martedì 10 maggio 2011

La mia mela

Amavo le frasi con le quali si aprivano i romanzi. A volte trasmettevano l'intera atmosfera del libro, erano una specie di riassunto di ciò che ti attendeva se avresti avuto la pazienza di andare avanti. Mi afferravano le viscere, se lo stile narrativo era crudo, rovistando l'intestino da sotto a sopra con parole spigolose capaci di descrivere non solo situazioni estreme ma anche la loro sostanza, la stessa differenza tra vedere una bistecca e assaggiarla. Oppure scendevano silenziose dentro il mio stomaco, calandosi dalla bocca con un filo, o con il ritmo sinuoso della prosa, e una volta arrivate a destinazione cercavano di farsi spazio allargando le pareti attorno a loro.
Questo facevo quando entravo in una libreria: lasciavo ai libri di entrare a loro volta dentro di me. Ne prendevo uno, lo aprivo, ne leggevo non più di una pagina, e lo rimettevo a posto. Prendevo un altro libro, assaporavo le prima parole, poi lo chiudevo e lo lasciavo dove l'avevo preso. Poi ne prendevo un altro, e un altro ancora, e ancora, fino a quando non si faceva tardi ed ero costretto a tornarmene a casa.
Se un libro valeva la pena di essere letto, durante quelle prime frasi in intimità, a fior di labbra, riusciva comunque a farmi provare qualcosa, fosse questo qualcosa doloroso da morire, quanto una caduta di bicicletta da bambino, con il volto a strusciarsi sanguinante contro l'asfalto ruvido, o al contrario talmente armonioso da riuscire quasi a rendere soffice lo stesso asfalto sul quale cadevo ugualmente. Quando leggevo cercavo in qualsiasi caso la caduta. Detestavo le storie che non mi facevano sanguinare o non mi facevano guarire. Erano storie che mi lasciavano tale e quale a come ero quando le avevo iniziate. I romanzi, quelli veri, devono riuscire a cambiarti, anche se di poco, altrimenti sono solo frasi legate le une alle altre, senza motivo né scopo. Un libro deve accrescerti, mettere un mattoncino nella costruzione del tuo essere, insegnarti, oppure demolire, distruggere certezze, cancellare una piccola parte di te. Se non fa né l'una né l'altra cosa significa soltanto che il suo unico obbiettivo era compiacerti, e questo, ti posso assicurare, non è mai un bene.

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