mercoledì 25 marzo 2009

L'uomo in libreria

Questa settimana mi sono innamorato in libreria. Mi capita sempre più spesso di recente. Sarà per il fatto che mi piace starmene senza pensieri, come fuori dal tempo, a passeggiare tra gli scaffali, prendere in mano libri sconosciuti e curiosare un po' tra le prime pagine; oppure è il mio stato d'animo, le situazioni di questi giorni e di quelli passati che fanno si di attivare qualche mio speciale recettore. E' una questione di chimica, mi dice sempre P. quando parlando con lui cercando di spiegare alcune cose misteriose di me stesso, a me stesso. Non lo so.
Lui era in piedi, di fronte allo scaffale delle novità. Non era né particolarmente bello, né particolarmente appariscente. Il fatto poi che avesse per le mani un libro che non consideravo un capolavoro non aiutava certo. Con il passare degli anni mi sono accorto di essere attratto sempre di più da persone che hanno una certa ricercatezza nei gusti, che tentano in qualche modo di trovare qualcosa di particolare e nuovo. Lui, questo perfetto sconosciuto con in mano l'ultimo bestsellers inventato dalla pubblicità, non sembrava certo far parte di quella ristratta cerchia di individui che potessero attirare la mia attenzione. Lo stavo giusto per ignorare, come voltando una pagina noiosa e troppo lunga, quando ad un tratto è successo qualcosa che lo ha illuminato di una luce particolare: con le mani curate, unghie tagliate alla perfezione e pulite, senza alcun graffio o ruga, si è portato una ciocca di capelli ribelli dietro l'orecchio destro. E' bastato questo per ruotarlo come di trecentosessanta gradi e farmelo vedere da tutt'altra prospettiva. Sotto i miei occhi si è trasformato silenzioso e avorio. Come se non me ne fossi accorto prima ho visto le sue spalle ampie nascoste sotto la giacca marrone, il suo fisico che lo rendeva simile ad una statua, la sua barba incolta, ma non come la mia, però proprio come la vorrei io.
I suoi occhi scivolavano veloci sulle righe della parole, sulle stampe del libro che aveva per le mani. Sembrava indeciso sul comprarlo o meno, ed io volevo quasi quasi andare da lui e sciogliere qualsiasi suo dubbio. Volevo appoggiargli una mano sulla spalla, anche solo per sentirne lo spessore, per tastare i muscoli sottopelle; attirare la sua attenzione e dirgli di lasciare perdere, che quel libro se lo avesse mai comprato si sarebbe rivelato un'emerita stronzata, qualcosa di esile e di infinitamente puerile, così tanto da fargli venire l'orticaria. Lui mi avrebbe guardato per cercare una spiegazione, ed allora, quando avrebbe voltato la testa verso di me, avrei potuto guardargli finalmente gli occhi, e mi sarei potuto perdere ancora.
"Sei incostante." La voce di P. esce dal bagno leggermente attutita dalla presenza della porta socchiusa ma non aperta del tutto.
Mi sarei aspettato qualsiasi commento, ma non certo questo. Mi ero quasi già rassegnato alla sua solita critica sulla mia scarsa capacità di comunicare, di buttarmi. Avrei potuto reggere per l'ennesima volta la sua voce che mi chiedeva sul filo dell'incazzatura per quale motivo non fossi andato veramente da lui, da quel perfetto estraneo, e non lo avessi davvero abbordato, invece di fare tutti questi stupidi giochetti di supposizioni nella mia mente per poi venirli a raccontarglieli.
Vado verso il bagno e apro la porta. P. è di fronte allo specchio con un'asciugamano legato in vita. La faccia nascosta dalla schiuma da barba, e il rasoio ben stretto in mano mentre tiene il meno in alto e decide da dove iniziare. Ha il fisico di un ex nuotatore, di chi ha passato la sua adolescenza a scolpire gli addominali e i pettorali, ma poi ha lasciato che l'adolescenza si portasse via tutto quanto.
Quando si accorge di me si volta, senza imbarazzo o alcun timore. Fossero queste, le cose di cui si dovrebbe vergognare.
"E' inutile - mi dice - che tu mi guardi con quello sguardo da cretino: sei incostante. Per questo non ci siamo mai innamorati sul serio, noi due."
"Intendi noi due come singoli? Io di qualcun altro e te di qualcun altro; oppure..."
"Noi due. Tu ed io. Innamorati l'uno dell'altro. Non è mai successso perché, almeno io, avevo una fottuta paura che tu mi spezzassi il cuore, che mi riducessi ad uno straccio."
Inizia a farsi la barba, guardandosi allo specchio, come se niente fosse; come se quanto appena detto non pesasse come un macigno sul mio petto, e su tutto quel momento che sembra stirarsi in eterno tra il nostro passato e il nostro futuro.
"Cosa intendi dire?"
"Intendo dire che non hai la capacità fisica di mantenere la tua attenzione fissa su qualcosa per un periodo più o meno lungo, ma lungo, di tempo. Per quanto una cosa, o una persona, ti possa interessare sarà pur sempre un interesse a termine. Prima o poi arriverà qualcosaltro, qualcosa di più nuovo, più misterioso; magari una persona che ti guarda in modo strano, in modo diverso, capace di scalzare leggermente la cosa o la persona precedente, fino a sostituirla del tutto. Vedi ad esempio lo sconosciuto della libreria. Che fine a fatto, ora, lo sconosciuto che ti sedeva accanto al cinema tre settimane fa? O il tizio con cui hai parlato al concerto?"
Si volta a guardarmi, in attesa di una mia risposta. La faccia ancora per metà coperta dalla schiuma da barba.
"Non lo so." Mi accontento di quanto mi ha detto, anche se il mio cosa intendi era riferito a tutta'altro.