giovedì 29 ottobre 2009

Le mie mani

GATE 24
Hairdressing

I chirurghi per prima cosa si lavano le mani. Sempre. Minuziosamente con cura dei dettagli, tra dito e dito, con il sapone bianco a fare bolle trasparenti. Noi invece, io più che altro, non ci disinfettiamo per nulla ed operiamo a cielo aperto, senza troppa cura dei pazienti che alla fine siamo noi, stessi, che ci sdraiamo sui tavoli imbanditi per farci aprire e capire. Parliamo di antropologia come se stessimo studiando un corpo umano, alziamo parti psicologiche e dreniamo quelli che pensiamo siano fluidi di pensieri incosci, non dipendenti da noi, prendo appunti: facciamo cose in base al contesto, a quello che ci succede attorno. Chi ci spinge a fuggire, chi ad andare, chi a cambiare luogo posto e aria. E nel frattempo le mani non si fermano, si appoggiano a più riprese in luoghi e lidi migliori dove vogliono atterrare. Solo un attimo, un momento, dicono, giusto il tempo di sentire il calore, di far colare il caldo dalle punte giù dalle dita fino alle mani e risalire il braccio ed arrivare al petto. Ma a volte non ne dai il tempo, perchè le malattie ci usano come ponti per trasportarsi da un punto all'altro, siamo macchine per teletrasporto e non serve un bacio per infettare un nuovo malato, ma giusto un tocco. Diamo così un'importanza che io già davo, per il mio io, per queste mani che si sfiorano nel parlare nello scherzare, un modo una scusa sempre nuova per toccare, e i rimproveri divertiti per allontanare me e le mie mani, sorrisi fantastici a sbocciare su labbra, le tue. Mi torna in mente una canzone, con i suoi testi e la sua cadenza. Sospiro e respiro, vado a tempo, le mani, le mani già lo sanno, e mi spiegavi, per questo vedi amore non si fermano un momento e tremano così. Forse è questo il senso di tutto il movimento, perchè pensavo fino a ieri che le malattie si attaccassero con i baci, attraccando con la saliva tra lingua e lingua, ed invece ora mi hai detto delle mani e non ne fuggiamo più da questo pazzo rituale, io che tento di toccarti, innocente, prenderti per mano, appoggiarti il palmo sulle tue, non chiedo il permesso e come sanguisuga cerco di succhiarti il calore che mi dai, inconsapevole. Solo questo, giusto un poco, ma non vuoi ammalarti, e tu ritrai, cambi posizione, tono di voce, mi allontani. Forse è giusto, sia così. Ci baciamo con le mani, rimanendone scottati, il mio bacio sulle falangi, sui polpastrelli, un bacio per ogni dito. Sono bocche che non hanno labbra, sono labbra incastrate nelle impronte digitali, sono bramosie voluttuose, sono voli e paesaggi disegnati su movimenti di pianura: sono le mie mani che si muovono veloci, a fermarsi solo su di te, che si fermano alla ricerca solo quando una ricerca più non c'è, e si accucciano sulle tue perchè il nido e la casa, il calore migliore, oggi, c'è, non c'è.

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