mila Kunis che alla fine sembra essere l’unica che crede un po’ più seriamente a tutto il progetto.
Il film si lascia comunque vedere, nonostante il 3D sia veramente fatto male (almeno nello spettacolo a cui ho assistito, era tutto quanto molto scuro e i colori tendevano a sparire), sfoggiando dei bellissimi abiti di scena e scenografie colorate che in 2D molto probabilmente dovrebbero essere sfavillanti. Si, ok, ma per il resto forse avrebbe fatto bene una virata un po’ più indipendente dal film del ’39 e magari anche un protagonista un po’ più in palla (nel doppiaggio italiano tra l’altro non si capisce mai se il personaggio urla o ride).

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